Varvaglione 1921: the year of the centenary

by Annalucia Galeone 01/08/21
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La famiglia Varvaglione

The Apulian company is preparing to celebrate its century of life with innovative projects that look to the future.

This article is available in Italian only.

A Leporano, nell'antica Magna Grecia, Varvaglione 1921 si organizza per festeggiare solennemente i 100 anni della fondazione. L'azienda un tempo chiamata Vigni e Vini ha saputo mantenere il passo con i tempi, evolvendosi senza commettere l'errore di dimenticare di preservare l'identità territoriale e conciliare il rispetto della tradizione ammiccando alla modernità. 

È un piacere scambiare due chiacchiere con Marzia Maria Filomena detta Marfy, solare e sorridente, la primogenita di Cosimo Varvaglione, patron e agronomo, e sua moglie Maria Teresa Basile presidente del Movimento Turismo del vino in Puglia. Marzia e i fratelli Angelo e Francesca rappresentano la new generation. “Vi stupiremo - racconta Marzia - il 2021 sarà una data da ricordare, sono tante le idee in cantiere. Il cambio generazionale è un tema difficile: ho cercato di spiegarne i meccanismi e le modalità nella mia tesi nel master in economia. Nelle piccole realtà coincide con l'anima delle competenze, far parte di una famiglia vuol dire avere un punto di riferimento, cambio non significa cercare un proprio ruolo ma assumere la forza carismatica del capofamiglia, esserne all'altezza non è facile, soprattutto quando le cose vanno bene. Ho sempre voluto lavorare in azienda anche se non sapevo con quale ruolo, ho studiato per fare il revisore contabile e sono diventata il direttore marketing e la responsabile di alcuni mercati esteri; mio fratello Angelo si occupa della gestione dei vigneti e dei mercati del sudest asiatico mentre Chicca studia ancora, sarà la nostra futura enologa”. Per molto tempo Marzia ha praticato il basket professionistico, lo sport le ha insegnato cos'è il gioco di squadra, come si lavora in team e a saper apprezzare il valore aggiunto apportato da ogni membro dello staff. 

L'obiettivo di Varvaglione 1921 è fare vini di qualità eccelsa, approcciabili da un pubblico vasto nonostante la distribuzione sia solo concentrata nel settore Horeca. La filosofia e il canale e-commerce consentono di rendere il vino alla portata di tutti. Nel 2017, il Financial Times di Londra ha classificato Varvaglione 1921 tra le 500 aziende europee in rapida espansione. Gli ettari di proprietà sono 150, si aggiungono 135 in affitto e curati dai coltivatori affiliati, partner locali da oltre 30 anni; la cantina commercializza 4 milioni di bottiglie distribuite in circa 36 paesi nel mondo. Il fiore all’occhiello è la Masseria Pizzariello, struttura di grande valenza storica risalente alla fine del'600, simbolo dell’accoglienza familiare. 

Il primitivo di Manduria è il protagonista, alcune delle vigne vecchie erano un tempo curate da Papa Benedetto XIII, da lì oggi nasce la riserva, si allevano anche negroamaro, malvasia nera, aglianico, nonché bianchi quali verdeca, falanghina, malvasia bianca, fiano, chardonnay e sauvignon. 

La sostenibilità dalla campagna alla bottiglia è al centro dell'attenzione, soprattutto nella linea 12eMezzo, la più distribuita. La coltivazione biologica, non sempre certificata, è integrata con metodi produttivi innovativi, le stazioni meteo consentono di monitorare e valutare lo stato di salute delle piante, dicono quando e come concimare mediante una serie di parametri quali ad esempio i livelli di umidità del terreno e dell'irradiazione solare. Le capsule sono ricavate da fibre di canna da zucchero e assicurano la micro-ossigenazione, le carte per le etichette sono certificate FSC, un marchio che identifica i prodotti provenienti da foreste gestite in maniera corretta e responsabile secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici, insomma prevengono la deforestazione. Le etichette in fibra di cotone sono destinate a particolari linee produttive quali la 12eMezzo biologica e Papale linea oro. 

“La collezione 12eMezzo è il risultato di un progetto di grande appeal - sottolinea Marzia Varvaglione - in collaborazione con l’università di Udine abbiamo lavorato affinché, partendo dai vitigni autoctoni di origine pugliese, si mettessero in bottiglia vini con il medesimo grado alcolico. Da questo, che si attesta sui 12,5% vol., è derivato anche il nome di quella che è una linea che sta riscuotendo un grandissimo favore da parte dei mercati sia italiani sia stranieri. Ciò dà origine a vini freschi e innovativi che sono unici nel loro packaging e quando incrociano il mondo della moda nasce un'edizione speciale, stile dolce vita. Pied de poule per il gusto deciso del primitivo. Tweed per il gusto delicato del negroamaro. Pois per il gusto aromatico della malvasia bianca. Gessato per il gusto raffinato del rosé. Tartan per il gusto morbido della malvasia nera”. Nei prossimi mesi saranno lanciati nuovi piani per promuovere e valorizzare l'applicazione dei principi dell'economia circolare.

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