Vernaccia di San Gimignano, mistero buffo

di Riccardo Viscardi 14/03/19
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San Gimignano Crepuscolo

Una denominazione che potrebbe e dovrebbe fare quel salto di qualità che però ancora non vediamo, salvo piccole eccezioni.

Eccoci a San Gimignano a studiare anche quest’anno il suo mistero più grande: la Vernaccia. Ogni anno ci presentiamo all’anteprima del mese di febbraio pieni di aspettative, sperando che sia l’annata del decollo per questa denominazione bianca nel cuore della Toscana, ma quel quid che porta il vero stupore non arriva, manca quel colpo di reni che porta il saltatore con l’asta a volare oltre i 6 metri.

Il mistero è che il consorzio è molto valido, con la presidente Letizia Cesani attenta, il direttore Stefano Campatelli capace, con buone idee e molto stimato dai mass media, la comunicazione ben curata da Elisabetta Borgonovi. Anche il bellissimo libro sulla Vernaccia e il suo territorio che il consorzio ha pubblicato dovrebbe aiutare a innescare un circolo virtuoso, così come le campagne marketing in giro per l’Italia e non solo per promuovere il territorio. Iniziative tutte dense di contenuti e molto ben organizzate. Insomma il problema non è certo qui.

Il prezzo dello sfuso è il leggera crescita anche quest’anno dopo il salto in avanti avvenuto con l’annata 2017 a causa della produzione calata di oltre il 25%, fattore positivo anche questo in un’ottica di confronto con gli altri vitigni autoctoni italiani che non spuntano gli stessi prezzi. La redditività dovrebbe essere buona quindi. I mercati esteri sono stabili e quello interno pure, con la stragrande maggioranza del mercato italiano rappresentato dalla vendita in loco grazie agli oltre 3 milioni di visitatori della cittadina multi turrita.

Quindi tutto bene si direbbe, e invece c’è un “ma”, che è legato all’elevata variazione degli standard aziendali. Mi spiego meglio: è capitato che alcune aziende presentassero un anno un vino molto buono, sarebbe auspicabile che quel vino rimanesse ad alti livelli anche nelle annate successive per trasmettere il messaggio di un’avvenuta maturazione stilistica prima ed enologica poi, ma ciò spesso non accade.

Assistiamo anzi a rovinose cadute sia su quel vino che negli altri aziendali, un fatto veramente “buffo” e che accade solo qui. Nonostante gli oltre 10 anni di confronti in Sala Dante con produttori stranieri, sembra che i vignaioli non abbiano ben compreso i messaggi che in quella, e in altre sedi, gli sono stati dati, sia dai loro colleghi esteri che dai tanti giornalisti che negli anni si sono susseguiti nel guidare quelle bellissime degustazioni comparative.

Nel territorio abbiamo ormai delle gerarchie ben delineate con alcune cantine che mostrano vini di grande classe e sempre tra le vette della denominazione, ne vorremmo di più tutto qui.

Altro piccolo problema affligge da sempre le Riserve. In uscita abbiamo quelle dell’annata 2017 afflitte quasi tutte dalla “sindrome del legno”. Io non sono contrario all’uso del legno ma bisogna stare attenti, altrimenti il binomio vanillina-dolcino ad attacco bocca e il finale piatto per scarsa acidità e troppo alcol diventa un boomerang e una noia mortale.

Di seguito alcune segnalazioni di vini che ci fanno sperare in un futuro meno prevedibile. Per il nostro lettore e consumatore abbiamo una bella notizia: le Vernacce di San Gimignano buone costano mediamente meno rispetto a molti vini bianchi italiani e quindi scegliendo attentamente si beve molto bene senza svenarsi.

Vernaccia di San Gimignano Selvabianca 2018 Colombaio di S. Chiara

93/100 - € 13

Un’azienda ormai consolidata nel panorama sangimignanese e per noi leader della denominazione. Segnaliamo la Vernaccia Selvabianca 2018 anche per il suo strepitoso rapporto qualità/prezzo.

Da uve vernaccia, affina in acciaio sui lieviti per qualche mese. Paglierino con riflessi verdolini al naso mostra un leggero sentore balsamico di eucalipto e il fruttato della pesca e della nespola. Ottima la trama gustativa, con una progressione di gran classe grazie alla nota sapida importante e un’equilibrata alcolicità. Il leggero tannino della vernaccia ci fa approdare a un finale di rara piacevolezza.

Vernaccia di San Gimignano I Macchioni 2018 Casa alle Vacche

92/100 - € 10

Da uve vernaccia, affina in acciaio sui lieviti per circa 4 mesi. Paglierino brillante. Olfatto intenso di sottobosco invernale, con un tocco fruttato di pesca intenso e nitido. Fase gustativa di trama media e ottima progressione sulla direttiva salata leggermente tannica che ben compensa la trama del vino e approda a un finale raffinato e persistente.

 

Vernaccia di San Gimignano Riserva 2015 Panizzi

92/100 - € 19

Da uve vernaccia, matura 12 mesi in barrique. Paglierino dorato. L’impatto olfattivo ancora denuncia la maturazione in legno presentando note boisé, ma emergono profumi floreali di gelsomino e cenni di nespola matura. Buona la progressione gustativa, con il sorso fresco ed equilibrato e il finale gustoso lungo. Un grande classico.  

 

Vernaccia di San Gimignano Tropìe 2018  Il Lebbio

91/100  € 10

Da uve vernaccia, acciaio. Paglierino classico brillante. Olfatto complesso leggermente timido all’inizio ma intenso su note di nespole mature, eucalipto e fiori gialli. Fase gustativa giovanile, leggermente nervosa sulla nota salina ma molto accattivante e con un finale persistente e saporito.

 

Vernaccia di San Gimignano Lyra 2016 Il Palagione

90/100 - € 13

Azienda in crescita e con una gamma di prodotti equilibrati e performanti da qualche anno.

Da uve vernaccia provenienti dai vigneti di Montagnana. Permanenza sui lieviti almeno 10 mesi, il 10% matura in barrique. Paglierino carico ma brillante. Olfatto nitido abbastanza complesso su una leggera mandorla, una lieve speziatura che non infastidisce la nota di frutta gialla, nespole, pesche e litchi. Trama gustativa fitta ma non stucchevole grazie alla buona salinità e al tannino leggero e accattivante che sostiene la beva senza disturbare; buono il finale persistente.

Vernaccia di San Gimignano Vigne in Fiore 2018 Massimo Daldin Ca’ del Vispo

90/100 - € 12

La novità di quest’anno, un trentino alla corte della Vernaccia che finalmente ha preso in mano l’azienda di famiglia con un inizio molto positivo.

Da uve vernaccia, 70% acciaio, 30% botti di legno francese da 7 hl con permanenza 5 mesi sui lieviti. Giallo paglierino leggermente scarico. Olfatto timido ma pulito su note agrumate di lime, arancia gialla e un tocco di fresca balsamicità. Fase gustativa convincente, progressiva e succosa che non annoia grazie al bel tocco acido e salato che accompagna al finale saporito.

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