Bianchello del Metauro: quasi una riscoperta

di Vignadelmar 27/09/18
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Cartina comprensorio Bianchello del Metauro Marche

Una disamina attenta sulla denominazione del Bianchello del Metauro e sulle sue prospettive.

In occasione del Festival Internazionale del Brodetto e delle Zuppe di pesce di Fano (di cui ho parlato qui) ho avuto modo di conoscere Bianchello d’Autore, sodalizio fra alcuni produttori del vino bianco tipico delle colline alle spalle della città, il Bianchello del Metauro, e di degustare una bottiglia per ogni produttore. Ma soprattutto ho avuto la possibilità di fare una chiacchierata informale con i produttori per capire lo stato dell’arte della denominazione, approcciarne i diversi stili e verificarne gli esiti.

Poi però mi è venuta voglia di approfondire e allora ho proposto di fare una seconda tappa a Fano per assaggiare, di ogni produttore di Bianchello disponibile (quindi non solo quelli “d’Autore”), l’ultima annata in commercio per ogni categoria: base, superiore, passito, spumante. Ho proposto di degustare a bottiglie coperte, alla presenza dei produttori eventualmente interessati a un’analisi condivisa. Quindi, ci siamo ritrovati per due giorni attorno ad un tavolo a commentare ogni singola bottiglia. Solo alla fine di ogni tipologia abbiamo saputo da chi fosse prodotta ogni singola bottiglia.

È stato molto formativo: io a confrontarmi con i produttori sul Bianchello a tutto tondo, sulle vendemmie, sulle tipologie, sul mercato, sull’immagine e sul futuro. E naturalmente con loro e fra di loro, a discutere tecnicamente di ogni singolo vino, ripeto, a bottiglie coperte.

Devo dire che l’atmosfera inizialmente era un po’ tesa, ma subito hanno capito la mia voglia di dialogo e di farli dialogare. Dialogare con il bicchiere sotto il naso. A dirsi tutto ciò che ci passava per la mente, una specie di brainstorming, con la certezza assoluta che ogni singola considerazione venuta alla luce sarebbe rimasta al nostro interno. Io poi avrei deciso di scrivere ciò che mi pare, sui vini che più mi avessero interessato. L’esperimento è riuscitissimo: stanno pensando di farlo diventare un evento annuale di crescita collettiva al quale riuscire a far partecipare tutti i produttori della denominazione. Questa volta eravamo al 60%.

Prima di proseguire è giusto però che vi spieghi cosa sia il Bianchello del Metauro Doc. Si tratta di una denominazione piccolina, che il prossimo anno compirà 50 anni, tutta rivolta al retroterra fanese, dove l’uva bianchello, detto anche biancame o trebbiano toscano, trova un suo storico territorio di elezione. Il disciplinare della Doc prevede la possibilità di un taglio al 5% con la malvasia bianca lunga ma in coro i produttori presenti mi hanno detto che la denominazione è ormai vicinissima al 100% di bianchello. Un’uva che volendo è molto produttiva, arrivando agevolmente ai 140 quintali medi per ettaro, ma i più selettivi scendono mediamente fino a 90. Il Bianchello del Metauro Doc può anche essere declinato in Superiore, Passito e Spumante.

Lo sapete, a me piace raccontare di cibo e vino partendo da me, dai miei ricordi. E il Bianchello del Metauro è fra i miei ricordi più vecchi: a Fano, decenni fa, la faceva da padrone. Poi ha subito un lento declino per poi ricominciare a risalire la china. A me piace molto per questo suo essere facile (che non vuol dire semplice), beverino, limpido, brillante, quasi incolore. Servito ben fresco è il compagno ideale del brodetto, delle grigliate di pesce e comunque della cucina di mare tipica di questo spicchio di Adriatico.

Con gli anni, con la maggiore consapevolezza dei produttori, per il loro desiderio di produrre anche un bianchello più importante, si è passati anche al Superiore, alle ormai immancabili bollicine e alla versione passita. Devo dire che personalmente cerco ancora con sete assassina il Bianchello della mia infanzia, quello “base” e che questa ricerca di peso, alcol, colore e talvolta di legno, non mi convinca del tutto. Però è giusto che i produttori realizzino ciò in cui credono, il disciplinare lo consente e io me ne faccio una ragione.

Sull’uso del legno nel bianchello però vorrei spendere qualche parola in più. Lo sapete benissimo, spessissimo noi di DoctorWine combattiamo battaglie di laicità rispetto al nuovo credo tutto italico del no barrique. Lo facciamo perché pensiamo che le barrique, se scelte bene e usate meglio, possono servire moltissimo. Però il bianchello le sente molto, viene subito marcato, anche pesantemente. E allora mi permetto di invitare i produttori, se proprio vogliono usarle, a farne un uso leggero, sobrio, per un tocco morbido, appena percettibile, che non stravolga le caratteristiche storiche di questa tipologia.

Infine alcune considerazioni che spero siano importanti. Secondo me, almeno il bianchello base dovrebbe dotarsi di una bottiglia identitaria che valga per l’intera denominazione. Addirittura vado oltre affermando che dovrebbe avere il tappo a vite. Se la modifica del disciplinare per togliere quel 5% di malvasia è troppo lunga e complicata, lasciatela pure; ma in pratica lavorate solo con il bianchello in purezza, anche per il passito e per gli spumanti. Per i vini frutto di esperimenti più o meno filosofici, prima di immettere un vino sul mercato con la denominazione di Bianchello in etichetta, pensate se questo concorra o meno alla crescita qualitativa e identitaria dell’intera denominazione; altrimenti usate le denominazioni generiche.

Per concludere un giudizio complessivo: indubbiamente negli ultimi anni la crescita qualitativa ha avuto una bella spinta in avanti, anche grazie ad alcuni giovani produttori. Il Bianchello deve scrollarsi di dosso il peso di essere il fratello minore del Verdicchio, affrontando la realtà di essere vino ben diverso, che eccelle per le sue doti di scorrevolezza, di più basso tenore alcolico e facilità di beva. E per tutto questo essere un vino estremamente contemporaneo, anche per i prezzi che spesso sono ancora davvero molto bassi.

Questi sono i miei punteggi riferiti ai vini delle diverse tipologie, dei migliori seguono le schede con le note organolettiche.

Bianchello del Metauro Doc

- Bianchello del Metauro Crespaia Bianco 2017 Crespaia - 90/100
- Bianchello del Metauro Gazza 2017 Di Sante - 89/100
- Bianchello del Metauro San Cesareo  2017 Claudio Morelli  - 89/100
- Bianchello del Metauro La Ripe 2017 Lucarelli - 87/100
- Bianchello del Metauro Albaspino 2017 Fattoria Villaligi - 85/100

Bianchello del Metauro Doc Superiore

- Bianchello del Metauro Superiore Andy 2016 Fiorini - 90/100
- Bianchello del Metauro Superiore Chiaraluce 2016 Crespaia - 89/100
- Bianchello del Metauro Superiore San Leone 2017 Cignano - 88/100
- Bianchello del Metauro Superiore Piandeifiori 2017 Mariotti Cesare - 85/100
- Bianchello del Metauro Superiore Campodarchi Argento 2015 Terra Cruda - 84/100

Bianchello del Metauro Doc Passito

- Bianchello del Metauro Passito Auro 2015 Mariotti Cesare - 87/100
- Bianchello del Metauro Passito Monsavium 2010 Fiorini - 84/100

Bianchello del Metauro Doc Spumante

- Bianchello del Metauro Brut Pas Dosé Metodo Classico Morell 2012 Claudio Morelli - 87/100
- Bianchello del Metauro Brut Metodo Classico 2014 Terra Cruda - 86/100

Le schede di degustazione:

Bianchello del Metauro Crespaia Bianco 2017 Crespaia

Da uve 100% bianchello diraspate, biologiche certificate, vinificate in acciaio a temperatura controllata, trascorre poi alcuni mesi in acciaio. Classicissimo colore giallo paglierino molto scarico cui segue un naso molto vario e articolato di fiori bianchi, frutta matura e riflessi balsamici. Gran bella bocca mediterranea, di buon spessore e corpo, freschissima e di ottima persistenza. Oh, un bianchello chiuso con il tappo a vite, era ora!

Bottiglie 13.300.

90/100

7,50 euro Q/P

Bianchello del Metauro Gazza 2017 Di Sante

Da uve 100% bianchello da coltivazione biologica, non diraspate, vinificate in bianco a temperatura controllata per 15 giorni e affinamento sulle fecce fini. Colore giallo paglierino tipico, con un bel naso di frutta bianca matura e fiori freschi. Bocca di grande piacevolezza, buona complessità e persistenza. Chiama e richiama il sorso. Prezzo da encomio solenne.

Bottiglie 23.000.

89/100

5,50 euro Q/P

Bianchello del Metauro San Cesareo  2017 Claudio Morelli

Da uve 100% bianchello, vinificate in riduzione, protette dall’ossigeno per 15/20 gg e criomacerazione delle bucce fino a 12 ore. Trascorre poi alcuni mesi in vasche di acciaio. Questa è un’azienda simbolo del bianchello e si vede sin dal tipico colore paglierino con brillanti riflessi verdolini. Naso freschissimo, verde e di frutta bianca matura. Bocca fine, delicata, di buona persistenza e grande piacevolezza. Da bere a sorsate generose.

Bottiglie 30.000.

89/100

9,00 euro Q/P

Bianchello del Metauro Superiore Andy 2016 Fiorini

Da uve 100% bianchello non diraspate, biologiche certificate, portate a bassissima temperatura e poi vinificate in cemento e in tonneau nuovi di Allier, proteggendo dall’ossigeno. Trascorre poi sulle fecce fini, alcuni mesi sia in cemento che in tonneau. Classicissimo colore giallo paglierino dai riflessi verdolini. Naso interessantissimo, direi molto tipico con note intriganti di glicine e zagara. Bocca di sostanza, ricca, mediterranea, sorretta da un’ottima freschezza e da una beva compulsiva. Prezzo correttissimo.

Bottiglie 5.000.

90/100

12,00 euro Q/P

Bianchello del Metauro Superiore Chiaraluce 2016 Crespaia

Da uve 100% bianchello diraspate, biologiche certificate, vinificate in acciaio a temperatura controllata, trascorre poi 9 mesi in acciaio, sui lieviti. Classicissimo colore giallo paglierino molto scarico con riflessi verdolini, cui segue un naso potente, maturo, vario, di fiori bianchi e frutta matura. Bocca molto piacevole, dal sorso fresco, invitante, di buona complessità e maturità. Bottiglia chiusa con il tappo a vite.

Bottiglie 13.300

89/100

10,00 euro Q/P

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