Duca Sanfelice, la classicità calabrese a costo minimo

di Riccardo Viscardi 16/11/17
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Duca Sanfelice, la classicità calabrese a costo minimo

Una visita da Librandi si è conclusa con la verticale dello storico Duca Sanfelice Cirò Rosso Classico Superiore Riserva, a partire dalla prima annata, la 1983.

Durante una due giorni calabrese, abbiamo avuto modo di fare una degustazione verticale di un classico tra i classici, il Cirò Rosso Classico Superiore Riserva Duca Sanfelice dell'azienda Librandi, sicuramente la più nota della regione. Per anni ha portato solitaria in alto il vessillo calabro, una regione le cui potenzialità si stanno rivelando molto interessanti solo negli ultimi anni.

L’azienda è guidata da Nicodemo Librandi che, dopo la scomparsa del fratello Antonio, ha inserito nell’azienda la nuova generazione rappresentata dai figli e dai nipoti: Raffaele, Paolo, Teresa e Francesco. Gli investimenti sono ingenti e coinvolgono importanti istituti di ricerca italiani come San Michele all’Adige e l'Università di Milano. Le ricerche hanno riguardato i vitigni autoctoni con particolare cure alle famiglie di gaglioppo e ai diversi “piedi” sul quale immetterlo in funzione di terreni e del clima.

C'è stata proposta la verticale di questo vino, da sempre un must aziendale, cronologicamente il primo vino importante per l'azienda (nasce nel 1983), e non del più famoso Gravello che nasce invece nel 1988 e ha importanti saldi di cabernet, come imponeva lo stile dell'epoca. Vediamo allora alcune notizie sul Duca Sanfelice. Nasce da un'intuizione dei fratelli Librandi e di quel geniaccio di Severino Garofano, artefice dei grandi vini meridionali Italiani, che per la prima volta esprimeva il suo talento fuori dalla sua terra d’elezione (la Puglia). L'idea era di fare un Cirò da una selezione di uve aziendali che avesse una bevibilità maggiore dei contemporanei vini calabresi e meridionali, che fosse competitivo e costasse meno rispetto ai migliori vini toscani e piemontesi delle denominazioni concorrenti, i vari Chianti, Dolcetto, Barbera che all’epoca andavano fortissimo. Quindi un vino da sole uve gaglioppo e affinato esclusivamente in acciaio per un periodo che è variato nel tempo ed in funzione delle annate e dello sviluppo tecnologico e di comprensione del vitigno, poi un buon affinamento in bottiglia. Una formula semplice e vincente, per l’epoca una grande novità in Calabria. Il tutto proposto a un prezzo che anche oggi non supera gli 8-9 euro in enoteca.
Negli anni lo stile di base è rimasto invariato mentre l’aspetto olfattivo è diventato sempre più intrigante grazie alle migliori conoscenze della cantina sul vitigno. Dagli anni 2000 il consulente esterno è Donato Lanati, famoso enologo piemontese, ma il grosso del lavoro viene eseguito dalla famiglia Librandi e dallo staff interno. Abbiamo assaggiato tre annate degli esordi, anni Ottanta (1983-1985-1987), e le altre degli anni Duemila, per mostrare il cambiamento dopo l'ingresso di Lanati (2001-2005-2007-2010-2013). Abbiamo scelto quelle che ci hanno convinto di più.
Un'annotazione finale che riguarda le etichette. Come è evidente dalla foto, dopo una decina d'anni di vita del vino c'è stata una modifica nella grafica che pur mantenendo il ritratto caratteristico ha cambiato colori e layout. Qualche anno fa, l'etichetta è stata stravolta proponendo una grafica totalmente diversa e, a nostro parere, un po' banale. Ci auguriamo che l'azienda decida di tornare all'estetica iniziale, più legata alla storia e alla connotazione del vino.

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