Cirò Duca Sanfelice Librandi. Mare greco montanaro (2)

di Francesco Annibali 16/09/15
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Cirò Duca Sanfelice Librandi. Mare greco montanaro (2)

Proseguiamo oggi le nostre quattro chiacchiere iniziate ieri con Nicodemo Librandi, alla guida dell'omonima azienda che più di tutte si è data da fare per far conoscere il Cirò e i vini calabresi in Italia e nel mondo. E veniamo a parlare dei vitigni.

DoctorWine: Tannino importante, poco colore: il gaglioppo è nerello mascalese?
Nicodemo Librandi: Direi di no, anche se le similitudini ci sono, e io sono un grande fan del nerello mascalese. La struttura del gaglioppo è forse un po’ più marcata. Se lo si lascia macerare a lungo il Cirò richiede qualche anno di affinamento in più.

DW: Quali sono le principali caratteristiche in vigna e in cantina del gaglioppo?
NL: Si tratta di un vitigno che io amo particolarmente, ma che non è semplice da domare. Presenta alcune delle difficoltà, sia in vigna che in cantina, che si riscontrano anche nel pinot nero, nel sangiovese e nel nebbiolo.
In vigna, e soprattutto in età giovane, i grappoli tendono ad essere molto compatti, rendendo più difficile la maturazione degli acini interni: ragion per cui con le uve da vigneto giovane facciamo ottimi rosati. Oppure rossi da bere giovani. Per converso nelle vecchie vigne il grappolo diventa più spargolo e la maturazione ottimale, per cui in presenza di vinaccioli ben tostati si possono fare lunghe macerazioni per ottenere grandi rossi, molto longevi. Gli antociani estraibili sono costituzionalmente bassi, per cui il colore tende ad essere scarico, ma questo non è sinonimo di scarsa maturazione. Ancora qui torna quindi il discorso legato alla mancanza di comunicazione.

DW: Che differenze ci sono col magliocco? Non pensa possa essere una buona idea creare un omonimo di quest’ultimo vitigno, che rischia di essere costantemente confuso con il gaglioppo?
NL: Il magliocco è un vitigno completamente diverso dal gaglioppo. Ha un tannino più dolce, maggiore concentrazione e più colore. Se il gaglioppo, volendo forzare un po’ le cose, può essere considerato una sorta di incrocio tra nebbiolo e pinot nero, il magliocco trova le sua maggiori similitudini con il syrah.
Per quanto riguarda il nome non credo sia possibile creare sinonimi. Lo abbiamo sempre chiamato così, e a questo nome siamo affezionati.

DW: Che cosa è il Duca Sanfelice? Una selezione delle migliori uve o un cru?
NL: Si tratta in realtà di una via di mezzo. Le uve sono prese in buona parte dalla nostra azienda, in parte da una piccola rete di fornitori storici che conducono con grande abilità vecchie vigne ad alberello nelle zone più importanti della denominazione. Il Duca Sanfelice è quindi un’idea, è la nostra voglia di proporre un paradigma di come si dovrebbe fare un Cirò Riserva.

DW: Come va il mercato?
NL: Non ci possiamo lamentare. I nostri mercati di riferimento sono senz’altro quello calabrese e all’estero la Germania, ma abbiamo registrato una buona crescita nel resto d’Italia e negli altri mercati europei tradizionali. Gli Usa rappresentano ancora un ottimo sbocco, così come il Giappone. Ci sono poi i nuovi mercati che stanno registrando buone performance. Tra questi il Brasile, la Cina, Hong Kong e Taiwan.

Di seguito le schede dei vini degustati. Sono tutti da uve gaglioppo 100%. Vinificazione e macerazione sono in acciaio, così come l'affinamento che si protrae per 3 anni.

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