Mai sentito parlare della garofanata?

di Vignadelmar 19/03/19
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Terracruda Luciano Lombardi

Si tratta di un vitigno bianco indigeno marchigiano, praticamente scomparso ma che Zeno Avenanti propone nella sua azienda Terracruda.

Zeno Avenanti è una di quelle persone che mi è subito piaciuta: occhi azzurri trasparenti, sguardo deciso, poche parole misurate, idee chiare come le domande che ti pone e ai Cowboy preferisce gli Indiani. È un capo, un comandante, per questo l’ho subito soprannominato Toro Seduto.

L’ho conosciuto la scorsa estate a un incontro con altri produttori di Bianchello del Metauro Doc, ragionando con loro sullo stato dell’arte della denominazione e delle sue prospettive future. Lui, sua moglie, i figli Luca e Maria Vittoria, costituiscono un corpo unico. Decisi, volitivi  e testardamente impegnati a valorizzare la propria azienda vinicola, di pari passo con il territorio che vogliono rappresentare.

L’entroterra di Fano, nelle Marche, ha una lunga storia di agricoltura e viticoltura. Viticoltura che vede l’uva bianchello come predominante, poi sangiovese, aleatico, incrocio bruni e garofanata. Per conoscerne meglio i prodotti sono andato a trovarli lo scorso dicembre, in uno di quei fine settimana freddissimi, dal cielo terso, dove, dalle colline di Fratte Rosa lo sguardo si perde fino al Monte Nerone e al Monte Catria. La produzione aziendale non è enorme, pur vantando circa 20 ettari di vigneti, completamente dedicata ai vitigni autoctoni ed all’agricoltura biologica. Le etichette prodotte sono più di venti, forse troppe, con ogni vitigno proposto in differenti versioni, ad esempio con differenti usi del legno o del non uso dello stesso.

Fra le tante bottiglie stappate, ad un certo punto rimango colpito da una di bianco, fatto di un’uva autoctona a me completamente sconosciuta: la garofanata. Ed è appunto di quest’uva e del vino che con lei viene prodotto che voglio parlarvi. Chiariamo però una cosa, cioè che non è questo il loro vino di punta, che chiaramente è un Bianchello del Metauro, ma ve ne parlo anche perché è una curiosità, fatta con un’uva che ha rischiato l’estinzione e solo grazie al forte coinvolgimento aziendale con l’ASSAM delle Marche si è salvata ed è stata inserita nell’albo delle uve autorizzate della regione. Adesso ne viene coltivata un ettaro in questa azienda e un altro pochino in un’azienda vicino a Macerata.

Si, avete capito bene, in tutte le Marche la garofanata sembra viva solo in due aziende e coltivata su superfici davvero minime. I vigneti sono stati piantati dieci anni fa e dal 2011 al 2015 la bassissima produzione era incentrata sul passaggio in barrique. Poi l’enologo Giancarlo Soverchia e la proprietà hanno deciso di vinificarla solo in acciaio. Fino ad ora ne sono state imbottigliate quattro annate: 2011, 2013, 2015, 2017. Ho provato le ultime due e la torrida annata ’17 mi è piaciuta molto.

È stata proprio la risposta che quest’uva ha dato a un’annata caldissima a convincermi a scrivere questo pezzo. Perché dovete sapere che la garofanata nell’estate del 2017 è stata vendemmiata la seconda decade di settembre, ossia 20 giorni dopo il bianchello e anche dopo tutte le uve rosse, siano esse sangiovese o aleatico (nella 2015 fu vendemmiata nella prima decade di ottobre). Al netto dei blocchi di maturazione di alcune uve, tipici delle annate calde, sembra resistere bene alle annate caldissime, con risposte analitiche, gusto-olfattive e di grado alcolico, molto interessanti, per non dire notevoli. Naturalmente molto va ancora fatto, capito, testato e studiato, ma la speranza è che la sua coltivazione riprenda piede e si diffonda. Stando a quello che ho bevuto me lo auguro e ho suggerito a Toro Seduto di investirci sempre maggiori energie.

In azienda hanno una bella sala degustazione con un’intera parete a vetri che guarda i vigneti ed anche una casa colonica con 4 grandi stanze, davvero ben arredate, dove potreste alloggiare in regime di agriturismo.

Garofanata Igt Marche Bianco 2015 

84/100 - € 12

Da sole uve garofanata, con una resa per ettaro di 55 quintali. Le fecce fini, separate dal resto, hanno fermentato sui lieviti per 12 mesi in botti di rovere francesi, poi unite al resto della massa rimasta in acciaio. Malolattica non eseguita. Si presenta con un colore giallo paglia piuttosto intenso. Il naso è abbastanza bello, di frutta bianca matura, ma poco vario. La bocca è coerente, complessa con anche note speziate, una buona freschezza e dinamicità.

2800 bottiglie prodotte.

 

 

Garofanata Igt Marche Bianco 2017 

91/100 - € 13

Da sole uve garofanata, con una resa per ettaro di 45 quintali. Vinificato sulle proprie fecce fini, solamente in acciaio, per 12 mesi. Malolattica non eseguita. Si presenta con un colore giallo paglia piuttosto intenso con riflessi brillanti. Pur essendo frutto di un’annata torrida il naso è molto interessante e vario: spazia dalla frutta bianca matura, ai fiori bianchi, ad alcune conturbanti note speziate. La bocca è coerente, complessa, con una freschezza e relativa piacevolezza di beva che, unita ad una gradazione alcolica di soli 13 gradi, me lo fa piacere davvero molto.

2000 bottiglie prodotte.

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