Barolo e Brunello 2014

di Riccardo Viscardi 04/03/19
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Temporale fulmine calice di vino

L'analisi dei dati dell'annata 2014 dei due grandi rossi italiani, Barolo e Brunello di Montalcino, mette in luce le differenze tra le due denominazioni.

Per tanti anni la zona del Barolo è stata il fiore all’occhiello del vino italiano: ricerca, attenzioni in vigna, cantine ben organizzate erano i mantra che spinsero la zona alla fama mondiale. Un luogo con persone meravigliose che, seguendo una loro identità produttiva, si posero davanti a tutti e fecero da traino alla rinascita del vino italiano. Questa spinta si andò affievolendo verso la metà del decennio scorso, sebbene l’onda lunga di questo percorso ci stia dando ancora prodotti fantastici. Insomma i bravissimi ci sono, ma manca quella spinta propulsiva che mise la zona all'avanguardia.

L’annata di Barolo 2014 è stata abbastanza sotto media (esclusi pochi prodotti molto interessanti dei soliti noti) come ho già scritto; ciò nonostante i prezzi delle bottiglie sono in aumento (quelli dei produttori più affermati), il prezzo dello sfuso è costante e i prezzi del vigneto sono stellari. Cerchiamo allora di capire, dall'analisi dei dati (fonte il Consorzio di tutela), le cose come stanno. Dunque nel 2014 - annata che gli stessi produttori definiscono molto difficile e che mai rivorrebbero - sono stati prodotte dai 2067 ettari (tralasciamo le polemiche sulla posizione di alcuni) 12.745.000 bottiglie, a fronte delle 13.900.000 dell'annata 2013, ritenuta molto buona, mentre della 2012 - un'annata calda ben considerata dai produttori - ne vennero prodotte 13.286.000 bottiglie. Quindi una perdita di bottiglie, praticamente a parità di vigneto, di neanche il 9%. Vorrei ricordare che gli impianti di nebbiolo non sono mai molto fitti a causa della peculiarità del vitigno di avere le prime gemme non fertili. Gioverà ricordare alcuni dati meteo della zona nel periodo 15 settembre-15 novembre, considerato il periodo più importante per la preparazione alla vendemmia. Annoveriamo 30 giorni di pioggia, 16 di nebbie insistite e temperature raramente sopra i 20 gradi, che ci fanno comprendere perché i viticultori non amino l’annata.

Recentemente abbiamo avuto l’opportunità di assaggiare i Brunello di Montalcino 2014, assaggi che si sono succeduti a partire dalla manifestazione Barolo-Brunello di novembre, continuati dopo la manifestazione in svariate cantine, a fine gennaio al Consorzio di tutela per finire con il Benvenuto Brunello. Tralasciando come sempre i fenomeni, il confronto organolettico è stato impietoso: la qualità media del Brunello è apparsa molto più interessante. In virtù di questo abbiamo chiesto al Consorzio del Brunello i dati di imbottigliamento relativi al 2014. Ed ecco la differenza: i dati parlano di almeno il 30% in meno, inoltre moltissimi hanno rinunciato ad imbottigliare i singoli vigneti, i cru, a favore del prodotto annata. La produzione dovrebbe attestarsi su 6.500.000 bottiglie rispetto alle quasi 10.500.000 della precedente annata. Vogliamo ricordare che gli ettari di Brunello sono analoghi a quelli del Barolo, circa 2100, mediamente più fitti e senza problemi di sorta sulle prime gemme. I dati climatici nel periodo 15 settembre - 30 ottobre, periodo molto allungato per la vendemmia del sangiovese, parlano di 13 giorni di pioggia e 2 di nebbia sempre con temperature raramente sopra i 20 gradi.

Possiamo parlare di autocoscienza dei produttori, che hanno limitato la produzione per proporre al pubblico solo il meglio di questa difficile annata? Di questa presa di coscienza montalcinese si è accorta da tempo la stampa estera che sta dando molto più spazio alla denominazione toscana che, dopo anni di rincorsa, ora sembra più appetibile ai mercati, al pubblico e a chi fa comunicazione. Un cambiamento interessante che mi fa sorridere pensando a quando portavo a Montalcino tanti Barolo da far assaggiare agli amici produttori per fargli capire quanto fossero indietro. Forse adesso sarebbe il caso che qualche produttore di Barolo andasse a vedere cosa stanno facendo a Montalcino.

Il bello del vino è anche questo: una sana curiosità per le differenze.





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