Menzione o non Menzione?

di Riccardo Viscardi 25/09/18
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menzione geografica aggiuntiva

Le menzioni geografiche aggiuntive nelle Langhe e nel Roero (che sono in pratica sottozone) sono francamente troppe e forse andrebbero amministrate con maggior giudizio, soprattutto nelle annate difficili.

Ero veramente curioso di osservare il comportamento dei produttori di Barolo nei confronti dell’annata 2014. Gli assaggi degli ultimi anni in cantina sulla futura annata aveva dato rare suggestioni interessanti e generato tante perplessità, che si sono rivelate nella degustazione di Nebbiolo Prima, una manifestazione importante che è molto cambiata l’edizione 2018. La formula ci è piaciuta molto con seminari interessantissimi sulla viticoltura del nebbiolo, e sul rapporto del vitigno con i vari terreni presenti nelle tre denominazioni in degustazione: Barolo, Barbaresco e Roero.

Qualche riflessione in generale per i nostri lettori sulle tre denominazioni; per le valutazioni dei vini vi rimandiamo alla nuova edizione della Guida Essenziale ai Vini d’Italia.

Il Roero è la zona che negli ultimi anni ha inviato messaggi di grande fermento soprattutto alle nuove generazioni che si sono presentate sul mercato, o con nuove aziende oppure rivoluzionando le aziende che la famiglia possedeva da generazioni. Due le linee di questa crescita: una consapevolezza del proprio territorio e quindi la ricerca di uno stile proprio e più direttamente legato allo stesso, smettendo di scimmiottare, con risultati deleteri, la vicina Langa barolista; la seconda è una consapevolezza tecnica che ha fatto crescere in maniera autonoma i vini senza seguire le mode tecniche in voga negli anni passati. La carta delle menzioni geografiche del Roero è stata di grande aiuto per conoscere le notevoli diversità territoriali anche se ritengo siano troppe, ma il mercato - e spero anche i produttori - faranno una selezione più rigorosa. Un consiglio per gli acquisti, spesso e volentieri gli andamenti stagionali rispetto alla Langa sono molto diversi nel Roero quindi non valutate le annate in funzione di quello che leggete sulla zona del Barolo e del Barbaresco perché sono spesso fuorvianti. Un esempio classico di inversione della qualità lo abbiamo sulle annate 2012 e 2013.

Rimango perplesso sulla zona del Barolo a causa del ricorso continuo all’uso delle menzioni geografiche in etichetta anche in annate difficili come la 2014. Sebbene possa sembrare evidente che una menzione famosa e storica (sulle meno note spesso bisognerebbe tacere) faccia un vino di qualità superiore anche in una piccola annata, trovo poco saggio e corretto verso il consumatore imbottigliarla separatamente cercando sempre il massimo della marginalizzazione del prodotto. Perché il vino non sarà mai un vino indimenticabile. Ho apprezzato molto chi con l’annata 2014 ha convogliato tutto il meglio in un unico vino senza menzioni e lo ha proposto a un prezzo equo per l’annata e per la quantità prodotta, spesso inferiore di molto alla solita produzione. Un modo di proporsi al mercato che reputo saggio e premiante. Qualche eccezione c’è sui 2014 ma sono appunto eccezioni. Una volta, 30 anni fa questo comportamento commerciale era la norma e mi pare che abbia contribuito molto alla notorietà della zona e dei produttori. Purtroppo per noi consumatori questo atteggiamento premiante sta scomparendo.

Per quanto riguarda il Barbaresco poco da dire: ”niente di nuovo sul fronte occidentale” (che in questo caso non è occidentale, ma conta il concetto). Può essere un bene o un male ma si muove tutto molto lentamente intorno ai soliti noti sempre molto affidabili.

Per finire qualche osservazione sulla manifestazione. Pochissime testate italiane (solo 4) e largo ai rappresentanti esteri. Ottimo il clima conviviale sia tra i colleghi che con i produttori. Organizzazione perfetta fin troppo puntuale, visto che alle cene arrivavano prima i giornalisti dei produttori… ma questo solo per scherzare un po’. Unico cruccio la mancanza di alcune etichette molto importanti per il territorio, un peccato, ma gli assenti hanno sempre torto.





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