I vini di Leonardo alla Fattoria Dianella

di Livia Belardelli 30/05/19
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Fattoria Dianella celebrazioni vinciane

Dalla Fattoria Dianella di Vinci un omaggio a Leonardo nelle celebrazioni del cinquecentenario: una vigna con le “sue” uve e un pranzo con la “sua” cucina.

Il 2019 è l’anno di Leonardo, è evidente. Celebrazioni in giro per tutta Italia, dal nord al sud e, ovviamente, nel suo paese natale. Proprio qui, a Vinci, sorge Fattoria Dianella, la perla dei Conti Passerin d’Entrèves, che celebrano il grande artista ricreando a Vinci la Vigna di Leonardo.

Il 2 maggio, anniversario della morte, è stato il giorno per dar vita a questa nuova simbolica vigna all’interno dell’azienda Dianella. Le marze, cloni della malvasia di Candia della Vigna di Leonardo Da Vinci di Milano, gentilmente concessi per la prima volta dalla famiglia Castellini proprietaria della Casa degli Atellani, sono state così piantate nell’orto ornamentale di Dianella in segno di vita, rinascita e di eternità del genio nei 500 anni della morte.  

Luogo incantato Fattoria Dianella, una villa su un poggio in mezzo al verde, tra le acacie, i vigneti e i profumi della Toscana. Casa di campagna, villa splendida, cantina, parco, luogo dall’accoglienza squisitamente retrò, perfettamente gestito dalla vulcanica Veronica – come dice il suo enologo, Franco Bernabei, fosse per lei farebbe due vendemmie all’anno – e dal marito Francesco. La tenuta è a 40 km da Firenze, pochi minuti di auto da Empoli. 27 ettari di vigneto di cui la maggior parte a sangiovese (circa 20) che affondano le radici su di un terreno calcareo che infonde ai vini una grande freschezza.

Dopo la simbolica piantagione delle barbatelle, l’appuntamento è per un pranzo cinquecentesco davvero curioso.

Cosa mangiasse davvero Leonardo è difficile da sapere ma è probabile che fosse più o meno ciò che abbiamo mangiato noi. Una cucina fatta di ingredienti poveri, impreziosita di erbe di campo, frutta e fiori.

Si comincia con Gnocchi di pane con pesto di ortica in abbinamento a un vino quasi sconosciuto, l’Orpicchio. Biotipo di trebbiano, l’uva orpicchio era stata abbandonata dai mezzadri a causa della sua scarsa produttività, caratterizzata da grappoli e acini molto piccoli. In azienda ce n’è un mezzo ettaro da cui nasce questa prima piccola produzione.

Orpicchio 2016     

90/100 - € 30

Da uve orpicchio. Fermentazione in legno.

Giallo paglierino con leggere sfumature verdi. Naso di fiori gialli e frutta tropicale, mimosa, uva spina, erbe aromatiche, mentuccia e muschio. In bocca ha struttura e una spalla acida pronunciata, di buona sapidità. Chiude lungo su note fruttate e muschiate.

Si prosegue con Involtini alla brace ed erbette di campo, dove l’attenzione è riposta anche nella tecnica di cottura che è quella probabilmente usata ai tempi di Leonardo.

Il Matto delle giuncaie 2015   

92/100 - € 35

Da uve sangiovese. Matura in barrique per 12-14 mesi.

Rubino. Naso concentrato di prugne e more, china, cuoio, pepe, bastoncino di liquirizia e tabacco. In bocca è elegante, di grande equilibrio e sapidità, dal tannino morbido e ben integrato. Chiude lungo su frutta dolce e sensazioni speziate.

Con un’insolita e squisita Crema di miglio fritta con coulisse di fragoline di bosco e petali di rosa arriva l’abbinamento con la Malvasia dolce.

Dolci Ricordi Vendemmia Tardiva  2016

89/100 - € 30

Da uve malvasia del Chianti. Vendemmia tardiva.

Giallo ambra al colore. All’olfatto profuma di miele e zafferano, lime, albicocca e frutto della passione, erbe aromatiche e humus. In bocca ha buon equilibrio e buona spalla acida a renderlo dinamico e piacevole.

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