Gli autoctoni rossi del Conte d’Attimis Maniago

di Francesco Annibali 06/03/20
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Conti d'Attimis Maniago vigneti Buttrio

Assaggiando il Tazzelenghe e il Pignolo D’Attimis Maniago possiamo parlare di riscossa dei vitigni rossi indigeni dei Colli Orientali del Friuli.

Dici “Friuli” e pensi automaticamente ai grandi bianchi regionali: ai rossi fai un pensierino solo se sei friulano, oppure se sei davvero un grande esperto. Spiace dirlo, ma tra il colpevole disinteresse di cui sono stati vittima i vitigni bordolesi (che da queste parti sono tradizione ottocentesca) in terra italica negli ultimi 15 anni, e un certo disagio nel promuovere gli autoctoni, i rossi friulani stanno pagando la penombra in un limbo davvero immeritato. 

E non serve spendere per forza cifre esorbitanti: un buon Terrano, rosso triestino, vi colpirà al primo sorso con quella acidità ‘elettrica’, unica ma mai sgarbata. Oppure, per dirne un’altra: un certo Veronelli cinquant’anni fa poneva i Merlot del Collio e dei Colli Orientali alla pari del Brunello e del Barolo (lo sapevate?).

Oggi siamo proprio nel Colli Orientali, le colline della provincia di Udine, per la precisione a Buttrio, dal Conte Alberto d’Attimis Maniago: persona di non comune signorilità e produttore rilevante, non nasconde in alcun modo una forte predilezione per due grandi vitigni a bacca rossa autoctoni della sua zona, quasi annientati dalla fillossera a inizio Novecento: il tazzelenghe e il pignolo, che ha continuato a produrre tramite una propria selezione massale.

Il primo, ovvero il tazzelenghe, in dialetto significa ‘taglia lingua’ a causa della spiccata acidità dei vini che se ne ottengono: quasi scomparso (ne rimangono pochi ettari), è un vitigno che va fatto maturare per bene e che in cantina vuole il legno. 

Discorso analogo per il pignolo, con grappolo a forma di pigna (ma senza alcuna parentela con la famiglia dei pinot) forse il più importante autoctono in rosso della regione, che dalla sua può raggiungere strutture e livelli di tannino davvero molto importanti. Con una caratteristica comune: i grandi rossi del Friuli mantengono sempre una bella freschezza al palato anche quando salgono parecchio di struttura. Aspetto che dona una beva eccezionale anche alle bottiglie più ambiziose.

Friuli Colli Orientali Tazzelenghe 2012

92/100 - € 32

Da uve tazzelenghe appassite in fruttaio per 30 giorni. Maturazione in botti di rovere di Slavonia da 5 hl e in barrique di primo e secondo passaggio per circa 30 mesi. Rubino deciso, vivo, con pochi riflessi granati, di impressionante tenuta, il profumo è bellissimo, con erba tagliata, rugiada, tabacco bagnato e ciliegie “avvolto” in una nota affumicata. Il palato è vivo e corposo, con un tannino terroso che non scade in rusticità, il vino finisce sapido, su note di bacche selvatiche e grafite. Davvero molto lungo. Squisito.

Bottiglie prodotte 2.630

Friuli Colli Orientali Pignolo 2009

90/100 - € 36

Da uve pignolo appassite in fruttaio per 40 giorni. Maturazione in botti di rovere di Slavonia da 5 hl e in barrique di primo e secondo passaggio per circa 30 mesi. Rubino granato profondo, profuma di pepe nero e cacao amaro, su un fondo di ciliegie e una leggera nota erbacea. Se l’attacco al palato non è poi molto diverso dal Tazzelenghe, il finale è invece molto diverso, dominato da un tannino di straordinario spessore e dolcezza. La persistenza è lenta e cupa, fruttata. Da lasciare maturare in vetro ancora per qualche anno. 

Bottiglie prodotte 3.750

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