I portainnesti? Sono il cervello della vite

di Francesco Annibali 01/05/19
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convegno viticoltura sostenibile realtà e futuro tipicità fermo

Riflessioni sull’importanza dei portainnesti e soprattutto sulla necessità di lavorare per crearne di più adatti alla viticoltura attuale.

L’importanza dei portainnesti è spesso sottovalutata, in realtà non sono meno decisivi per la qualità del vino della varietà della vite innestata, anzi direi che sono il cervello della vite. Quelli utilizzati in viticoltura sono stati creati tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento come risposta al disastro della fillossera, è arrivato il momento di lavorare per crearne di migliori, come stiamo facendo all’Università di Milano”. Esordisce così il professor Lucio Brancadoro, docente di Agraria dell’Università Statale di Milano, ospite del convegno “Viticoltura sostenibile: realtà e futuro” organizzato dalla sezione marchigiana di Assoenologi a Tipicità di Fermo, a marzo.

“I portainnesti sono il più grande successo mai ottenuto in viticoltura dalla lotta biologica contro i parassiti, ma i tipi che utilizziamo sono pochissimi, cinque o sei, e nacquero per rispondere alle esigenze della viticoltura di cento anni fa, che era totalmente differente dall’attuale, condizioni meteo in primis. Sarebbe come montare motori di inizio Novecento sulle auto che circolano al giorno d’oggi”. Il problema - continua Brancadoro - è che “i portainnesti creati per sconfiggere la fillossera nacquero usando solo tre varietà di Vitis Berlandieri e due di Vitis Rupestris, quando le combinazioni possibili sono in realtà migliaia.” E oggi “i vecchi portainnesti spesso faticano a nutrire la vite, visto che hanno una disponibilità di acqua nettamente inferiore rispetto a cento anni fa. Cosa che spiega l’invecchiamento precoce di alcuni vigneti, e forse anche quello di alcuni grandi vini.” Per non parlare dell’azoto, “che è l’elemento più importante per la vegetazione della pianta, e la cui presenza e disponibilità nel mosto dipende soprattutto dal portainnesto.”

Al convegno ha partecipato tramite video il presidente Assoenologi Italia Riccardo Cotarella, che ha ricordato che la viticoltura di precisione “non è altro che quella che applica in campo le conoscenze date dalla scienza”, e che la viticoltura sostenibile “vuole difendere al contempo la salute dei consumatori e quella dell’ambiente, e che è un settore della viticoltura che si giova di una definizione condivisa”.

Jacopo Cricco di Ager Milano ha illustrato gli ultimi risultati della viticoltura di precisione, quali l’utilizzo di satelliti e droni per ottenere informazioni dettagliate su suoli ed esposizioni, al fine di poter creare mappe che aiutino a porzionare i vigneti in funzione dei vini ottenibili e prescrivano con precisione tutte le operazioni da svolgere in vigna.





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