Vino e Musica: Without Deception di Dave Holland e la Riserva di Querciabella

di Redazione 28/04/21
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Without Deception di Dave Holland e la Riserva di Querciabella

Il consueto appuntamento con le grandi recensioni musicali di AFdigitale.it curate da Diego Scardocci presenta Dave Holland con Without Deception. L’abbinamento proposto da Daniele Cernilli è con il Chianti Classico Riserva 2018 Querciabella.

 

di Diego Sardocci

Dave Holland, uno dei contrabbassisti più amati e poliedrici che la scena jazz possa annoverare, è la proposta musicale per la rubrica dedicata all’ottima musica e all’ottimo vino.

Dave Holland, Without Deception – Il disco

Strumentista dotatissimo e davvero istrionico, in grado di passare dal genere più spigoloso e sincopato a ritmiche vellutate e cantabili, Dave Holland è considerato maestro di quell’imprescindibile sostegno ritmico che il contrabbasso è in grado di puntellare con la sua caratteristica emissione. Musicista preparatissimo e dalla cavata potente, con questo disco mette sul mercato una piacevolissima ventata di stile che di questi tempi, che non vanno certo spiegati, è in grado di apportare un po’ di classe alla sempre più anemica produzione musicale.

L’unione con il magistero pianistico di Kenny Barron risulta strepitosa, con un interplay fantastico e spumeggiante già evidenziatosi nel precedente lavoro come duo dal titolo The art of Conversation (Impulse – 2014). In questo caso al duo si aggiunge un giovane batterista di vaglia – Johnatan Blake – il cui roccioso drumming aggiunge un connotato robusto ed efficace quale sottolineatura dell’interazione strumentale tra Holland e Barron. Si potrebbe dire che l’opera di Blake, assolutamente non ridondante come talvolta capita di ascoltare, ove batteristi fin troppo gravati da eccesso di personalità connotano esageratamente pezzi altrimenti piacevoli, è invece essenziale affinché il dialogo dei due più anziani compari sia evidenziato a dovere.

Il disco, davvero molto bello, parte con un pezzo di Barron caratterizzato da evidente sapore caraibico – Porto Alegre – cui il nostro sembra avere notevole affinità con il caratteristico sound. Introduzione notevole che vede Dave Holland e Blake unirsi in un caleidoscopico susseguirsi di note dove ciascuno ha modo di mettere in mostra le notevoli capacità stilistiche, soprattutto Blake, responsabile di un notevole e coinvolgente solo. In ogni caso, a prescindere dal notevole brano che funge da incipit all’album, le restanti composizioni sono altrettanto sapide e assolutamente coinvolgenti. Insomma, non certo un lavoro noioso.

Qualità sonora

Praticamente mai ho ascoltato un lavoro di questo grande strumentista caratterizzato da qualità sonora meno che eccellente, ed in questo caso si conferma l’altissimo profilo della presa di suono.

Alla fedelissima timbrica generale degli strumenti, ripresi con grande perizia dall’immenso James Farber, si aggiunge una scena sonora piuttosto ampia che consente di “vedere” i musicisti apprezzando la fisica posizione sul palcoscenico virtuale. Le risonanze della cassa armonica del pianoforte sono realmente risonanti e giustamente vibranti, conferendo al suono di questo difficilissimo strumento – per certi versi una vera bestia nera quando si tratta di catturarne il suono in tutto il suo splendore – il caratteristico alone percepibile negli ambienti più raccolti. Altrettanto può dirsi per la batteria, che vede ben riconoscibile il legno dei fusti, la cordiera del rullante ed il caratteristico tocco di bacchette, spazzole e mallets quando utilizzati sui piatti.

E il contrabbasso? E beh… ci mancherebbe che sia sotto tono, anzi, corposo come da tradizione del nostro, ove la tavola armonica si espande in ambiente con grande veridicità. Sornione talvolta, si rende comunque sempre ben evidente nel contrappunto a sostegno del fraseggio di Barron, una vera delizia.

Il vino suggerito da Doctorwine.it

di Daniele Cernilli

Corposo e agile allo stesso tempo, come il basso di Holland, e soprattutto "senza inganno", autentico, proprio come il titolo dell'album del Dave Holland Trio che è, appunto, Without Deception. Il vino da sorseggiare ascoltandolo dev'essere perciò un indiscutibile rappresentante di una tipologia, deve avere classe e struttura, deve possedere eleganza. Sembra l'identikit di un grande rosso dell'Italia centrale, equilibrato ma caldo e avvolgente, con qualche "cambio di passo" capace di stupire, come un pizzico di acidità che gli dà freschezza e bevibilità. Mi è venuto in mente un grande Chianti Classico, e nella fattispecie uno che ho assaggiato di recente.

Il Chianti Classico Riserva 2018 di Querciabella, che è una cantina che segue i principi della biodinamica, non usa prodotti di derivazione animale nella produzione, e rappresenta in modo splendido quell'autenticità della quale si parlava prima. E' prodotto con sole uve Sangiovese, matura in botti da 250 e da 500 litri per 15 mesi. Ha un colore rubino intenso, luminoso, profumi che ricordano la ciliegia, la viola e l'arancia sanguinella, con qualche accenno di spezie dolci. Un sapore deciso, con un'ottima tensione fra elementi di acidità, di astringenza e di avvolgente morbidezza alcolica. Un grande vino, autentico, elegante e che resta nei ricordi. In enoteca costa intorno ai 50 euro.





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