Modificato il disciplinare Montefalco

di Stefania Vinciguerra 31/05/16
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Modificato il disciplinare Montefalco

Il Consorzio Tutela Vini Montefalco comunica il raggiungimento della modifica del disciplinare – pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale nei giorni scorsi - che traccia un importante punto di svolta nel percorso di affermazione dei vini identitari del territorio.

Dalla prossima vendemmia 2016, dunque, l’area di produzione montefalchese sarà interessata da grandi novità. Prima tra tutte, l'introduzione del Grechetto  nella famiglia dei vini della denominazione (presenza nel blend superiore all'85% con saldo di uve bianche non aromatiche). Varietà bianca autoctona tra le più diffuse in Umbria, il Grechetto sarà ora connotato da un territorio e da un brand assai più riconoscibili come quello di Montefalco. 

La principale svolta riguarderà il Montefalco Bianco , nel disciplinare Montefalco sin dalla sua prima stesura del 1993.Il trebbiano toscano (attualmente presente dal 20 al 35%) cederà il posto a un altro dei vitigni autoctoni umbri più importanti: il trebbiano spoletino, più qualitativo e dotato di caratteristiche intrinseche superiori agli altri trebbiani. Il vecchio disciplinare prevedeva per il Montefalco Bianco una base minima di grechetto del 50%, almeno il 20% di trebbiano toscano e altri vitigni autorizzati nella Regione Umbria per la restante parte. Con l’introduzione della nuova regolamentazione, il trebbiano spoletino diventa protagonista con una quota non inferiore al 50% associata all’utilizzo sempre di uve a bacca bianca, non aromatiche, provenienti da altri vitigni idonei alla coltivazione nell’ambito della Regione Umbria.

Per sancire la vittoria dei vini identitari, anche la produzione del Montefalco Rosso  e del Montefalco Rosso Riserva  sarà interessata da variazioni che riguardano la composizione degli uvaggi. Non sarà più obbligatorio l’uso del terzo vitigno a bacca rossa, ma viene reso facoltativo per dare la possibilità ai produttori di incentrare di più questa tipologia su vitigni espressione del territorio piuttosto che su un blend. Si passa dunque da tre uve (sangiovese dal 60 al 70%, sagrantino dal 10 al 15% e altre uve autorizzate 15-30%) all'utilizzo di sangiovese (la cui quota sale fino all’80%) con sagrantino per rafforzarne struttura e intensità.





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