Wine Spectator Superstar

di Daniele Cernilli 03/12/18
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Wine Spectator Top 100 2018

Alcuni chiarimenti sul senso dell’editoriale della scorsa settimana: ferma restando l’autorevolezza di Wine Spectator, c’è da considerare la stampa italiana.

Fermi tutti. Qui c’è stato da parte di alcuni un fraintendimento sul senso dell’editoriale che ho dedicato la scorsa settimana al premio che il Sassicaia 2015 ha vinto sulla rivista americana Wine Spectator e che è consistito nella vittoria della classifica dei Top Hundred che quella rivista pubblica ogni anno. Allora mi spiego meglio.

Intanto vanno precisati i criteri con i quali quella classifica è redatta. Primo, non si tratta dei migliori cento vini del mondo in assoluto, ma dei migliori cento fra quelli degustati e valutati nel corso dell’anno dai collaboratori di WS. Una bella differenza, no? La cosa è peraltro perfettamente spiegata dai responsabili della rivista, ma quasi nessuno l’ha sottolineata fra coloro che l’hanno commentata.

Secondo, in modo molto pragmatico e “anglosassone”, il rapporto qualità/prezzo ha un suo peso nella valutazione. Ciò significa che a parità di punteggio quell’aspetto conta, e viene anche incrociato, con grande conoscenza, a considerazioni relative alle zone di origine. È ovvio che ciò che costa 100 in Borgogna può essere conveniente, mentre se costa la stessa cifra in una zona sconosciuta il prezzo sarebbe esorbitante. Altro aspetto non preso in considerazione da nessuno.

Terzo, il numero delle bottiglie prodotte conta. Non si possono premiare vini introvabili sul mercato americano, oppure “tirati” in così poche bottiglie da non essere praticamente disponibili per un appassionato americano in primis. Perciò il Sassicaia ha vinto prendendo “solo” 97/100, quando altri vini avevano avuto di più, ma costavano molto di più o non erano facilmente acquistabili come lui.

Chiarito tutto questo, arrivo ad altre precisazioni. Il senso del mio articolo non era quello di criticare Wine Spectator, che è una bellissima rivista, ci scrivono fior di professionisti, ed ha un’autorevolezza internazionale indiscutibile. E non era neanche mia intenzione ironizzare su un premio dato a un vino straordinario e italiano come il Sassicaia. Io mi sono solo lamentato del fatto che quando lo abbiamo premiato noi, e per noi intendo la critica italiana che lo ha fatto, quasi nessuno ha commentato e chi ha scritto qualcosa ci ha accusato di parlare sempre dei “soliti noti” e di essere “banali”. Quando il premio è arrivato da WS la notizia è andata su tutti i media nazionali.

Lungi da me non considerare il peso mediatico che WS ha, mille volte più di me o di altre testate italiane, ma anche solo un commento a piè di pagina dove ci si riconosceva di averlo premiato prima, secondo me poteva starci. Come anche la notizia che, una volta tanto, e magari solo per una volta, un gruppo di esperti italiani avevano anticipato ciò che poi un’autorevole rivista internazionale aveva confermato. Credo che se fosse successo in altri campi sarebbe andata così. Invece nel mondo dell’enogastronomia no.

Credo che questo sia da addebitare a un paio di fattori. A una certa esterofilia della stampa generalista in questo campo. Ricordo solo che gli unici giudizi sui ristoranti che vengono ampiamente commentati, tanto che il termine cuoco “stellato” è diventato di dominio pubblico, sono quelli della francesissima Guida Michelin. Anche se qui da noi, e da 40 anni, c’è la Guida dell’Espresso, che non è meno autorevole. Poi al fatto che l’argomento vino è sempre più qualcosa di specialistico e di poco interessante per gran parte dei quotidiani e delle televisioni. Ha un linguaggio spesso gergale e poco accattivante, è roba da esperti, è troppo autoreferenziale. Tutti aspetti che lo relegano in ambiti secondari, e solo se c’è una notizia “globale” ci si interessa della cosa.

E mentre da più parti ci si riempie la bocca di “eccellenze” e di “made in Italy” noi sottolineiamo l’autorevolezza di chi parla di noi da Oltreoceano, magari facendolo benissimo, come in questo caso, e ignorando delle pur piccole realtà che provano ad essere altrettanto “sulla palla”. E ora voltiamo pagina, finalmente, sperando di aver chiarito tutto.

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