Ricordando Bonilli

di Daniele Cernilli 03/08/22
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Stefano Bonilli - Il Cavalier Penazzi

Per ricordare Stefano, a otto anni dalla sua scomparsa, pubblico uno dei suoi ultimi pezzi riprendendolo dal Papero Giallo. Scriveva e raccontava così, tanto per far capire cosa abbiamo perso.
 

Il Cavalier Penazzi

di Stefano Bonilli

Già, il Cavalier Penazzi di Imola, una storia molto bella che forse solo Alfredo Antonaros sarebbe in grado di raccontare.
La scena si svolge a Imola negli anni '70 ed è un ricordo di quelli in bianco e nero, un ricordo lontano e quasi sbiadito perché il Cavalier Penazzi era una leggenda per noi appassionati di cucina che ci scambiavamo le informazioni in un mondo privo di guide gastronomiche, di rubriche sui giornali e di qualunque punto di riferimento ufficiale.
Allora la benzina costava circa 300 lire al litro, io sulla mia Fiat 500 mettevo 1000 lire, il giornale costava 150 lire e un caffè 120 lire.
A Imola, narrava chi ci era stato, si andava a mangiare a casa di un signore che serviva i piatti della tradizione nella sala da pranzo di casa sua.
Per prenotare bisognava avere il numero di telefono e per averlo bisognava conoscere qualcuno che c'era stato, una catena di Sant'Antonio gastronomica, e così una sera dei primi anni Settanta il cerchio si chiuse e riuscimmo a prenotare.
Arrivammo presto all'indirizzo, una villetta un po' fuori dal centro, si saliva al primo piano, vi accoglieva il cavalier Penazzi in persona e si veniva accompagnati nella sala da pranzo.
Un ricordo indelebile, quella era proprio la sala da pranzo di una casa privata, rettangolare, un grande tavolo apparecchiato per dieci persone, una credenza con una specchiera e sul ripiano un paio di bamboline, una palla di vetro di quelle che scuotendole si riempiono di neve, delle scatoline d'argento di varie dimensioni, una che suonava il valzer se la si apriva.
Su un lato corto della stanza c'era la porta che dava sulla cucina dove regnavano le due sorelle del Cavalier Penazzi, signorine, grandi cuoche, che vivevano con lui.
Gli altri ospiti della serata non li conoscevamo, ci furono le presentazioni e poi tutti a tavola per l'antipasto di crescentine fritte e prosciutto e salame.
Lo servì la prima delle sorelle Penazzi che entrò nella stanza vestita con un grembiule bianco, un'aria gentile, molto timida o forse silenziosa perché i gesti le erano ormai abituali.
Per noi era la prima volta, le crescentine erano leggere e fritte alla perfezione, il prosciutto un po' salato e il salame veramente buono, a grana grossa, stagionato al punto giusto.
Poi ecco entrare trionfalmente la zuppiera bianca con i tortellini che la seconda delle sorelle Penazzi poggiò su un lato del tavolo, la scoperchiò e iniziò a servire dal commensale più vicino, come si usa nelle famiglie quando è il pranzo della domenica.
E poiché siamo negli anni Settanta e quantità è qualità ecco che dopo i tortellini un'altra signorina Penazzi entrò in sala da pranzo con un'altra zuppiera bianca, questa volta con dei passatelli.
Non mi ricordo che vino abbiamo bevuto e neppure chi erano gli altri commensali, né quanto abbiamo speso, negli appunti che ho scritto una volta tornato a casa c'è annotato solo che abbiamo mangiato arrosto imbottito di frittata, patate fritte, friggione, zuppa inglese, crema fritta, caffè e amaro della famiglia Penazzi.
Uscendo ci siamo affacciati in cucina per salutare le signorine Penazzi, il Cavaliere ci ha accompagnato alla porta e ci ha dato appuntamento alla prossima.
Di lui non ho saputo più nulla.

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