Il mio amico Anatoly

di Daniele Cernilli 09/05/22
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Anatoly Korneev

Condannare in maniera ferma l’aggressione della Russia all’Ucraina e solidarizzare con gli abitanti di quel Paese, non significa condannare tout court ogni singolo cittadino russo.

Credo che non capiti solo a me di avere un amico russo. In questo terribile momento nel quale non so nulla di lui i ricordi non possono che venirmi in mente. Questo, ovviamente, non significa che accetti in alcun modo quello che il governo del suo Paese ha fatto e sta facendo e che non abbia solidarietà e affetto con tutta quella gente in Ucraina che ne subisce le scelte scellerate. Ma non credo che si possano dare delle responsabilità a singole persone e penso che Anatoly Korneev sia qualcuno che ha fatto molto per il vino italiano negli ultimi tre decenni. 

Ricordo in particolare un episodio. Quando io ero ancora al Gambero Rosso, almeno quindici anni fa, e organizzammo una degustazione di vini italiani nella nostra Ambasciata a Mosca. Io balbettavo un po’ d’inglese e lui mi supportò traducendo tutto in modo fantastico nella sua lingua, quasi anticipandomi nei commenti sui vari vini, che conosceva benissimo, almeno quanto me. Anatoly parla correntemente oltre che russo anche italiano, inglese e francese, sa di vino per essere stato il fondatore nel 1994 della Simple, una delle più importanti aziende d’importazione di vino nel suo Paese, e se non ci fosse stato lui sarebbe stato davvero difficile comunicare con persone che non parlavano altro che russo. 

Qualche anno fa ha comprato vigneti a Gaiole in Chianti e ha cominciato a produrre vino. La sua azienda si chiama Bertinga, è ad Adine, e da quei vigneti, acquistati dal Castello di Ama, ha ottenuto delle vere gemme enologiche. Ripeto, questo non significa giustificare nulla. Lui non è affatto un oligarca e se ha iniziato a fare il produttore di vini in Chianti Classico la cosa è stata solo dovuta alla sua passione e al suo amore per l’Italia, che ha dimostrato negli anni innumerevoli volte, con una conoscenza della nostra cultura, anche artistica e letteraria, e non solo vitivinicola, seria e profonda. 

Quindi vorrei dire ad Anatoly, dovunque sia, che pur essendo tragicamente divisi e forse anche su fronti opposti in questi eventi drammatici, io non lo dimentico e spero che un giorno o l’altro torneremo ad abbracciarci.





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