Cicero pro domo sua

di Daniele Cernilli 15/05/15
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Cicero pro domo sua

"Negli ultimi trent'anni di storia... Slow Food è cambiata tantissimo e si è aperta completamente al mondo. Per cui il vino non è più l’unica cosa a cui ci si dedica: abbiamo Terra Madre, la Fondazione per la Biodiversità, i 10.000 orti in Africa, il Salone del Gusto, l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, tanto per citare i primi progetti che mi vengono in mente". Appunto. Era proprio questo a cui alludevonell'editoriale di lunedì scorso pubblicato qui su Doctor Wine, dicendo che Slow Food era diventata tiepida nei confronti del vino. Adesso c'è tanto altro da fare e il vino, che all'epoca del magnifico lavoro svolto subito dopo lo scandalo del metanolo era una colonna portante dell'attività di Slow Food, è diventato un argomento collaterale, uno dei tanti di cui si occupa l'associazione ma non il principale. E' esattamente questo il senso della mia osservazione.

In quest'ottica parlo di atteggiamento tiepido di Slow Food nei confronti di questo comparto. Nonostante le cose che pur continua a fare, e di cui parla Giancarlo Gariglio "rispondendo" al mio articolo. Nonostante le due citate edizioni - di grande successo - di Vigneron d'Europe, che però risalgono a 6 e 8 anni fa; nonostante (l'apparente) successo editoriale della Guida Slow Wine, dovuto anche all'accordo con la Fisar citato dallo stesso Gariglio (ma quanta influenza c'è sul mercato reale del vino?).

Non era mia intenzione polemizzare con Gariglio, che è un bravo ragazzo, molto cresciuto professionalmente da quando lo ricordo mentre preparava i campioni per le degustazioni finali dei tre bicchieri. Capisco Gariglio e il suo orgoglio nel rivendicare il lavoro che ha fatto in questi anni. Tanto meno volevo mettermi in polemica con Slow Food, di cui ho fatto parte per tanto tempo.

Ma all'epoca di cui parlavo era Carlo Petrini che seguiva in prima persona questo settore, e nessuno può negare che Petrini sia un capo carismatico.

Gariglio ha messo anima, impegno e anche cuore nelle cose che ha fatto, però non è Carlo Petrini.





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