La biodiversità di Rivetto

di Vignadelmar 19/02/19
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bottiglie Rivetto

Certificata biologica, l'azienda Rivetto è in conversione biodinamica e persegue una decisa biodiversità.

Quando si va in giro per territori ci si prepara un giro di visite. Per farlo si fa mente locale su chi vuoi andare a trovare, magari solo per un saluto e assaggiare l’ultima annata, oppure chi devi andare a trovare perché è un produttore imprescindibile per il territorio, oppure per un semplice sentito dire. Ecco, il motivo della mia visita da Enrico Rivetto è stato un piccolo passa parola fra appassionati di vini da agricoltura bio o biodinamica. Infatti, questa bella azienda alla sommità di una collina proprio di fronte a Serralunga d’Alba, da dove si gode di un panorama unico che corre fra vigneti e lontane montagne innevate, è da alcuni anni certificata come biologica ma ha in corso la conversione verso la biodinamica.

Enrico ha le idee chiare, sia sul tipo di agricoltura che vuole portare avanti ma anche sul tipo di vini che vuole produrre ed imbottigliare. Tutto attorno alla cantina ha un discreto numero di ettari di vigneto, naturalmente a maggioranza nebbiolo, ma non solo questi. Perchè, nel solco della via verso la conversione alla biodinamica, ha assunto la decisione forte di perseguire una decisa biodiversità fra i vigneti e nei vigneti. Ne ha quindi ridotto le dimensioni per far posto all’orto, a campi di cereali, di erbe officinali, alberi e tutto quello che possa arricchire di diversità sia animale che vegetale, la sua proprietà. Dal punto di vista enologico vuol produrre vini tradizionali, buoni e senza difetti, senza per questo rinunciare al suo fermo credo biologico.

È anche un innovatore e per dirla tutta, una sua scelta mi lascia quantomeno perplesso: assieme ad un piccolo gruppo di produttori si è messo a produrre uno spumante, metodo classico, bianco, realizzato utilizzando le punte dei grappoli di uve nebbiolo da Barolo. Fatta salva la ovvia libertà aziendale, devo dire che sono filosoficamente molto lontano da questo tipo di idee.

La cantina è di taglia media, pulitissima, dove, assieme a botti di varie dimensioni, si stanno sperimentando anche contenitori in terracotta. Complessivamente producono 8 vini, tutti di buona qualità, senza alcun tipo di difetto o imprecisione. Vini che ho bevuto per la prima volta proprio durante questa visita e che dunque vorrò seguire negli anni a venire. Per questo trovate la scheda particolareggiata del vino che mi ha immediatamente colpito di più.

Se vi trovate di passaggio vi invito a fermarvi, a visitare l’azienda, per fare una degustazione dei loro vini. È sempre interessante confrontarsi con chi è portatore di idee e soluzioni meno convenzionali.

A disposizione ci sono anche 4 comode stanze pronte a ospitarvi in regime di agriturismo. Praticamente siete a Serralunga, un po’ il baricentro di ogni possibile itinerario langarolo.

Barolo Briccolina 2013

Da uve nebbiolo dell’omonimo vigneto, il primo dove hanno iniziato la conversione verso la biodinamica. Frutto di una selezione maniacale nel vigneto e in cantina, il mosto poi viene messo a macerare per 20 giorni a cappello sommerso e altri 40 a cappello emerso. La fermentazione avviene in un tino di legno aperto con lieviti indigeni. Matura 36 mesi in botti grandi e come minimo 12 mesi in bottiglia.

Si presenta con un bel colore rubino leggermente intenso, unghia appena aranciata e profumi tenui di fiori secchi, frutta matura e lieve speziatura. Bocca carnosa, di spessore, secca, con tannini abbastanza fini e buona persistenza.

Bottiglie prodotte 2000.

89/100

€ 105

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