La carica dei 5 orvietani

di Stefania Vinciguerra 18/06/19
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associazione orvietana i 5 produttori

Palazzone, Sergio Mottura, Madonna del Latte, Tenuta di Salviano e Cantine Neri si sono unite per portare avanti la loro idea di Orvieto, un vino moderno che non deve rinnegare la sua storia.

Da sempre, in varie zone d’Italia, si sentono lamentele da parte dei produttori sull’operato dei consorzi di tutela, ma negli ultimi anni il fenomeno si è ampliato in misura preoccupante. Pur rimanendo all’interno dei consorzi, molte aziende si uniscono in associazioni tra produttori, aventi visioni e necessità che poco hanno in comune con le strategie di comunicazione e di promozione che i consorzi devono adottare per non scontentare troppe persone oppure perché la rappresentatività all’interno dei consorzi non è equamente distribuita e le decisioni vengono prese su un ristretto numero di aziende di grande peso.

In questa ottica è stato recentemente presentato il progetto di cinque aziende che producono Orvieto: Palazzone, Sergio Mottura, Madonna del Latte, Tenuta di Salviano e Cantine Neri, l’unica non associata al consorzio. L’Orvieto è un vino che sta tentando il rilancio sul piano di immagine e di redditività partendo da uno storico importante, ma che ha perso appeal soprattutto in Italia poiché per anni era stato solo un completamento di gamma per grandi imbottigliatori, in particolar modo toscani. L’immagine all’estero è contraddittoria: è molto conosciuto ma è ghettizzato su una fascia di prezzo non molto alta.

Le cinque aziende unite dal nuovo progetto hanno storie diverse e dimensioni diverse, ma idee comuni su come rilanciare il prodotto. Idee che non hanno avuto consenso o risposte nel Consorzio dell’Orvieto che comunque, devo dire onestamente, si sta dando molto da fare con iniziative di promozione e tecniche.

Le idee che le uniscono sono: una viticoltura sostenibile e a basso impatto ambientale, l’uso rigoroso di soli vitigni autoctoni e di proprietà e una limitata produzione per ettaro. Una visione assolutamente condivisibile e neanche troppo rivoluzionaria che però stranamente non è stata recepita dal consorzio. Ritengo importante e di buon auspicio che le aziende rimangano nel consorzio per continuare a fare opera di sensibilizzazione su questi argomenti.

Da disciplinare, la produzione dell’Orvieto si basa sul blend di uve procanico (trebbiano) e grechetto (60%) con altre uve bianche autorizzate tra le quali, storicamente, il verdello e la malvasia. Il disciplinare prevede la possibilità di aggiungere al blend anche vitigni internazionali quali lo chardonnay, il sauvignon o il viognier, ma questi 5 moschettieri ne rifiutano l’uso, ritenendo che snaturi la vera essenza dell’Orvieto. I vari stili aziendali si identificano proprio nella diversa combinazione tra queste uve.

Nella degustazione collegata alla presentazione del progetto, ogni azienda ha presentato l’annata in uscita sul mercato - la 2018 - e una vecchia annata, per dimostrare che la vulgata che ritiene gli Orvieto vini da consumarsi entro l’anno vada sfatata. Si tratta di vini che possono invecchiare con risultati molto interessanti.

Orvieto Classico Superiore Salviano 2018 Tenuta di Salviano

87/100 - € 7,50

Base procanico con grechetto e verdello (che è andato a sostituire lo chardonnay e il sauvignon). Acciaio, sulle fecce fini per 5-6 mesi. Paglierino chiaro con al naso note fumé, di fiori di campo con rinfrescanti cenni di lime e sbuffi di anice. In bocca è fresco e salino, abbastanza rotondo, piacevole e di buona lunghezza.

La Tenuta di Salviano è un’azienda storica sulle rive del Lago di Corbara,  di proprietà della  famiglia Incisa-Corsini. Sui 2000 ettari complessivi, circa 50 sono a vigneto. Insieme alla 2018 ha presentato l’annata 2015, pulita, col fruttato della mela e lievi note di idrocarburi; fresca, corposa e leggermente caramellata in bocca.

 

Orvieto Classico Superiore 2018 Madonna del Latte

91/100 - € 12

Da uve procanico 50%, verdello 20%, drupeggio 20% e grechetto 10%, da una vigna vecchia di oltre 30 anni. Affina in acciaio sui lieviti 5 mesi. Paglierino chiaro con riflessi verdini. Delicato al naso, con note floreali, agrumate, toni gessosi e una nitida mandorla bianca. Elegante e salino al palato, abbastanza corposo, con cenni affumicati e coerenza gusto-olfattiva. Finale sulle erbette aromatiche.

Piccola azienda a conduzione familiare, Madonna del Latte, di proprietà di Leon Zwecker, si trova tra Orvieto e il Lago di Bolsena. Solo 5 gli ettari vitati, su suoli sabbiosi di natura vulcanica, per una produzione totale di 20.000 bottiglie. Accanto alla 2018 ha proposto la 2014, dalle intriganti note di zafferano e scorza d’arancia, erbette aromatiche e una verticalità gustativa che non nasconde il buon corpo.

Orvieto Tragugnano 2018 Sergio Mottura

91/100 - € 12

Da uve grechetto 60% e procanico 40%. Affinamento in acciaio. Paglierino dorato con un naso intenso di mela renetta, pesca gialla, pera Williams matura. Bocca piena, grassa, con quella gradevole sensazione tannica dovuta al grechetto. Finale ammandorlato.

Sergio Mottura, l’unico laziale del gruppo (si trova nella zona meridionale della denominazione) è noto soprattutto per le sue diverse interpretazioni del grechetto, che infatti è predominante anche nel suo Orvieto. Con la 2018 abbiamo degustato la 2010, un vino dorato sia alla vista che all’olfatto, con fiori gialli e frutta esotica. In bocca rotondo, ricco, quasi burroso.

 

Orvieto Classico Superiore Terre Vineate 2018 Palazzone

90/100 - € 13

Da uve procanico 50%, grechetto 30%, verdello, drupeggio e malvasia 20%.  Affinamento in acciaio, senza svolgimento della malolattica. Colore dorato e naso molto tradizionale, di stile ossidativo (non ossidato!) con frutta gialla matura, fieno e fresche note di anice. La bocca è piena, asciutta per la tannicità, grassa e salina.

Questa di Palazzone è un’azienda che sorge a pochi passi dalla città di Orvieto, dove la famiglia Dubini lavora nel totale rispetto della tradizione locale. I terreni sono di origine vulcanica, tufacei, calcarei e sabbiosi. Con il 2018 ha proposto il 2007:  stesso stile, emergono note di rosmarino e anice, mentre la bocca carnosa risponde con struttura e tannini.

 

Orvieto Classico Superiore Ca’ Viti 2018 Cantina Neri

89/100 - € 9

Da uve procanico 50%, grechetto 40% malvasia, verdello e drupeggio 10%. Acciaio. Paglierino dorato e olfatto delicato, con profumi floreali di acacia, erbette aromatiche e cenni fumé. Bocca saporita, piena, di buona freschezza, dal gusto fruttato e molto salino, di buona persistenza.

L’azienda familiare di Enrico Neri, che comprende 50 ettari vitati, si trova a Bardano, a pochi passi da Orvieto. I vigneti per l’Orvieto Doc giacciono su terreni argillosi. Per lui la vecchia annata è stata la 2008, dorata al colore, complessa al naso con note di zafferano e idrocarburi, bocca intensa, piena, saporita.

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