L’exploit dell’Alto Piemonte

di Riccardo Viscardi 03/05/18
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alto piemonte ghemme panorama torraccia del piantavigna

L'acquisto dell'azienda Nervi da parte di Roberto Conterno ha confermato quello che si va dicendo da un po' di tempo: l'Alto Piemonte ha trovato la sua strada verso la produzione di ottimi vini.

Il Piemonte ultimamente è diventato "alto". Ci siamo appena abituati a dire Alta Langa (sebbene sarebbe più carino dire l’Altra Langa), che con le sue bollicine di qualità, variamente declinate tra diversi vitigni (tra i quali, ahimé, pure il nebbiolo), ha ottenuto un grande successo di pubblico e di mercato cosa che sta succedendo anche con vini bianchi fermi di grande classe. E già abbiamo un'altra "Altezza".

Oggi parliamo infatti di Alto Piemonte. Siamo in provincia di Novara con un set di denominazioni storiche ma che ultimamente stanno rivivendo momenti di fasto, grazie alle nuove generazioni che stanno sfornando vini di ottima qualità e prezzi accessibili ai più. Denominazioni come Ghemme e Gattinara sono note ma Boca, Lessona, Bramaterra, Fara non sono tra quelle che gli appassionati menzionano spesso.

Saranno le annate un po' calde che ormai si susseguono con una certa frequenza, ma le eccessive spigolosità che si riscontravano su questi vini fino a un decennio fa si sono trasformate in una saporita verticalità con un tannino che, sebbene sempre presente, è diventato più educato. Un'evoluzione di consapevolezza, di attenzioni enologiche e nel vigneto che hanno anche portato una migliore definizione dei territori.

Sì, perché i territori sono estremamente diversi e con una facile definizione possiamo dividerli in due grandi gruppi: territorio del fuoco quello di Boca, nato dal’esplosione del mega vulcano che ha generato un patrimonio rurale storico di alta rilevanza, con terreni ricchissimi di elementi pesanti, che si esprimono principalmente con il manganese che dona una tonalità unica ai terreni, su cromatismi dal rosa al viola. Terreno dell’acqua quello di Ghemme, dovuto al ghiacciaio che non ha dato le classiche note moreniche ma che per pressione ha alzato i margini del terreno che lo accoglieva dando vita alle "rive", terreni a stampo sabbioso tufaceo molto friabili.

Vini quindi con caratteristiche diverse che già erano rinomati ai tempi di Cavour, che ne magnificava le qualità soprattutto legate all’eleganza. I vigneti coltivati sono pochi purtroppo, neanche 300 ettari, frutto dell’abbandono delle campagne dagli anni 60 in poi. Ma sulle scoscese colline si vedono ancora i vecchi terrazzamenti che vengono piano piano recuperati ove possibile.

Interessante la scelta di una grande azienda italiana, la Giacomo Conterno di Monforte, che ha acquisito quasi interamente l’azienda Nervi, segno dell’interesse dei grandi langaroli per le potenzialità di questi luoghi.

Di seguito alcuni vini che nelle varie occasioni di incontro mi hanno favorevolmente impressionato. Purtroppo alla manifestazione Taste Alto Piemonte, brillantemente organizzata nel castello di Novara dal Consorzio di tutela, mancavano alcuni griffe storiche.

Oltre alle schede di degustazione sotto riportate, segnaliamo anche gli ottimi risultati di questi vini, tutti intorno ai 90/100:

Rovellotti, Ghemme Chioso dei Pomi 2012

Cantina Garrone, Valli Ossolane Nebbiolo Superiore Prunent 2015  

Le Pianelle, Bramaterra 2014

Cassina Pietro, Lessona Tanzo 2011

Podere Garona, Boca 2012

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