Il Duca Rosso

di Daniele Cernilli 25/06/21
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Daniele Cernilli e Duca Enrico Duca di Salaparuta

Il Duca Enrico della Duca di Salaparuta è una pietra miliare nella viticoltura siciliana e non solo. Con l’annata 1985 raggiunge la perfezione.

Nell’estate del 1988, mentre eravamo nel pieno del lavoro per la realizzazione della guida Vini d’Italia, mi arrivò una telefonata da Carlo Petrini, che allora era con me il curatore di quella pubblicazione. “Senti, sono stato in Sicilia e ho assaggiato un vino fantastico. Lo ha prodotto una cantina famosa, che in passato ha fatto in prevalenza cose commerciali, ma è davvero un fuoriclasse. Si chiama Duca Enrico, l’annata è quella dell’84 ed è un nero d’Avola in purezza, come non ne avevo mai assaggiati prima. L’enologo è un piemontese, si chiama Franco Giacosa. Vorrei inserirlo in guida ma devi provarlo anche tu”. 

L’entusiasmo di Carlo per un vino siciliano era una novità, lui amava e ama prevalentemente Barolo e Barbaresco, perciò la cosa mi prese un po’ in contropiede. Però la sua convinzione era tale che non potevo tirarmi indietro, così chiamai la Duca di Salaparuta a Casteldaccia, parlai con Giacosa e con l’allora amministratore delegato Gaetano Zangara, e presi un appuntamento. Conoscevo l’azienda per via dei vini Corvo, Bianco, Rosso e Colomba Platino, che erano prodotti corretti e ben fatti, ma di certo niente che facesse pensare a dei fuoriclasse assoluti. 

Arrivai lì, assaggiai tutti i loro vini, e alla fine Giacosa mi aprì con grande orgoglio una delle bottiglie di Duca Enrico 1984 che non erano ancora state messe in commercio e che erano dedicate al Duca Enrico Alliata, antico proprietario della tenuta. A quell'epoca non avevo l’esperienza e la conoscenza che ho oggi, eppure fin dal primo sorso quel vino mi sembrò magnifico. Aveva potenza e classe, tannini perfetti, forse un po’ di profumi speziati di troppo per via dell’uso delle barrique, ma era pur sempre giovanissimo e aveva bisogno di affinarsi in bottiglia per compattare il tutto. Non avevo mai assaggiato niente di paragonabile in Sicilia. 

Richiamai Petrini e gli dissi che quel vino era davvero eccezionale e che avremmo dovuto premiarlo, cosa che facemmo nell’edizione del 1989 della guida. Era un azzardo assegnare i “tre bicchieri” a un vino alla sua prima uscita, prodotto da una cantina all’epoca considerata molto commerciale, però lo facemmo lo stesso, attirandoci le critiche dei “benpensanti”, come sempre. Quello che accadde dopo ci dette ragione, ma lì per lì ci beccammo accuse di ogni genere, compresa quella di esserci venduti alla grande industria. 

Da allora il Duca Enrico divenne una vera star dell’enologia nazionale, e quando poche settimane fa Roberto Magnisi, attuale direttore delle aziende Corvo e Florio, mi ha proposto di fare una piccola verticale di sette annate di quel vino ho avuto il flash back di almeno trent’anni di storia del vino italiano e anche di tanti episodi ai quali ho assistito alle presentazioni fatte in mezzo mondo e nelle visite in cantina a Casteldaccia, storica sede aziendale. Solo sette annate, alcune antiche, come la 1985 e la 1999, altre recenti, come la 2016 e la 2017. E adesso provo a raccontarvele.

Duca Enrico 1985

100/100 – € 200

Da uve nero d’Avola. Barrique per 18 mesi. Forse la più grande versione di sempre e uno fra i migliori vini che la vitienologia siciliana, e non solo, abbia mai espresso. Colore granato intenso e molto vivo. Il profilo olfattivo è di straordinaria integrità e complessità. Si comincia con profumi floreali, di rosa, poi note di cassis, ciliegia scura, tabacco, spezie, in un incredibile alternarsi di sensazioni e con un’integrità surreale per un vino di questa età. Il sapore è teso, elegantissimo, sontuoso, con tannini vellutati e persistenza che tende all’infinito. Grandissimo, non c’è altro da dire.

Duca Enrico 1999

96/100 - € 100

Da uve nero d’Avola. Barrique per 18 mesi. Granato intenso, vivo e di buona concentrazione. Complesso, balsamico, con note di garofano, menta, ciliegia e accenni di maraschino. Sapore caldo e composto, con tannini integrati perfettamente in una struttura avvolgente, ricca, dove nessun elemento prevale sugli altri dando una sensazione quasi setosa e molto equilibrata. Finale con una persistenza ovviamente molto lunga.

 

Duca Enrico 2003

94/100 - € 60

Da uve nero d’Avola. Barrique per 18 mesi. Granato molto intenso e concentrato. Deriva da una vendemmia decisamente calda e la cosa è evidente già al profumo, dove le note di tamarindo e di leggera combustione sono evidenti. Poi accenni di spezie, sentori affumicati, confettura di visciola. Sapore caldo e corposo, come c’era da aspettarsi, tannini fitti, evidenti, ancora giovanili. Molto persistente nel finale.

 

Duca Enrico 2008

97/100 - € 60

Da uve nero d’Avola. Barrique per 18 mesi. Rubino granato intenso. Profumi più giovanili, con sentori fruttati, di arancia rossa, fragola, spezie e ricordi di cappero in primo piano. Strepitoso in bocca, composto, persino giovanile, con un’ottima acidità a sostenere un corpo agile ed elegante, tannini molto integrati e decisamente vellutati. Finale più sottile ma di incredibile persistenza. Arriverà ai livelli dell’85.

 

Duca Enrico 2015

93/100 - € 60

Da uve nero d’Avola. Barrique per 18 mesi. Rubino granato intenso. Molto varietale, e per questo meno complesso che in altre versioni. Classici sentori di cappero, poi ciliegia, prugna, spezie dolci, cacao. Sapore caldo e corposo, con tannini accennati, forse un po’ sovradimensionati e decisamente giovanili. Ottima persistenza.

 

Duca Enrico 2016

94/100 - € 60

Da uve nero d’Avola. Barrique per 18 mesi. Rubino molto intenso. Profilo olfattivo complesso, floreale, con una componente speziata evidente per sentori di cannella e noce moscata, poi cappero e accenni di prugna. Sapore caldo, molto mediterraneo, composto, avvolgente, con tannini vellutati e già integrati. Ha corpo e ottima lunghezza.

 

Duca Enrico 2017

96/100 - € 60

Da uve nero d’Avola. Barrique per 18 mesi. Rubino granato molto intenso. Si potrebbe definire come “il ritorno del Duca Rosso”. Ha profumi eterei, il frutto è molto integro e preciso, con avvolgenti sentori di prugna, ciliegia scura, spezie orientali, lieve tabacco. In bocca è caldo, possente, ricco, ma con tannini ai limiti della perfezione, vellutati e composti, e con un finale di nuovo di impressionante persistenza.

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