Dorico Moroder, il montepulciano sul mare (1)

di Francesco Annibali 19/12/17
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Dorico Moroder, il montepulciano sul mare (1)

Una zona, il Conero, enologicamente poco considerata. Un produttore, Alessandro Moroder, troppo piccolo per farsi conoscere. Vediamo cosa ha da dire.

Se non fosse per il Monumento ai Caduti a sorta di diga, il Viale della Vittoria che taglia il quartiere Passetto di Ancona si tufferebbe sull’Adriatico. Una pista di decollo immaginaria, anello di congiunzione tra la città e il suo reale alter ego: quel mare al quale da sempre è rivolta. Tappezzato da ville Liberty, il quartiere Passetto è il più elegante del capoluogo dorico. A ricordarci che anche nelle terre martoriate dal Vaticano un briciolo (ma solo un briciolo) di borghesia nei secoli è riuscita ad attecchire. Del resto da queste parti la repressione della Controriforma fu brutale, e occorre ritornare a quel periodo storico per comprendere il carattere silenzioso e tutto sommato restìo all’innovazione dei marchigiani.

Ma Ancona è un unicum regionale, essendo rimasta sempre, per motivo geografici, chiusa al resto della regione. Cosa che ha reso gli anconetani anconetani, e non esattamente marchigiani. Il muro di separazione è costituito dal monte Conero, imponente pietra calcarea dai colori mediterranei a formare una sorta di Gargano in miniatura. La salita al monte da qui richiede non più di dieci minuti di auto. Dopo di che vi troverete in una campagna - anzi una montagna - in riva al mare. E che mare. La spiaggia più bella, quella della frazione di Portonovo, è ai piedi di uno strapiombo calcareo imbottito di pini. Meta di turismo abbondante (Bologna è a un paio d’ore) ed elegante, Portonovo ha molto da offrire. Un mare pulito e subito profondo; un biotipo di cozze extralarge e supersaporite: i moscioli; ottime trattorie; il Clandestino di Moreno Cedroni e mille altre attrattive.

Sopra lo strapiombo, la campagna vitata di Montacuto. Ovvero il limite settentrionale di maturazione dell’uva montepulciano. Il vitigno principe di Abruzzo e Marche qui costituisce la base ampelografica della Doc Rosso Conero e della più recente Docg Conero Riserva, in entrambe delle quali deve concorrere almeno all’85%. Il saldo è sangiovese, che in regione dà molto raramente risultati di rilievo in purezza, ma è ottimo come spalla a dare fiori e dinamismo. Una Doc, quella del Rosso Conero, che venne creata nel 1968 a legittimare e distinguere il carattere e la personalità del vino rosso di Ancona. Una specie di cru di Rosso Piceno marino, nutrito da un terreno di matrice calcarea (soprattutto qui, nel nord della denominazione).

Qui il montepulciano, senza rinunciare alla proverbiale concentrazione, sfoggia un tannino più vivo rispetto al Piceno e all’Abruzzo (aquilano a parte, dove il tannino diventa più fresco). Il risultato è una maggiore sensazione di asciuttezza. Un tannino che se nelle annate fredde fatica a volte ad omologarsi nella struttura, riesce comunque a dare un portamento di austerità unico. Come il profilo olfattivo dei vini, che oltre alle note di marasca presentano con l’affinamento un carattere balsamico/selvatico (il balsamico in particolare nel sud e nell’ovest della denominazione, ovvero Osimo e Numana, dove i terreni sono più argillosi e le esposizioni più aperte), unito a note di maggiorana e noce moscata.

L’azienda Moroder si trova proprio qui a Montacuto, e negli ultimi 30 anni ha funto, nonostante dimensioni familiari, da portabandiera per la denominazione, con una qualità media ottima e costante nel tempo.  All’interno del listino aziendale, il Dorico da sempre costituisce il vertice della produzione. Selezione delle migliori uve di montepulciano in purezza (ma dall'annata 2015 diverrà cru della vigna più vecchia piantata nel 1969), il Dorico è affinato in barrique (dall'annata 2016 entreranno anche legni grandi). Se è vero che il montepulciano e le barrique tendono a volte a separarsi con il vetro, è anche vero che sul Conero il legno piccolo amalgama bene i tannini alla struttura. Una zona, quella del Conero, uscita un po’ dal cuore degli appassionati, nonostante diverse bottiglie di notevole livello.

Frutto del lavoro di Alessandro e Serenella Moroder, che all’inizio degli anni Ottanta scapparono dalla città (Roma) per la campagna, l’azienda Moroder ha visto l’ingresso negli ultimi anni dei figli Marco e Mattia, nonché la collaborazione del giovane enologo Marco Gozzi, fresco di molte esperienze internazionali (Germania, Austria, Nuova Zelanda, Australia), amante dei rossi puliti e complessi.

Ma è Alessandro che per il momento mantiene saldo il timone della vigna e della cantina.

DoctorWine: com'è nato il Rosso Conero così come lo conosciamo oggi?

Alessandro Moroder: le piante furono acquisite da Rauscedo e dai vivai friulani limitrofi, che svilupparono il materiale ampelografico proveniente dall’Istituto Tecnico Agrario di Ascoli Piceno. Difficile risalire con precisione ai natali di quelle piante originarie.

DW: il Conero è contemporaneamente il rosso di maggior potenziale della regione e quello proveniente dalla zona turisticamente più sviluppata. Nonostante ciò in venti anni il Piceno vi ha nettamente sorpassato nel sentimento e nella reputazione degli appassionati.

AM: lo sappiamo tutti e ci dispiace. La produzione di rossi del Conero quantitativamente è diminuita negli ultimi anni. Per quanto mi riguarda, non avevo risorse per investire in promozione. Poi sul Conero è mancata l’azienda traino, la Caprai o la Ca’ del Bosco della situazione.

DW: però il Rosso Conero è prodotto anche da aziende di grandi dimensioni.

AM: questo è vero, ma si tratta di aziende che hanno sempre puntato sul Verdicchio. E poi la responsabilitàè anche della stampa di settore, che ci ha inspiegabilmente abbandonato in questi ultimi anni.

DW: secondo lei perché?

AM: ci hanno rimproverato una mancanza di uniformità stilistica che, al netto delle differenze microclimatiche e geologiche, personalmente non ho mai percepito. E nonostante il fatto che sia il sottoscritto che gli altri produttori continuiamo a fare grandi vini.

[A domani, per la seconda parte dell’intervista e la degustazione verticale di Dorico]

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