Latour, la ripetitività senza immobilismo (2)

di Francesco Annibali 22/02/18
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Ancora due parole e poi gli assaggi previsti per la visita: Pauillac 2015 (il terzo vino aziendale) e Forts de Latour 2015 (il celebre secondo).

Lisa, l'addetta al ricevimento rigorosamente laureata in enologia, prosegue nelle sue spiegazioni. “Latour in fondo è una grande comunità. Ci sono famiglie che lavorano per noi dagli anni Sessanta dell’Ottocento. Padri e figli che si tramandano il mestiere ininterrottamente”.

Negli ultimi anni i prezzi del Grand Vin sono saliti alle stelle e nell’Europa che è diventata periferia economica è quasi introvabile. Ma le preoccupazioni sono altre. “Da quando il mercato asiatico è scoppiato, abbiamo parecchi problemi di bottiglie false, che arginiamo con etichette anticontraffazione. Un altro problema con l’Asia è far capire che ogni vino ha i suoi tempi, e con il nostro Grand Vin occorre attendere. Per questo spediamo in Asia solo bottiglie che abbiano raggiunto un minimo di maturità.”

Nelle parole di Lisa non c’è fanatismo, né presunzione. Soprattutto nessuna sensazione di essere arrivati. Ripetitività certamente, ma senza immobilismo.  

Alcune annate degli anni Novanta al riassiaggio hanno il brett lievemente eccessivo per i nostri parametri, è un aspetto sul quale gli enologi aziendali stanno lavorando. Ma eliminarlo totalmente non ci sembra la soluzione”.

“In quale momento decidete quale barrique sarà destinata al Grand Vin e quale no?”

“Le decisioni vengono prese di continuo, bicchiere alla mano, con degustazioni ripetute. Occorre molto tempo per sciogliere i dubbi. Ad oggi (11 gennaio ndr.) non sappiamo quale sarà il taglio finale del Grand Vin 2017”.

La visita si conclude nella sala di degustazione. Lisa mi porta il Pauillac 2015 (il terzo vino aziendale, prodotto con vigne giovani e con una buona presenza di merlot) e il Forts de Latour 2015 (il celebre secondo che nelle degustazioni alla cieca puntualmente dà del filo da torcere anche ai più grandi vini di zona).

“Che effetto fa sapere che tutto il mondo vi ha preso a modello?”.

Lisa quasi arretra, forse sorpresa. “La responsabilità supera l’orgoglio. Soprattutto, però, ci dispiace. Ogni terroir è differente, copiarsi non ha alcun senso”.

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