Garbole, la Valpolicella con l’H

di Chiara Giannotti 19/04/18
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Garbole, la Valpolicella con l'H

I fratelli Finetto, nel 1994, hanno deciso di inseguire il loro sogno e di creare - in Valpolicella - vini visionari, creativi, ribelli, legati da uno strano fil rouge: una H nel nome

Due fratelli, Ettore e Filippo Finetto, hanno deciso, 25 anni fa, di produrre del vino nella loro terra natìa a Tregnano, in Valpolicella, per pura passione e con la convinzione di avere tra le mani qualcosa di estremamente valido. 

Si sono concentrati sul recupero dei vitigni storici veronesi e proprio con questo particolare obiettivo nel 2000, dopo varie sperimentazioni, escono con le prime bottiglie a marchio Garbole con un Veneto Rosso Igp, fatto con il metodo dell’appassimento come l’Amarone ma senza rientrare nella denominazione, che racchiude insieme all’uva corvina, tipica della zona, anche 3 uve autoctone quasi abbandonate. Hurlo rappresenta l'essenza della filosofia aziendale, visionaria, creativa, ribelle. Un vino che vuole inseguire un sogno, stupire, uscire dalla mischia, rompere argini e catene.

A questa produzione limitatissima, di circa 1500 bottiglie annue, hanno affiancato un altro rosso veneto vitale e croccante, Heletto, che sorprende per la sua avvolgenza e piacevolezza, poi c’è la Riserva di Amarone Valpolicella, Hatteso, creato invece con i vitigni più classici, che si presenta molto austera inizialmente, per poi aprirsi meravigliosamente nel bicchiere in tutta la sua pienezza e potenza. In ultimo un Recioto della Valpolicella, succo di concentrazione e sensualità.

Tutti i loro vini portano nel nome una “H", uno strano vezzo, che fa da filo conduttore. Un elemento semplice ma che riesce a farsi notare. E non è l’unico fil rouge di richiamo originale della Garbole. Tutte le loro etichette giocano con i colori rosso e nero, e la cantina riprende questi due elementi in tutti i suoi dettagli, persino nel modo di vestire dei due fratelli e di tutti i dipendenti che lavorano presso di loro. 

Altra particolarità interessante è che le pareti della cantina, tutte rigorosamente nere, a rotazione, sono allestite con delle opere d’arte. Il legame con il mondo artistico è molto forte nella loro mente, nel loro modo di lavorare e nell’espressione dei loro vini, tutti proiettati nel creare qualcosa di veramente unico.

Alla domanda “Cosa cerchi in un vino?”, la risposta di Ettore è "Un momento di piacere.” Tutto il resto vien da sé. 

Ho avuto il piacere di conoscere questi vini, durante un pranzo all’Enoteca Achilli al Parlamento, dove lo chef Massimo Viglietti ha accompagnato perfettamente, con la sua stessa estrosità e genialità, i vini di Garbole con un menù studiato apposta e intitolato simpaticamente “Happetito”, che è riuscito a esaltare ulteriormente la filosofia e il piacere espressi da questa inusuale cantina.

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