Trentodoc Moser: la “volata” dello chardonnay al pinot nero

di Chiara Giovoni 15/04/16
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Trentodoc Moser: la “volata” dello chardonnay al pinot nero

Ho incontrato Carlo e Ignazio Moser, e sono rimasta molto colpita dalla determinazione di questi due fratelli nel raccontare il loro vino, la loro storia, il loro modo di sentire e vivere l’azienda di famiglia che porta il cognome del padre, ma che anche senza il nome Francesco deve avere gambe per crescere e dimostrare di avere una voce e un’identità tra i vini del Trentino.

Volendo raccontare la degustazione di alcuni vini Moser che mi hanno piacevolmente sorpreso, pensavo che tutti quando devono introdurre l’azienda partono dalla figura del Campione di ciclismo Francesco Moser e dai suoi record. Poi mi è venuto in mente un aspetto curioso. Spesso nella lingua italiana per indicare che qualcuno fa qualcosa di poco importante senza mettere particolare impegno si usa la locuzione “lo fa per sport”. E a volte vedendo la leggerezza con cui alcune aziende a tutte le latitudini hanno integrato la loro gamma produttiva con un’etichetta di bollicine, questa espressione potrebbe tornare comoda anche nel vino. Ma riflettendo su cosa significa “fare sport” subito mi vengono in mente tre parole: dedizione, fatica e allenamento. Ecco che allora tutto cambia e immediatamente trovo molta più analogia tra la viticultura e lo sport, che nulla ha a che fare con il modo di dire italiano che appare così totalmente improprio.

La viticultura in Trentino ha trovato una voce convincente nella famiglia Moser, che sta affermando la sua nuova identità proprio con la generazione di Carlo che ha studiato economia e ne ha preso le redini prima, Ignazio agronomo con vocazione commerciale e Francesca all’accoglienza poi, aiutati in cantina e vigna da Matteo e Leonardo. L’azienda è nata in Val di Cembra nel 1979, dove si trovavano le vigne di proprietà del nonno, con una cantina a Palù di Giovo, e al tempo Francesco lavorava ancora col fratello Diego. Negli anni '90 la cantina si è trasferita a Maso Villa Warth, una ex residenza vescovile a Gardolo di Mezzo. Solo nel 2008 l’azienda è stata completamente rilevata dai figli di Francesco, che pur continuano a collaborare col cugino Matteo (che conferisce anche parte delle uve).

L’azienda vede però i suoi vigneti in quattro territori differenti, ognuno peculiare per la potenzialità delle sue uve: dalla zona di Sorni le uve cabernet, merlot e teroldego, mentre da Maso Villa Warth i bianchi riesling, moscato giallo e chardonnay e per i rossi pinot nero e lagrein. Infine nelle vigne ripide di Palù di Giovo in Val di Cembra e in quelle fresche anche se più pianeggianti di Lavis, si coltivano le uve da metodo classico, in particolare lo chardonnay.

Ecco se dovessi quindi scegliere una frase direi che il Trentodoc l’Azienda Moser non l’ha “fatto per sport”, ma l’ha voluto, studiato e atteso, partendo dai vigneti, dalle caratteristiche espressive delle uve, capaci di trasferire la straordinaria risorsa che il territorio trentino rappresenta. Cosìè nato il 51,151, che dopo qualche anno è stato affiancato dal Rosé, una piccolissima produzione da una selezione di uve di pinot nero del Maso Warth, con 40 mesi sui lieviti. Il prossimo Trentodoc a nascere sarà un Nature, e bisogna usare il futuro perché ancora le bottiglie riposano in cantina e dovranno attendere ancora forse fino a settembre, dopo 60 mesi e una vinificazione che vede il 20% di vino base fermentato in legno. Perché per crescere ci vuole dedizione, fatica e allenamento.

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