Il Syndicat e il sistema champagne

di Chiara Giovoni 01/06/18
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Colette Bonnet Champagne 11/12 vigne

Il Syndicat Général des Vignerons, l’unione professionale di tutti i viticoltori della Champagne, ha creato il marchio collettivo “Champagne de Vigneron”. Segnaliamo lo Champagne 11/12 di Colette Bonnet.

Forse non tutti sanno che alla base del funzionamento di un sistema produttivo complesso come la Champagne, dove il quasi il 90% del vigneto è di proprietà di vignerons ma quasi il 90% dell’elaborazione e della commercializzazione dei vini passa attraverso Maison e grandi marchi, è fondamentale il ruolo degli organismi interprofessionali.

Tra questi ce n’è uno molto poco conosciuto che prende il nome di Syndicat Général des Vignerons, l’unione professionale di tutti i viticoltori nata per difendere e preservare gli interessi della comunità viticola della Champagne e dei suoi vigneti, supportando i viticoltori nella complessità della gestione delle loro proprietà. Per questo, lavora direttamente con le amministrazioni locali e regionali, con alcuni servizi statali e con molte organizzazioni professionali (Camere dell'agricoltura, Confederazione nazionale delle AOC, Vin & Société, European Federation of Origins Wines, ecc. .)

Il Syndicat Général des Vignerons ha anche e soprattutto un ruolo di coordinamento della filiera dello champagne, insieme all’Unione delle Maisons de Champagne (UMC), all'interno del Comité interprofessionnel du vin de Champagne (CIVC).

Il “sistema Champagne” è di fatto fondato sul confronto con le istituzioni, per ogni decisione riguardante gli interessi comuni dei vignaioli e dei négociant, ovvero coloro che acquistano le uve o i mosti per poi elaborare le proprie cuvée. In termini di organizzazione del settore, agronomia, economia, comunicazione collettiva, tecnologia o ambiente, un gran numero di decisioni sono prese dall'associazione intersettoriale, e questo garantisce il funzionamento di un sistema dove non solo il valore di acquisto delle uve è determinante, ma anche dove la parcellizzazione del vigneto (con poco più di 1,5 ettari di media, nonostante le grandi proprietà delle Maison) impone oltre al coordinamento in fase di vendemmia o di altre lavorazioni, anche necessariamente dei sistemi di tutela e di salvaguardia dei piccoli produttori specie nei confronti degli eventi climatici.

 Il Syndicat Général des Vignerons, con una rappresentanza di quasi 20.000 membri, e con l’obiettivo di valorizzare l'immagine degli champagne commercializzati direttamente dai piccoli produttori ha creato nel 2001 il marchio collettivo “Champagne de Vigneron”, organizzando degustazioni e piccoli eventi nel mondo per offrire nuove opportunità commerciali ai produttori.

Proprio a Milano il 14 maggio scorso si è tenuto un banco di assaggio che ospitava 13 piccoli produttori da differenti zone della Champagne, un’occasione per scoprire nuove realtà caratterizzate da una visione molto legata alla vigna, reale sostentamento della proprietà familiare. L’aspetto più interessante emerso da questo incontro, è l’attenzione all’agricoltura sostenibile, se non direttamente con certificazione biologica, con il riconoscimento dell’Haute Valeur Environnementale (HVE), a sottolineare quanto la vigna sia il vero patrimonio il cui rispetto e tutela vanno tramandati alle generazioni future.

Uno degli assaggi più interessanti è stato lo Champagne 11/12 di Colette Bonnet. Colette gestisce 2 ettari di vigna biologica situata a Noé les Mallets (Baséquanais) un villaggio con 192 ettari di vigneto per il 90% pinot noir, ma che conserva ancora un 1,5% di pinot blanc, un’uva quasi scomparsa dalla Champagne che ancora pochi coltivano nell’Aube. Le vigne di Colette hanno un’età media di 20 anni e le uve sono pinot nero, pinot bianco e chardonnay, la conduzione è biologica certificata dal 2002 e biodinamica dal 2006.

La particolarità è che insieme a suo fratello Thierry Bélorgeot,  anche lui vigneron bio a Noé les Mallets, Colette ha creato un centro di pressatura da 2 presse da 4000 kg con una cuverie da 400 hl, certificato da Ecocert per la pressatura di uve biologiche. Non svolge direttamente la vinificazione perché non ha la cantina, ma porta i suoi mosti alla vinificazione in una cantina cooperativa di Epernay, dove tuttavia segue le sue basi e gli assemblaggi.

Il suolo è la prima preoccupazione nell'agricoltura biologica. Gli sforzi si concentrano su aratura, concimazione verde, inerbimento con il trifoglio e compost, pratiche che stimolano la vita del suolo e permettono esprimerlo al meglio.

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