Champagne che parlano di mare

di Dario Cappelloni 13/01/17
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Champagne che parlano di mare

Interno cantina in quel di Verzy, piccolo paese ai margini settentrionali della Montagne de Reims. Vincent : “In Champagne soltanto l’1,5% della produzione è biologica o biodinamica perché le condizioni climatiche in generale e da noi in particolare che siamo più a nord sono molto difficili”. Adrien giovanissimo figlio appena diplomato in enologia: “Mica vero, è possibile, anzi ho già cominciato ad usare dei preparati biodinamici con ottimi risultati”. Sguardo sbarrato del padre che con un filo di voce sussurra: “Va bene, però piano piano, ci vuole prudenza”.

Sono dialoghi non nuovi in Francia, ma da queste parti fanno sempre una certa impressione e segnano una sorta di frattura generazionale dal futuro incerto ma sicuramente interessante. L’azienda, 5 ettari di vigneto per una produzione poco superiore ai 20mila pezzi (il resto dell’uva viene venduto alle grandi Maison) nasce nel 1983. Lo stile è votato alla finezza, alla freschezza e al carattere decisamente lineare e salino. In una zona a netta prevalenza di pinot noir qui lo chardonnay ha un ruolo molto importante. L’ingresso di Adrien in azienda ha accentuato, riducendo il dosaggio, la ricerca di una verticalità sempre più affusolata.

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