Pienza, luogo di Porter e di misteri

di Alessandro Brizi 03/11/17
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Pienza, luogo di Porter e di misteri

La Robust Porter della Brasseria della Fonte offre un assaggio appagante e di fruibile beva, gradevole nell’appeal tostato e di ottimo equilibrio nella componente amara

A circa novecento metri dal centro di Pienza, in direzione sud, si trova la medievale Pieve di Corsignano, uno dei luoghi più misteriosi del circondario della città dei Piccolomini. Consacrata ai santi Vito e Modesto e famosa per il battesimo - nel 1405 - di Enea Silvio Piccolomini (umanista, futuro papa Pio II e “architetto” di Pienza), la pieve è costituita da un tozzo ed essenziale edificio di architettura romanica originario del Settimo secolo, ricostruito nel Tredicesimo e restaurato nel 1925.

A un primo e veloce sguardo nulla sembra fuori posto; sembra anzi essere in una delle tante pievi di arenaria lungo la via francigena e, a dire il vero, neanche tra le più belle, con quel campanile cilindrico che sembra quasi mozzato in cima. Tuttavia, avvicinandosi all’ingresso, strane, bizzarre e pagane figure adornano mura, capitelli, bifore e frontoni. Una cariatide nella bifora sopra l’ingresso sembra una dea madre cretese e non una madonna cristiana, una sirena con due code al centro del bassorilievo del frontone con accanto un uomo pesce e altre stravaganti bestie riportano alla mente un tempio dedicato a Poseidone e poi ancora due visi da baphomet sui capitelli del portale, un “nodo infinito” sullo stipite destro dello stesso portale e, all’interno di questo, dei fiori. Oscure ma ricche di simboli le tre navate interne, che non disdegnano figure di serpenti e, nella cripta, “irragionevoli” omphalos delfici per un risultato di totale confusione “spirituale”.

La confusione mette sete, penserete voi. Ebbene sì, ma alla birra arriveremo a breve perché la sete di questo luogo è, per molti studiosi, il frutto del passaggio del più sacro dei calici della cristianità, il cui ricordo starebbe proprio nei fiori degli stipiti e nei tanti simboli e messaggi che l’illuminato Papa Pio II volle conservare a memoria di una verità, vera o presunta, che i Piccolomini non potevano celare.

Scura, buia e misteriosa non è solo la chiesa della Pieve di Corsignano, ma anche la Robust Porter del birrificio artigianale Brasseria della Fonte, a poco più di 3 chilometri e mezzo dalla Pieve di Corsignano. Nato nel giugno del 2016 e meno ricco di simbologie rispetto al sito romanico da noi descritto, il birrificio di Samuele Cesaroni, situato all’interno di un agriturismo (Podere Fonte Bertusi di Sopra), si afferma e fa apprezzare per uno stile pulito e coerente della produzione, ma anche e soprattutto per un proprio luppoleto di 430 piante. L’attenzione agli ingredienti, a cominciare dai malti, è maniacale, così come per i luppoli, le spezie e, last but not least, l’impianto di produzione.

Tra le oltre dieci birre realizzate, abbiamo scelto la nera Porter, frutto di un mix di malti davvero da record, con il Pale a fare la parte del leone, accompagnato dai tostati Brown, Chocolate, Carafa II special e Roasted barley, solo per citarne alcuni. L’assaggio è appagante e di fruibile beva, gradevole nell’appeal tostato e di ottimo equilibrio nella componente amara. Il colore è un nero inebriante e talmente scuro che sembra celare bizzarri gusti, appassionanti suggestioni e oscure conoscenze, proprio come la cripta della vicina Pieve di Corsignano.

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