Magistralmente birbante, anzi Beerbante

di Alessandro Brizi 03/03/17
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Magistralmente birbante, anzi Beerbante

«Franti, tu uccidi tua madre! Tutti si voltarono a guardar Franti. E quell’infame sorrise». Questa frase è forse il punto più basso, in assoluto, di quel libro per ragazzi che è Cuore di Edmondo de Amicis, il cui scopo, tutto reazionario e sabaudo, doveva essere quello di insegnare ai giovani “italiani” del neonato Regno (fu pubblicato nel 1886) le virtù civili. Enrico Bottini, lo ricorderete, è il protagonista: languido, cortese, buonista (non buono), moralista e rampollo di quella borghesia ottocentesca torinese che dà il voltastomaco. Franti è invece l’antagonista: un birbante, un indisciplinato, uno che, secondo Enrico, ride troppo. A noi Franti piace, perché non piace Enrico e neanche l’inutile Cuore. Franti piace a molti e piaceva anche a Umberto Eco che nel 1975, in Diario Minimo, lo rivaluta scrivendo che il giovane birbante «nel cosmo del Cuore rappresenta la Negazione, ma – strano a dirsi – la Negazione assume i modi del Riso. Franti ride perchéè cattivo – pensa Enrico – ma di fatto pare cattivo perché ride. Quello che Enrico non si domanda è se la cattiveria di chi ride non sia una forma di virtù, la cui grandezza egli non può capire poiché tutto ciò che è riso e cattiveria in Franti altro non è che negazione di un mondo dominato dal cuore, o meglio di un cuore pensato a immagine del mondo in cui Enrico prospera e si ingrassa».

Il nostro birbante della birra è Paolo Pezziga, patron del Beerbante in quel di Colorno, Parma. Nato nel 2009, il birrificio di Paolo è un esempio di polifunzionalità produttiva del mondo brassicolo: in sostanza oltre a una propria linea di prodotti, Pezziga ha sempre lavorato per conto terzi. Quest’ultimo aspetto ha fatto di Paolo uno tra i più bravi e capaci mastri birrai del Paese. Immaginazione, apertura mentale, scoperta ma anche tradizione e rigorosità sono gli ingredienti quotidiani di un lavoro che, letteralmente, si sdoppia per farsi poi ancora in quattro, in otto, in sedici e così via. Tutto questo pensare e creare si riversa poi nelle birre di casa: otto referenze che vanno da Biancaneve a Babbo Natale (la Santa Bante), passando per numerosi stili, profumi e colori.

Tra tutte abbiamo scelto la Magistrale, una Golden Ale esemplare, ricca, persistente, luppolata e “intransigente” nell’amaro: una birra da laurea insomma, quella che Franti nel Piemonte dell’Ottocento non avrebbe mai preso ma che, ne siamo certi, nella California degli anni Ottanta gli avrebbe fatto poi inventare l’iPhone. Dimenticavamo: Franti era, ovviamente, un bevitore di birra, non di Barolo. Fidatevi!

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