Vino&Vinile;: il “sogno dorato” delle Pergole Torte

di Thomas Coccolini Haertl 19/05/16
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Vino&Vinile: il

MONTEVERTINE, Le Pergole Torte 1990

SIMPLE MINDS, New Gold Dream 1982

C’è un’analogia fra il mondo del vino e quello della musica, richiedono entrambi tempi lunghi: ripetuti assaggi nella degustazione di un vino, ripetuti ascolti nel sentire un disco. Ascoltare musica richiede poi un supporto e il vinile lo è per eccellenza. Foneticamente ed  etimologicamente il vino e il vinile sono correlati a vinum, il vinile deriva infatti dall’etile.

Nei primi anni '90 ero a Firenze per la laurea in architettura, sicché da studente sfrontato (e appassionato di vino) chiamai Montevertine e chiesi di Sergio Manetti: fu una conoscenza fugace, mi disse di andarlo a trovare, forse qualche bottiglia me l’avrebbe tirata fuori. Un uomo che si era trasferito in Toscana per creare uno dei migliori vini al mondo iniziando dal nulla, uscendo coraggiosamente dal protocollo del Chianti per dare massima espressione al sangiovese.

Montevertine, Le Pergole Torte 1990  

Così degustai Le Pergole Torte 1990 e fu una folgorazione. Fui subito attratto dall’etichetta, l’inconfondibile stile del pittore Alberto Manfredi; pensa il caso, per tanti anni ha vissuto nell'appartamento sotto al mio a Reggio Emilia. E poi il vino… che, oltre a Sergio Manetti, deve il suo prestigio anche al grande enologo Giulio Gambelli, scomparso nel 2012.

Un’apertura olfattiva ampia, rappresentativa di un territorio con buone escursioni termiche, fra sottobosco e ginestre al sole, colline che sanno di castagno e di ulivo. Larghissimo al palato, dirompente, ma anche un sangiovese armonico come non mai che nel passaggio in legno fa vacillare i puristi del taglio bordolese. Maturando riconduce a note olfattive di polvere di cacao e cuoio, ma non perde mai la freschezza e i sentori di ciliegia selvatica. Magistrale esempio di un vino del territorio ottenuto con la massima selezione e un ottimo rapporto qualità-prezzo fra i Supertuscan.

Le Pergole Torte è un mio punto di riferimento, traccia un solco nella mia esperienza di "bevitore". Già, un solco, cosa nota anche agli amanti del vinile: per esaltarlo occorre un ottimo impianto stereo. Proprio come una bottiglia di vino, il vinile richiede poi un’adeguata cura e gestualità, va trattato con amore.

Simple Minds, New Gold Dream 1982  

Le stesse sensazioni dirompenti le ritroviamo in Someone Somewhere in Summertime tratta da New Gold Dream, capolavoro del 1982 dei Simple Minds, il disco della maturazione. Uno stile subito inconfondibile che rompe col passato, che annulla i riferimenti della musica pop a cui eravamo abituati; nelle canzoni del “nuovo sogno dorato” le frasi sono rarefatte mentre i chorus contrastano esplosivi.

L’incisione Virgin Made in England è delicatamente quasi monofonica nei momenti intimi dei brani, poi generosa e ampia, tridimensionale nei pieni strumentali.

Dicevamo dell’impianto stereo per l’ascolto, l’High-End. Solo un lungo cammino fatto di moltissimi ascolti rende l’udito pronto a godere di un grande impianto; così solo tante degustazioni renderanno il nostro naso pronto per un gran vino, del resto l’olfatto è l’unico dei sensi che si rigenera sempre. Pensate, esistono impianti che falsificano il suono che diviene colorato, alterando le frequenze di emissione, così come esistono vini elaborati e artefatti.

Se ci abituiamo a sentire un disco solo dalle cassettine del computer le nostre orecchie codificano quella emissione sonora e la prima volta che si è davanti ad un impianto High-End l’esperienza è spiazzante ma superlativa, il nostro corpo si riempie di onde sonore, il cervello si inebria di piacere proprio come se stessimo godendoci l’ampio spettro gusto-olfattivo di un grande vino.

Il giradischi, avendone progettato uno ve lo posso dire, è una sorta di macchina bellica che fa girare il disco senza trasmettegli la benché minima vibrazione, ogni parte è disaccoppiata dalla base, tutte le micro-vibrazioni sono scaricate il più velocemente a terra; non esiste amplificatore o diffusore che possa alla fine correggere un errore della fonte, il disco, quindi il segreto è prelevare bene il suono in modo perfettamente neutro. Se il disco è inciso male, è finita.

Come un vino, se la materia prima è carente, se l’annata non è andata bene, c’è poco da fare… Un impianto High-End e un grande vino coinvolgono la mente, i muscoli, la pancia.

Un dettaglio ancora su New Gold Dream; i Simple Minds hanno chiamano Herbie Hancock per l’assolo di Hunter and The Hunted e il grandissimo pianista jazz si è concesso a 16 battute di sintetizzatore registrando uno dei vertici massimi del disco e della musica pop in generale, sottolineando ancora questa idea di musica pensata per evocare, come dentro Le Pergole Torte il richiamo al territorio e quelle piacevoli latenze di ciliegia selvatica, ginestra e sottobosco ci riconducono ad una Toscana unica e in fondo anche astratta, immateriale e onirica.





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