Riflessioni dall’Italian Taste Summit

di Sissi Baratella 11/02/20
571 |
|
italian wine summit convegno

Interessanti considerazioni sul mondo del vino italiano sono emerse nel corso della prima edizione dell’Italian Taste Summit.

È stato “utile” per i produttori ma anche per noi comunicatori e appassionati di vino l’Italian Taste Summer, il B2B che fa incontrare le produzioni vitivinicole italiane con buyer e operatori stranieri, organizzato da Miro & C.Wine Global Aspect nel Luxury Resort&Spa “Splendido” a Padenghe, Desenzano del Garda (BS).

Circa trenta, da nord a sud isole incluse, le aziende presenti e la loro produzione in degustazione, B2B con gli importatori stranieri (principalmente dell’Est Europa in questa edizione) e con un ambito dedicato alla stampa. Nel corso dell’evento si è tenuto anche un momento di confronto e approfondimento intitolato Rural Heritage in Export, nel tentativo di spiegare che valore hanno i nostri prodotti all’estero e da cosa dipenda. 

Sono intervenuti 

Maria Carmela Ostillio, Associate Professor of Practice di Brand Management e Coordinatore Brand Academy SDA Bocconi School of Management

Leonardo Morosini, amministratore delegato di Lc International

Alberto Bracalenti di Crowe Valente

Carlo Pietrasanta del Movimento Turismo del Vino Lombardo

Caterina Garofalo, Presidente Ainem, Associazione Italiana Neuro Marketing

Mattia Vezzola, enologo di Costaripa 

Analizzando la produzione italiana e cercando di codificare il comportamento dei consumatori stranieri è emerso che, per accrescere il valore del vino made in Italy, i produttori devono iniziare a ragionare come imprese. Complici anche i numerosi strumenti e aiuti che oggi abbiamo a disposizione, vedi OCM, anche le realtà familiari, che sulla famiglia hanno costruito la propria attività, sono chiamate (se interessate al mercato estero) a fare un passo in avanti e a non sottovalutare gli aspetti organizzativi e strategici del mercato… insomma, in poche parole, a mostrare più professionalità e meno improvvisazione

Può sembrare la scoperta dell’acqua calda, ma che il mondo del vino italiano sia ancora fortemente rappresentata da aziende a gestione familiare dove ci si arrangia come meglio si può, lo vediamo ogni giorno. Sia chiaro, onore al merito a tutte quelle famiglie che, insieme, portano avanti un’azienda; resta il fatto che, per determinate azioni di mercato, il “sapersi arrangiare” non basta più.

Un aspetto che ha messo d’accordo tutti i relatori è l’importanza della riconoscibilità della marca (o brand che dir si voglia) derivante da quel valore aggiunto che si attribuisce a un prodotto dalla nomea eclatante per la quale, a parità di qualità, siamo disposti a sborsare di più. 

Posto il mercato estero come l’obiettivo da raggiungere, nelle aziende vinicole (come in ogni realtà produttiva del resto) servono strategia, consapevolezza, identità

Diventare una marca (quindi fidelizzare la clientela, essere associati a uno status symbol, aver acquisito riconoscibilità negli anni) non significa però rinunciare alle proprie origini o rinnegarle, anzi! Ce lo ricorda l’enologo Mattia Vezzola. Vado parafrasando: il valore (che si costituisce negli anni) di un territorio è fondamentale perché contribuisce ad arricchire di significato quello che facciamo, per capire questo valore talvolta è necessario uscire dal territorio per poi tornarci e vedere “casa nostra” con occhi diversi. È stato così che, da ragazzo, ha scoperto che “i vini rosa” all’estero erano bevuti da personaggi di una certa cultura e profilo sociale; un’immagine ben diversa da quella di “vinello rosa della casa” a cui era abituato. Con quelle nuove consapevolezza e visione è nato Valtènesi Molmenti.  

Introduco così un ultimo grande fattore da cui non possiamo esimerci per far conoscere, apprezzare e amare il nostro vino in Italia e all’estero… lo storytelling. (sì, ancora lui!)

Fermo restando che alle parole devono sempre (!) seguire i fatti e i conti devono tornare, lo storytelling ha e avrà sempre un ruolo fondamentale nel descrivere le imprese italiane. È ciò che ci rende unici e soprattutto (in un mondo di numeri, obiettivi e grafici) ci rende umani. È quel pizzico di folklore misto a tradizione che impreziosisce i prodotti e li rende impossibili da replicare, è il nostro valore aggiunto.  





Editoriale della Settimana

Eventi

Agosto 2020
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
·
·
·
·
·
·
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
·
·
·
·
·

Newsletter

Iscriviti alla Newsletter "DoctorWine" per ricevere aggiornamenti ed essere sempre informato.

CANALE YOUTUBE

I NOSTRI CANALI SOCIAL