La Romagna dinamica

di Riccardo Viscardi 06/11/19
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predappio vigneti

Procede speditamente la definizione dell’identità di diverse zone romagnole, in base al principio che il territorio detta le caratteristiche del vino e l’uomo ne definisce lo stile.

Nell’ultimo mese, due interessanti iniziative mi hanno riportato nella mia amata Romagna. In verità mi sono perso la terza visita per un precedente impegno e un po’ mi è dispiaciuto. Dispiaciuto perché l’iniziativa di Predappio, avente come riferimento i vini dello spungone (non è una parolaccia ma il tipo di formazione geologica di Predappio), avrebbe chiuso il cerchio su tre zone che stanno iniziando a fare una buona, talvolta ottima comunicazione atta a sfruttare al massimo la divisione in sottozone (quasi comunali) che qualche anno fa fu presentata alla stampa. In realtà la divisione comunale non è perfetta, anzi a livello geologico per molti comuni è sbagliata, ma è una iniziativa importante che per esempio in Chianti Classico non sono ancora riusciti a fare. 

Per facilitare la comprensione, diciamo che mentre le varie formazioni geologiche sono parallele alla via Emilia, le divisioni per comune sono ad essa perpendicolari; ne consegue che spesso abbiamo in comuni diversi le stesse formazioni geologiche, il che potrebbe creare confusioni nella definizione delle caratteristiche dei vari comuni. Poi ci sono piccole enclavi, come Oriolo dei Fichi e Marzeno, ed altre più ampie come Modigliana che invece hanno una propria identità territoriale e geologica. Per Predappio il discorso è diverso ma la sua identità più vera è quella della cosiddetta Predappio alta, sopra i calanchi, dove dimora lo spungone che l’ha resa famosa. 

Il racconto che si sta sviluppando nelle zone di Oriolo e di Modigliana è simile nei contenuti, anche se comunicato in modo diverso a causa del pubblico a cui viene rivolto. A Oriolo, dove i produttori si sono riuniti nell’associazione della Torre di Oriolo che è anche la loro sede, sono in una fase di rodaggio della loro unità di intenti e si rivolgono al pubblico locale ma invitando a guidare le degustazioni giornalisti forestieri. Mentre a Modigliana sono molto bene strutturati con tutti i produttori all’interno della associazione La stella dell’Appennino che da qualche anno organizza iniziative molto specifiche per “lanciare” il territorio. Marzeno per ora non pervenuto ma è piccolissimo e il riferimento è una delle aziende storiche della Romagna: la Zerbina. 

Il concetto fondamentale è “il territorio detta le caratteristiche del vino (sangiovese) e l’uomo ne definisce lo stile”. Sebbene il focus sia ovviamente sul sangiovese, entrambe vogliono affermare il territorio anche con prodotti da altri vitigni che hanno una storicità locale importante anche se tirati in pochi esemplari. La trovo un’ottima idea per definire ancora di più l’unicità del territorio da promuovere. Ad Oriolo con il centesimino che raggiunge vette ottime (come il Traicolli di Morini), ma essendo un vitigno difficile non ancora omogenee; a Modigliana con la creazione del Modigliana Bianco appoggiandosi a una tradizione che vede presenti sul territorio vini prodotti da uva bianca, non sempre la stessa, piuttosto longevi e caratterizzati da una alta salinità. Uno per tutti il Ronco del Re dell’azienda Castelluccio. 

Due percorsi virtuosi che portano idee nuove e innovative in una zona che ha un po’ dormito negli anni passati ma che ora sta iniziando a correre sicura nella giusta direzione che è quella dell’affermazione di un territorio.





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