L’enoturismo riscopre territori, persone, valori

di Enzo Di Giacomo 27/10/20
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enoturismo

Sono stati oltre 15 milioni gli enoturisti nel 2019 con un giro di affari di 2,65 miliardi di euro. Al tempo della pandemia è uno dei pochi settori turistici che regge.

L’enoturismo è un settore che nel 2019 ha fatto registrare oltre 15 milioni di presenze nelle strutture ricettive delle aziende vitivinicole, nei Castelli della nobiltà di ieri, nelle cantine storiche dove concedersi degustazioni. I 15 milioni stimati di enoturisti che hanno scelto l’Italia come mèta incidono per il 27% del fatturato delle cantine, e per il 36% per le altre attività della filiera turistica territoriale. Il vino nell’enoturismo ha un giro di affari 2,65 miliardi di euro. Il 2019 è stato l’anno con le performance più alte per il turismo del vino. 

L’enoturismo è un patrimonio economico, sociale e culturale da tutelare e promuovere soprattutto in questo periodo di pandemia. È il fascino discreto del vino italiano che non ha rivali se non nella vicina e concorrente Francia. Dalle Alpi alla Sicilia, alla Sardegna è tutto un dispiegarsi di dimore storiche sorte come ville di campagna della nobiltà di ieri con annessi vigneti e uliveti con cantine ancora attive e la crescita dei resort e camere arredate con ogni comfort all’interno delle più note e meno conosciute aziende vitivinicole. Alcune anche con ristorante e chef, utilizzando prodotti locali. Sino a qualche anno fa sembrava la strada per pochi enonauti, per una cerchia ristretta di wine travellers. Oggi invece le strade del turismo del vino sono sempre più affollate, sempre più giovani entrano nel mondo dell’enoturismo.

La stagione 2020 ha confermato che un numero crescente di viaggiatori (wine lovers, enogastronauti e turisti tout court) scelgono l’esperienza enoturistica. Perché il coronavirus ha modificato, ha imposto nuovi modelli con il cosiddetto “turismo della ripartenza”: un turismo di prossimità, accessibile economicamente, integrato con altre esperienze gastronomiche, naturalistiche, culturali, utilizzabile anche a piccoli gruppi, praticabile all’aperto preferendo spesso la vigna alla cantina. 

«A fronte di un 2019 di grandi successi, con 15 milioni di visite in cantine per un giro d’affari di 2,6 miliardi di euro, siamo di fronte a un crollo determinato dalla pandemia, anche se l’enoturismo è uno dei pochi settori turistici che in qualche modo sta reggendo perché il distanziamento all’aria aperta è possibile - commenta il presidente delle Città del Vino, Floriano Zambon-. Nell’immediato sono necessari però incentivi alle imprese, soprattutto con l’inverno alle porte, e sostegni alle cantine per la ricollocazione del vino invenduto. Questo per l’emergenza. Per il futuro invece ci aspettiamo grande attenzione nell’ambito del recovery fund per il sostegno all’agricoltura e all’enoturismo, un comparto che al netto della pandemia è dato in crescita e che può essere una chiave di volta per le economie locali. Un altro aspetto su cui puntare - conclude Zambon - è la digitalizzazione dei territori, conditio sine qua non per l’enoturismo del futuro, sempre più verde, sostenibile e intelligente». 

Anche la pubblicista presta attenzione all’evolversi del fenomeno enoturismo. È in libreria e in edicola la guida “Mangiare e dormire tra i vigneti by DoctorWine” con segnalazione di cantine «che accanto all’aspetto vitivinicolo hanno creato anche un’accoglienza particolare. Alcune con un classico agriturismo, altre con veri relais di campagna, magari realizzando un vero e proprio ristorante, oppure una trattoria tipica utilizzando prodotti locali, veramente a “chilometro zero”» scrive Daniele Cernilli nell’introduzione.  Una guida esperienziale fatta di visite, assaggi, scoperta di territori e persone.    





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