FVG: Rete d’Impresa del Pinot nero

di Stefania Vinciguerra 20/12/18
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Tavola rotonda FVG tovaglietta bicchieri

Sono 9 i produttori riuniti nella Rete d'Impresa Pinot nero FVG per valorizzare il vitigno presente in regione da metà Ottocento.

In Italia, si sa, non è mai facile mettere insieme aziende che - almeno sulla carta - sono concorrenti. Ma ormai sta capitando sempre più spesso che produttori più attenti si rendano conto di quanto sia sbagliato non unirsi per fare massa critica e aggredire i mercati. Se poi, oltre all'aspetto commerciale, si condivide un progetto, allora il più è fatto.

È quanto è capitato in Friuli Venezia Giulia, dove nove produttori - provenienti da zone vinicole diverse della regione - si sono riuniti in una Rete di Impresa sotto il comune denominatore del pinot nero. Nata tre anni fa con il progetto di valorizzare questo difficile vitigno diffuso da secoli nella regione, la Rete - costituita da Castello di Spessa, Conte d'Attimis Maniago, Masùt da Rive, Russolo, Zorzettig, Gori, Jermann, Antico Borgo dei Colli e Antonutti - ha deciso di appoggiare lo studio portato avanti dall’Università di Udine per ottenere nuove selezioni di pinot nero resistenti alle malattie.

In una tavola rotonda promossa dalla Rete d'Impresa Pinot nero FVG e dedicata al vitigno, seguita da una degustazione dei Pinot Nero prodotti dalle aziende aderenti, è stato illustrato il progetto dal professor Enrico Peterlunger, docente di viticoltura presso il Dipartimento di scienze agroalimentari, ambientali e animali, che ha trattato l'aspetto "tecnico" delle sperimentazioni volte al miglioramento genetico delle varietà di uve. Le cantine associate nella Rete d’Impresa mettono a disposizione dell'Università spazi nelle loro vigne per piantare cloni di pinot nero su cui saranno effettuati studi che permetteranno di portare avanti la ricerca. L'agronomo Carlo Petrussi, invece, ha tracciato la storia del vitigno nella regione per arrivare alla situazione colturale attuale: dalla prima citazione del "pinot rosso di Borgogna" in Friuli del 1864 alla sua "sparizione" post fillossera, dalle sporadiche sperimentazioni attive già nel Novecento ad opera di privati, alla scarsa considerazione degli anni '70-80 fino ad arrivare agli studi attuali, con l'individuazione di diversi cloni "friulani", cioè adattati al territorio, a Buttrio, da una vigna di cento anni.

"La collaborazione con l'Università di Udine - ha spiegato il Presidente di Rete di Impresa Pinot nero FVG, Fabrizio Gallo - prevede anche l’erogazione di borse di studio a favore di studenti del Corso di Laurea in Viticoltura ed Enologia per tirocini o tesi di laurea all'estero, in regioni dove il pinot nero è oggetto di studi e di un crescente interesse (con ottimi risultati), come l’Oregon o la Nuova Zelanda". Questo perché, da bravi imprenditori, i produttori associati ritengono fondamentale la formazione di giovani tecnici che in futuro possano contribuire concretamente alla crescita del pinot nero, invogliando anche altre aziende - ce ne sono 86 che lo vinificano in regione - ad entrare nella Rete.

E veniamo adesso alla degustazione, il racconto liquido di nove differenti realtà territoriali (con provenienze da denominazioni diverse e terreni diversi) e aziendali (con differenze dovute all'età dei vigneti, alle tecniche colturali, alle fermentazioni in acciaio o in legno, così come gli affinamenti).

Antonutti ha presentato il Pinot Nero Friuli Grave Doc 2017, chiaro di colore, fruttato, dalla bocca fresca e giovanile. Zorzettig, il cui Pinot Nero è Friuli Colli Orientali Doc, ha proposto l'annata 2016, con un vino più carico nel colore, con note speziate e di frutti rossi e la bocca più piena. Stessa denominazione e stessa annata per il Pinot Nero di ABC (Antico Borgo dei Colli), dalle note di fragolina con un leggero sottobosco e una bocca leggiadra e abbastanza morbida. Conti D'Attimis Maniago, i cui dati aziendali sul pinot nero risalgono all'immediato dopoguerra, ha portato l'annata 2017, anch'essa della Doc dei Colli Orientali. Un vino diverso, speziato, con frutti di bosco in confettura e trama gustativa piena e strutturata con un finale leggermente amaricante.

Nemas 1 è il nome del Pinot Nero Friuli Colli Orientali Doc di Gori, annata 2015, dal singolare impatto olfattivo fungineo e di sottobosco, pur mantenendo una base fruttata, molto fresco e sottile al gusto, abbastanza morbido. Jermann (Collio Doc Red Angel 2015) ha presentato un Pinot Nero elegante, con note di sottobosco e sbuffi agrumati, su un letto di frutti rossi, saporito al gusto. Note olfattive particolari, balsamiche, con incenso, more mature e tabacco, caratterizzano il Grifo Nero 2015 di Russolo, dalla bocca calda ma di buona acidità. Il Maurus 2015 di Masut da Rive, Friuli Isonzo Doc, rivela un buon frutto rosso che emerge su note di humus e sottobosco, con una leggera scorza agrumata, la bocca fresca e rotonda. Ha chiuso la degustazione il Collio Doc Casanova 2015 del Castello di Spessa, dal naso intenso, fine e fruttato con ribes e frutti rossi, cenni di humus, fresco ed elegante, abbastanza pieno, piacevole.





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