Dream Verona and Drink Soave

di Sissi Baratella 12/09/19
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soave versus DoctorWine

Questo recita il claim dell’evento veronese che si svolge ogni anno in Gran Guardia, organizzato dal Consorzio Tutela Vino Soave. 

Un ripasso veloce… Soave: vino bianco dell’est veronese, base garganega (che possiamo trovare al 100%) con piccola aggiunta di trebbiano di Soave. Il vino è doc, può appartenere alla zona classica, ovvero quella storica e originaria per la produzione di questo vino, oppure no. Il suolo è vulcanico, parliamo di circa 6000 ettari vitati, sia a pergola (tradizionale e per certi aspetti caldamente raccomandata) che a guyot. Le uve possono essere declinate come vino bianco secco e fermo, come spumante o come vino dolce (Recioto). Da quest’anno la denominazione e il territorio, già insignito dalla FAO del titolo di patrimonio dell’umanità per l’agricoltura, si arricchisce con l’ingresso delle Unità Geografiche Aggiuntive.  

Come ogni anno Soave Versus, alla sua XIX edizione, ha animato la loggia del Palazzo della Gran Guardia, in piazza Bra a Verona, dal 30 agosto al 2 settembre. Anche se l’evento ormai è conosciuto e rodato, le novità non mancano mai e, sebbene anche la location sia sempre la stessa, Soave Versus è in grado di raccontare e proporre qualcosa di nuovo ogni anno.

Questa edizione è stata senza alcun dubbio la prima grande occasione per iniziare a prendere confidenza con le UGA, le unità geografiche aggiuntive. Trentatré menzioni che dobbiamo imparare a conoscere sempre più da vicino, a mio avviso fondamentali per capire intimamente il territorio e saperlo apprezzare nelle sue sfumature. 

Le UGA non circoscrivono una vigna, ma una vera e propria sottozona identificata e identificabile per composizione del suolo, altitudine, pendenza e sistema di allevamento. Riguardano meno del 40% dei vigneti, si trovano sia in zona Classica (per lo più) che in zona Doc. Per i produttori, in pratica, significano vinificazioni separate e maggiori controlli. Interessano solo vigne collinari e sono le seguenti: Castelcerino, Colombara, Froscà, Fittà, Foscarino, Volpare, Tremenalto, Carbonare, Tenda, Corte Durlo, Rugate, Croce, Costalunga, Coste, Zoppega, Menini, Monte Grande, Ca’ del Vento, Castellaro, Pressoni, Broia, Brognoligo, Costalta, Paradiso, Costeggiola, Casarsa, Monte di Colognola, Campagnola, Pigno, Duello, Sengialta, Ponsarà, Roncà – Monte Calvarina.

Credendo noi di DoctorWine molto nel territorio e soprattutto essendo sostenitrici della zonazione, questa notizia è giunta positivamente alle nostre orecchie, ma confesso di aver avuto bisogno di andare un po’ più a fondo e prendermi il mio tempo per farmi un’idea più definita. Tempo che ho impiegato visitando aziende e vigneti qua e là per la Doc. Al termine del mio girovagare la conferma di quello che fino a quel momento era ancora un’intuizione è arrivata rileggendo una comunicazione ufficiale del Consorzio dove una frase è, per me, la chiave di tutto: si parla di valorizzazione della denominazione. 

Secondo la Treccani la parola “valorizzare” ha il seguente significato: Mettere in valore, conferire o accrescere valore a qualche cosa […] attribuirle un valore superiore al precedente. E allora mi sono immaginata che Consorzio e produttori abbiano sentito il bisogno di fare un passo indietro su decisioni prese nel 1968 (nascita della Doc) e di rivedere la zonazione. Riconoscere che non si attribuiva il dovuto valore alle cose la trovo una scelta ragionevole e rispettosa, senza ovviamente nulla togliere alla menzione “Classico” che identifica la zona più storica e le origini temporali della viticoltura dell’est veronese.

Girovagando per le vigne e degustando vini delle varie zone appaiono chiare le diversità; anche quel “sentore di vulcano” che è sempre e comunque presente talvolta emerge prepotente talvolta è più un ricordo… e allora come rispondereste voi alla domanda di un consumatore che chiede “perché lo stesso vino è diverso”? La risposta, a mio avviso, è la zonazione. 

Come sempre ognuno è libero di pensarla come crede, io personalmente penso che il veronese vitivinicolo in generale (così variegato da interessare zone piane e zone collinari, fiumi, laghi e vulcani spenti, suoli calcarei, colline moreniche, sabbie, vigne fronte lago e vigne in altitudine, tantissime varietà locali e pure qualche internazionale, cantine da milioni di bottiglie e piccolissimi produttori) ha un gran bisogno di zonazione e non prenderla in considerazione è un’opportunità persa per raccontare e descrivere intimamente le denominazioni e i loro vini. 

Ma tornando a Soave Versus, davvero interessanti e istruttivi i laboratori e le master class; una su tutte “L’ora del casaro”, in collaborazione con il Consorzio tutela formaggio Monte Veronese Dop. Bambini e adulti (ma soprattutto adulti…) si sono cimentati nella realizzazione del formaggio, oltre a degustarlo guidati da un docente esperto. 

Non sono mancate le emozioni per il concorso Miglior Sommelier del Soave, dove sommelier Ais da tutta Italia si sono sfidati a calici di Soave finché “ne rimarrà soltanto uno”. Il titolo di V Miglior Sommelier se l’è aggiudicato André Senoner che da oggi porterà avanti il nome di questa denominazione e di questo territorio come vero e proprio ambasciatore. André, altoatesino di nascita, oggi lavora come sommelier al Castel Fragsburg di Merano, andate a trovarlo e mi raccomando chiedetegli un Soave! 

Se territorio è stata una parola davvero molto usata durante l’ultima edizione di Soave Versus non sono mancate, sebbene indicative, anche le previsioni vendemmiali. La stagione 2019 promette bene; abbiamo avuto piogge abbondanti come anche tanto sole nel cuore dell’estate; pare anche che, finalmente, in questo momento dell’anno iniziamo a percepire sensibili sbalzi termici tra il giorno e la notte, preziosi e fondamentali per la maturazione fenolica delle uve. A proposito di uve… garganega in primis insieme alle varietà minori presentano quest’anno grappoli più spargoli del solito ovvero dagli acini leggermente più piccoli ma soprattutto distanziati tra loro. Da non sottovalutare anche un altro aspetto dell’uva di questo anno, ovvero la buccia sottile (responsabilità dell’andamento climatico dalla primavera a oggi) che espone il grappolo a un maggior rischio di scottature ma soprattutto al marciume qualora dovessero giungere piogge abbondanti e le bacche dovessero gonfiarsi troppo. Ma non v’è dubbio che il fattore determinante l’esito del raccolto 2019 sia la grandine. Quella non perdona, e i contadini lo sanno bene… alcuni vigneti sono stati “vendemmiati” in largo anticipo dalla imprevedibile e inarrestabile precipitazione vanificando in pochi attimi la possibilità di fare il vino. Questo purtroppo è uno dei rischi a cui i contadini vanno incontro ogni anno, il famoso rischio imprenditoriale.

Poco meno di cinquanta i produttori presenti al walk around tasting, più i partner del gusto e gli sponsor tecnici. Tanti, e tutti imperdibili, i volti del Soave da conoscere da vicino, calice alla mano. Da tenere d’occhio i giovani vignaioli… sono tantissimi e tutti con le idee molto chiare. Hanno preso in mano le aziende di famiglia e ci stanno mettendo del loro, non si fanno spaventare facilmente e sperimentano giorno dopo giorno, stagione dopo stagione. 

In bocca al lupo a tutti per la vendemmia e ricordiamoci di… Sognare Verona e Bere Soave





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