Con la Docg Tullum, considerazioni sull’Abruzzo

di Riccardo Viscardi 31/07/19
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Tollo, Abruzzo

Se la visione della realtà produttiva e le successive mosse non sono condivise, difficile far crescere una denominazione e una regione.

Una Doc piccola, solo 18 ettari totali, che i tre rappresentati della stessa riescono a far passare a Docg è una notizia? Non proprio, soprattutto in assenza dei vini che da questa Docg dovranno nascere, ma ci dà l’occasione per alcune considerazioni sull'Abruzzo.  Le riflessioni sono nate durante una cenetta in loco a bordo piscina, dopo aver ascoltato le parole degli intervenuti che rispecchiano le anime presenti nella regione e ci permettono delle considerazioni amare o dolci, a secondo di quale delle due idee di sviluppo territoriale si affermerà. 

Si suppone che se c’è un incoming per lanciare una nuova Docg i futuri protagonisti siano tutti presenti e contenti di presentare questo passaggio di solito importante per la denominazione. Purtroppo prima delusione, dei tre produttori, l’unica azienda privata non ha mandato i vini e nemmeno si è presentata adducendo che i costi dell’evento fossero troppo onerosi: circa mille euro. Beh se una Docg nel tuo sconosciuto territorio per te non vale 1000 euro mi pare che ci siano dei problemi sulle priorità che dai al tuo lavoro ma “non camminando una settimana nelle scarpe” del produttore non daremo giudizi. 

Degli altri due produttori, entrambe cantine sociali molto affermate nella regione, abbiamo notato una interpretazione di questo avvenimento totalmente diversa. Della serie evviva la coerenza. Mentre una realtà vedeva nel futuro una possibilità di lanciare la zona, affermarla con dei vini di alta qualità, onde creare un circolo virtuoso che desse un segnale all’intera regione, l’altra parte chiedeva degli immediati plusvalori da ridistribuire subito ai soci conferitori della zona, in quanto Docg . Una visione che fatico a condividere, si ridistribuiscono degli utili una volta raggiunti degli obbiettivi e in questo caso sarà forse meglio investire parte di questi utili, se ci dovessero essere, sul territorio per cercare di marginalizzare maggiormente il prodotto, e non cercare una rendita dovuta solo al passaggio alla Docg, che bene che vada ti porterà un € 0,15 in più in Gdo. Anche perché i numeri per la Gdo non ci sono e non è certo quello il canale per valorizzare una Docg nuova che comunque insiste su un vitigno, il Montepulciano d’Abruzzo, che non stacca all’ingrosso più di € 0,65 al litro. 

Come dicevamo, i numeri della Docg Tullum sono piccolissimi, 18 ettari vitati in relativa crescita e solo il 70% della produzione viene imbottigliato. Il Montepulciano rappresenta 8 ha, il pecorino 5,5 e la passerina poco più di 4. Mi sembra evidente che speculare solo sulla Docg sia piuttosto aleatorio. 

In Abruzzo dobbiamo ricordare che anche il pecorino, che stava impattando molto bene sul mercato per la sua grande personalità che ben si adatta alla variabilità di situazioni ambientali e pedologiche abruzzesi, ha avuto una battuta d’arresto, perché, invece di gestire il successo che si stava vivendo, qualche “genio” ha pensato di speculare sul breve periodo triplicando la superficie vitata in pochi anni e inondando di prodotti di bassa qualità il nascente mercato. Risultato: una diminuzione drastica del costo delle uve con relativo abbassamento della qualità media del prodotto. 

Finiamo con un piccola riflessione: forse le cantine sociali dovrebbero capire perché a fronte di oltre l’80% della produzione di Montepulciano d’Abruzzo che hanno in mano, ben oltre il 60% sia imbottigliato fuori regione. Questo fatto rappresenta un grosso problema, qualitativo prima ed economico dopo o viceversa. Spero che il Pecorino non faccia la stessa fine e che una piccola Docg come la Tullum sia il germe per una rinascita di questo meraviglioso territorio e dei suoi fantastici vitigni.

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  Prodotto Pubblicato il Autore Categoria Leggi
Tullum: da Doc a Docg 05/07/2019 Redazione Wine world news




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