Autochtona 2019 vista da giurato

di Vignadelmar 08/11/19
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Autochtona 2019 - vincitori

Il salone nazionale dei vini italiani da vitigno autoctono, organizzato dalla Fiera di Bolzano, come ogni anno ha previsto anche il concorso Autochtona Award.

Nebbiolo, sangiovese, aglianico, negroamaro, verdicchio, fiano. Ecco un piccolo elenco di vitigni autoctoni italiani. Se solo pensiamo un attimo a quali e quanti vini di altissima qualità ci vengono prodotti, iniziano a tremarci le vene nei polsi. Ma questa è solamente una piccola parte dell'immenso patrimonio dei vitigni autoctoni italiani, che in realtà sono centinaia, molti di più che nel resto del mondo tutto insieme. È un patrimonio di biodiversità, di colori, aromi, sapori di ineguagliabile valore, ma ancora complessivamente scarsamente conosciuto e valorizzato.

Per colmare questa lacuna, la Fiera di Bolzano organizza da più di quindici anni Autochtona, il salone nazionale dedicato appunto a valorizzare e far conoscere, in Italia e nel mondo, i nostri vitigni autoctoni. All'interno di questo salone si organizza un concorso enologico, Autochtona Award, che mi ha visto come componente della giuria.

Esser stato componente della giuria è stato molto interessante: mi ha permesso di testare una delle realtà più dinamiche del nostro panorama vitivinicolo e di constatare il relativo ritardo di conoscenza nel grande pubblico dei consumatori medi ed anche nei giornalisti internazionali. Certamente negli ultimi anni molto è cambiato: la consapevolezza e la determinazione dei produttori, la curiosità dei consumatori e, cosa importantissima, i giornalisti stranieri, a forza di essere chiamati a confrontarsi con i nostri vitigni autoctoni, incominciano a ben districarsi, a riconoscerne la tipicità ed il valore.

Tutto bene dunque? No. Una simile ricchezza unica al mondo meriterebbe un successo ben maggiore, sia per quanto riguarda il numero dei produttori partecipanti, sia gli attori istituzionali che dovrebbero garantire a iniziative come questa ben altri finanziamenti. Però non vorrei essere frainteso: l'accesso di pubblico ai banchi d'assaggio è stato enorme, i produttori presenti erano disponibili e contenti, forse perché a proprio agio in un format poco paludato e poco istituzionalizzato. Anche noi della giuria siamo stati perfettamente messi in grado di giudicare i vini in concorso con tranquillità e condivisione.

La giuria era composta da enotecari, giornalisti italiani e stranieri, sommelier. Abbiamo valutato una novantina di vini, uno per produttore, suddivisi nelle classiche cinque categorie enologiche dei concorsi, alle quali l'organizzazione ne ha aggiunte due per sottolineare la tipicità del concorso stesso. È stato molto interessante e divertente, perché è insolito dover giudicare consecutivamente vini così diversi fra loro, pur se magistralmente suddivisi dall'organizzazione, almeno per alcune particolarità gusto olfattive. Il livello qualitativo medio è stato più che buono, con alcune punte di eccellenza specialmente fra i vini rossi. Complessivamente abbiamo testato vini tipici, ben fatti, frutto di pratiche colturali ed enologiche di qualità. Sicuramente negli ultimi anni si sono fatti grandi passi avanti.

Tutto bene dunque? No. Per spiegarne bene i motivi devo necessariamente proporre una riflessione: come ho scritto prima, ogni produttore poteva presentare alla competizione un solo vino, a sua insindacabile scelta. Noi giurati, sia il giorno precedente la gara, sia in quello successivo, ci siamo fatti un esaustivo giro ai banchi d'assaggio. Col senno di poi devo constatare che un discreto numero di produttori ha deciso di partecipare al concorso non con il proprio vino migliore, ma con un altro, frutto forse di un’errata autovalutazione qualitativa, oppure privilegiando un aspetto commerciale. Trovo sia una visione miope, autolesionista, che non contribuisce come dovrebbe alla crescita complessiva del comparto. 

Infine, voglio fare i complimenti a tutta l'organizzazione: ogni aspetto del concorso, dei banchi d'assaggio, dell'ospitalità, era veramente curato nel dettaglio. Non credo manchi niente a che questo evento diventi più compiutamente rappresentativo del panorama “autoctono” italiano. Ce ne sarebbe un gran bisogno.

Ed ecco i vini premiati:

  • Miglior Vino Bianco: Trentino Nosiola 2018 Maso Poli
  • Miglior Vino Rosso: Barbaresco Basarin 2016 Cantina Adriano Marco e Vittorio
  • Migliori Bollicine: Lambrusco di Sorbara La Prima Volta Dosaggio Zero Metodo Classico 2015 Cantina della Volta
  • Miglior Rosato: Grotta dei Lamponi Nerello Mascalese 2018 Serafica Terra di Olio e Vino
  • Miglior Vino Dolce: Bianchello Monsavium 2011 Fiorini
  • Premio Speciale Terroir: Sizzano 2016 Villa Guelpa
  • Premio Speciale Spirito di Vino: Spumante Sanrosé Extra Brut 2016 TerraQuilia (Metodo Ancestrale da uve sangiovese) 




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