La crisi russa e il vino italiano

di Chiara Giovoni 22/04/16
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La crisi russa e il vino italiano

Per chi degusta vino e racconta il mondo del vino italiano attraverso le storie di chi lo produce, è sempre molto interessante (e personalmente credo doveroso) farsi ogni tanto un “bagno di realtà” nel mercato del vino, osservando come e dove il vino si vende e si compra. Quale migliore occasione del Vinitaly, per approfondire la situazione del mercato russo. In un’Italia di aziende vinicole che guardano sempre più all’export per portare in ordine il conto economico, è stato piuttosto impressionante approfondire lo stravolgimento di un mercato che era importantissimo e che ha subito un crollo vertiginoso causando non poche preoccupazioni. La Russia è un Paese che ha visto crollare la sua crescita economica (il dato del Ministero dello sviluppo economico Russo – dopo anni di stabilità di crescita attorno al 5%, ha visto lo 0,6% nel 2014 e una recessione con il -3,7% nel 2015), una conseguenza prevedibile a causa della politica internazionale degli ultimi anni.

A portare a una fitta platea particolarmente attenta una dettagliata analisi dei dati di mercato è stato Maxim Kashirin, CEO del Gruppo Simple, uno dei maggiori attori nel settore wine&spirits in Russia, nonché il leader di mercato nell’importazione di vini italiani, specie di fascia premium. Il primo punto affrontato sono state le condizioni economiche generali della Russia, un paese travolto dalla crisi in Ucraina e dalla difficile situazione in Siria, che ha causato un significativo crollo dei prezzi del petrolio, e di riflesso il crollo del valore del rublo nel cambio con euro e dollaro. Un fattore non da poco se si pensa che fino al 2015 il cambio era poco sotto a 50 mentre oggi siamo circa a 90, che significa che il prezzo di una bottiglia importata è quasi raddoppiato per il consumatore in meno di due anni. A questo si aggiunge che l’inflazione è cresciuta dal 7,6% al 16,2% e il potere d’acquisto dei consumatori è drasticamente sceso, di fatto penalizzando tutti i beni non necessari. Ultimo ma non meno importante l’elemento politico, in una Russia in cui Putin ha sancito l’embargo all’agroalimentare (che all’Italia è costato 3,6 milioni di € di mancato export), di fatto la propaganda nazionalista – che sa essere molto convincente - ha investito la popolazione con un richiamo all’autarchia dei consumi, invitando la popolazione a preferire il “made in Russia”, un richiamo la cui conseguenza è stata la scomparsa dagli scaffali di molti prodotti di importazione. L’osservazione più inquietante fatta dal CEO di Simple, è che la politica anti europeista ha portato i Russi a viaggiare molto meno in Italia (-40% sulla base dei visti rilasciati) e l’embargo agroalimentare ha messo in difficoltà tutti coloro che sceglievano la cucina italiana (ristoranti compresi) e che accanto al nostro cibo mettevano una bottiglia di vino del nostro paese.

In questo panorama, con l’import di vino italiano che nel 2015 ha segnato un -19% in valore complessivo (-29% nella fascia premium), ci si chiede se l’export italiano in Russia abbia ancora qualche speranza. La risposta di Kashirin (a mio avviso abbastanza confortante) è che prima o poi la crisi dovrà finire. E questo per almeno due validi motivi. Il primo è che la Russia non produce vino, o almeno, quello che produce al sud non ha la qualità paragonabile al vino di importazione: da qui l’assunto che prima o poi le eccellenze italiane che sapranno resistere alla crisi e che hanno un partner forte nel mercato Russo torneranno a rendersi necessarie sia nell’Ho.Re.Ca che nel Retail. La seconda è che il governo russo ha attivato una campagna per la salvaguardia della salute contro il consumo di superalcolici, e sappiamo che i distillati nazionali rappresentavano il primo prodotto di consumo, seguito dalla birra locale (che non è nemmeno considerata propriamente un “alcolico”) che ha visto una crescita enorme. L’alternativa resta il vino di importazione anche dall’Italia, e se, come si pronostica, tra qualche mese le sanzioni e l’embargo saranno sospese, bisogna tenersi pronti, perché la Russia adora bere italiano.





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