Dazi Usa: pericolo rimandato per 6 mesi

di Redazione 16/02/20
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Il Segretario di Stato americano Sonny Perdue e la Ministra delle Politiche agricole on. Teresa Bellanova

Sollievo generalizzato per la decisione del governo americano di mantenere lo status quo sui dazi nei confronti dei prodotti agricoli europei importati negli USA.

Dopo i liquori ‘made in Italy’, colpiti dai dazi dal 18 mese di ottobre 2019, anche i vini esportati negli Stati Uniti potevano da oggi rischiare pesanti rincari. Le trattative serrate tra il presidente della Commissione EU Ursula von der Leyen e l’amministrazione Trump hanno per il momento scongiurato il pericolo. In tale processo, il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha giocato un ruolo senz’altro determinante, mostrando capacità ed autorevolezza e un presidio constante dei tavoli europei.

Il timore di un inasprimento dei dazi Usa all'importazione per i prodotti Dop e Igp è dunque svanito e la filiera può tirare un sospiro di sollievo e concentrarsi sulle azioni per dare stabilità al mercato. La buona notizia arriva in queste ore insieme alla pubblicazione della lista dell'Ustr americana che indica i prodotti soggetti a dazi e nella quale l'agroalimentare italiano non compare.

"Un ulteriore aumento dei dazi oltre il 25% del valore applicato ad ottobre sarebbe stato un duro colpo per tutta la filiera produttiva delle Dop e Igp – ha affermato Cesare Baldrighi Presidente di OriGIn Italia - così come per gli importatori e gli stessi consumatori statunitensi che ricercano nei nostri prodotti distintività specificità. In più occasioni – aggiunge - abbiamo espresso l’auspicio e la convinzione che solo un efficace lavoro delle istituzioni sia italiane che europee sarebbe stato utile alla nostra causa e l’importante risultato di oggi ci conferma di aver ben riposto la nostra fiducia".

“Dall’entrata in vigore dei dazi, il fatturato nel mercato USA, è diminuito in media del 35% - ha commentato Micaela Pallini, Presidente del Gruppo Spiriti di Federvini. - Stiamo assistendo ad un progressivo calo della marginalità delle vendite poiché le aziende si sono dovute far carico di riassorbire parte dei dazi senza incidere sul mercato, a discapito soprattutto delle imprese medio-piccole che costituiscono buona parte del tessuto produttivo. Inoltre, l’incertezza di vedere ogni 6 mesi uno scenario diverso, complica ulteriormente la possibilità di avviare investimenti o strategie”.

Diverso l’umore di Piero Mastroberardino, Presidente del Gruppo Vini di Federvini che ha dichiarato: “Il mercato americano rappresenta il primo sbocco per il nostro vino. Secondo gli ultimi dati, l’export complessivo in valore, nel 2019, ha raggiunto 1 miliardo 750 milioni di euro e una crescita su base annua del 4,2% Ma questo trend potenzialmente rischia di rallentare – concorda con Pallini -. La spada di Damocle dei dazi rimane sui nostri prodotti: tra 6 mesi, con il nuovo round del carosello, le nostre aziende saranno di nuovo in ansia, perché non hanno modo di prevedere con esattezza come programmare investimenti e pianificare l’attività”.

“Il problema dei dazi non si risolve certo con la decisione di oggi – afferma Paolo Castelletti segretario generale di UIV – e continuerà a occupare la nostra agenda politica delle prossime settimane. I dazi sono ancora in vigore per una parte molto sensibile dell’agrifood italiano, così come resta penalizzata la maggior parte del vino europeo. Il fatto che l’agricoltura e il nostro settore paghino una disputa sul settore aerospaziale che sta portando perdite di business e investimenti nel mondo del vino, è estremamente preoccupante e genera incertezza anche per le aziende di quei settori, come il vino italiano, che al momento non sono toccati dalle tariffe”. Da qui la necessità di proseguire nel dialogo con il governo Trump per incoraggiare un processo di distensione delle relazioni transatlantiche. Unione Italiana Vini si appella in primis alla Commissione Europea affinché “trovi un accordo nel brevissimo periodo con gli Stati Uniti per risolvere la questione Airbus – continua Castelletti – ma chiediamo anche ai governi dell'UE e degli Stati Uniti di costruire un’agenda positiva sul commercio, aprendo ulteriormente l'accesso ai rispettivi mercati per il settore vitivinicolo e rimuovendo tutte le tariffe sul vino, nella logica del principio "zero for zero".

Ricordiamo che nell’occhio del ciclone rimangono sempre i nostri aperitivi e liquori.

Nella foto di apertura: Il Segretario di Stato americano Sonny Perdue e la Ministra delle Politiche agricole on. Teresa Bellanova,





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