Approvata la produzione di Prosecco Doc Rosé

di Stefania Vinciguerra 21/05/20
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Stefano-Zanette-presidente-Prosecco-doc-ora-rose

La base ampelografica sarà ovviamente la glera con l’apporto di un 10-15% di pinot nero. Per ora niente raboso.

È ufficiale: il Prosecco Rosé è nato. Il Comitato Nazionale Vini del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, infatti, ha approvato ieri all’unanimità la proposta di modifica del disciplinare di produzione del Prosecco Doc con l’introduzione della tipologia Rosé.

Il percorso intrapreso dal nostro spumante nazionalpopolare è molto coerente: dopo aver aperto la zona di produzione Doc e aver protetto la dizione Prosecco a livello internazionale per evitare gli “scippi” del nome che già stavano avvenendo (grazie all’introduzione nella zona a denominazione del paese di Prosecco, il che ha consentito di definire il nome Prosecco come nome territoriale), la denominazione si è assicurata il successo mondiale e ha portato la produzione a sfiorare il mezzo miliardo di bottiglie, grazie ad accorte politiche di marketing e di prezzo molto aggressive.

Ormai il Prosecco è un fenomeno consolidato e per molti consumatori esteri la parola Prosecco è diventata sinonimo di spumante italiano. Ora, qual è l’altro fenomeno in crescita, se lasciamo un attimo da parte l’amore per le bollicine? Quello per il colore rosa. Quindi l’idea di unire questi due elementi non poteva non venire ai vulcanici vertici del consorzio di tutela della denominazione. Da qui l’iter per l’introduzione nel disciplinare di produzione della tipologia Prosecco Rosé.

Considerando che più della metà dei produttori (o degli imbottigliatori) di Prosecco Doc ha nel suo carnet anche uno spumante rosato, l’idea di riportare tutto sotto il cappello della denominazione Prosecco, che è estremamente ben identificata, non poteva che essere vista positivamente.  

Fin qui, quindi, tutto bene. L’unica cosa che francamente mi lascia perplessa è aver dato spazio al solo pinot nero per “virare in rosa” il colore del Prosecco Rosé (la base infatti rimane l’uva glera) e non aver introdotto anche la possibilità di utilizzare il raboso, uva autoctona veneto-friulana che ha dalla sua una grandissima acidità, il che la rende un’uva idonea alla produzione di spumante, tanto è vero che è già usato da alcuni produttori proprio per gli spumanti rosé. Sono convinta che il binomio glera-raboso avrebbe legato molto di più il nuovo nato al suo territorio di origine.

Nella foto di apertura il presidente del Consorzio di tutela Prosecco Doc Stefano Zanette e un calice brandizzato del nuovo Prosecco Rosé





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