Minestra di sgavajone

di Redazione 14/03/20
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Minestra di sgavajone e Anthium Bellone del Lazio 2018 Casale del Giglio

Tipica minestra in brodo dei pescatori di Anzio che abbiniamo all’Anthium, il Bellone del Lazio 2018 di Casale del Giglio. 

Lo sgavajone è una tipologia autoctona di pesce, simile alle gallinelle di mare, che veniva consumato in famiglia, spesso neanche commercializzato.

Ingredienti per 4 persone:

400 gr. di sgavajoni, 100 gr. di spaghetti, 3 litri d’acqua, 2 spicchi d’aglio, 100 gr. di pomodorini freschi, 2 ciuffi di prezzemolo, sale e olio extra vergine d’oliva q.b., peperoncino se piace.

Preparazione:

Mettere a bollire gli sgavajoni per due ore.

A parte preparare un leggero soffritto di olio, aglio senz’anima, sale, peperoncino tritato finemente, pomodorini e lasciar andare fino ad appassimento di quest’ultimi; togliere l’aglio, passare tutto al setaccio e mettere da parte.

Al completo sfaldamento del pesce, levare la polpa spinata e passare il resto nello chinois, avendo cura di schiacciare bene l’intera massa spinosa.

In una pentola mettere l’acqua di pesce così ottenuta, mischiarla con il pomodoro passato, aggiungere a poco a poco pezzetti di sgavajoni spinati in precedenza e mettere a bollire; quindi aggiungere gli spaghetti spezzati a mano e finire il tutto con prezzemolo fresco finemente tritato.

Vino in abbinamento:

(a cura di Stefania Vinciguerra)

Anthium Bellone del Lazio 2018 Casale del Giglio 

Dorato chiaro con riflessi più accentuati. Al naso frutta esotica matura, come il mango, unita a note fruttate più fresche di melone. Cenni di pepe bianco e pompelmo. In bocca ha buona ampiezza e spessore, ricordi speziati e sfumature floreali. Lungo finale salino.

Zona di produzione: un vigneto di oltre 60 anni franco di piede vicino alla città costiera di Anzio. L’età delle viti, l’influenza diretta del mare, i terreni marini, fanno sì che questa piccola zona sia unica per la produzione del bellone. La costante brezza marina contribuisce a raggiungere la piena maturazione.

Vitigni: bellone 100%, da un vecchio vigneto franco di piede (viti senza portainnesto) dove, grazie alla natura del suolo, la filossera non è riuscita a diffondersi. 

Vendemmia: a fine settembre.

Produzione: la vinificazione avviene in due fasi: macerazione sulle bucce per favorire l’estrazione degli aromi, che restituiscono così le caratteristiche pedoclimatiche del territorio anziate. Dopo la pressatura soffice, segue la fermentazione spontanea con lieviti indigeni, che si protrae per circa 10-12 gg. ad una temperatura di 18/20° C.

Gradazione alcolica: 14% vol.

Temperatura di servizio: 10°C.

Cenni storici: vitigno di origini antichissime, il bellone era diffuso nel Lazio già in epoca romana e citato da Plinio come “uva pantastica”. È presente nell’area che va dai Castelli Romani ai Monti Lepini, sino alle propaggini verso il mare.

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