Parola d’ordine: condivisione

di Katiuscia Rotoloni 09/02/16
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Parola d’ordine: condivisione

Il panorama della ristorazione di qualità capitolina si arricchisce di giorno in giorno di proposte nuove e interessanti. Ultimo, ma non per importanza, èRetrobottega  che lo scorso 23 dicembre ha aperto le sue porte in Via della Stelletta 4, in pieno centro storico tra Piazza Navona, Montecitorio e il Pantheon.

Alessandro Miocchi  e Giuseppe Lo Iudice,  chef giovani ma con esperienze maturate in alcune delle migliori cucine italiane e internazionali, sono gli ideatori di questo “laboratorio gastronomico” , un locale decisamente conviviale dove propongono una cucina naturale e genuina in cui l’innovazione strizza l’occhio alla tradizione e in cui il cuoco interagisce con il cliente. Nel progetto sono affiancati da altri due giovani talentuosi, Gabriele Di Lecce  e Matteo Magagnini. 

L’idea principale è quella di far uscire la figura del cuoco dalle mura della cucina e far in modo che le persone possano assistere alla preparazione del pasto scelto, senza l’intermediazione dei camerieri. Come ci spiega Giuseppe, l’ispirazione è venuta dalla sua esperienza in Giappone, dai luoghi di ristoro dove la gente consuma il pasto direttamente al bancone, spesso anche in piedi, mentre di fronte il cuoco prepara le pietanze che serve direttamente. Questo rapporto così stretto accorcia le distanze e dà modo a chi cucina di conoscere immediatamente il grado di soddisfazione del pasto.  Ci si apparecchia da soli come a casa: davanti ad ogni ospite c’è un cassetto in cui sono contenuti due bicchieri da acqua, le posate, i tovaglioli e una busta con il pane. Un’ampia lavagna posta sulla parete riporta i piatti del giorno e tutto si svolge intorno ad un bancone con 14 posti, dove il cibo proposto viene servito in maniera originale su cortecce o pietre. Se si preferisce, ci si può accomodare sui tavoli sociali appena si entra o su quelli che si trovano nella deliziosa saletta sul fondo. Ricordiamo che qui “condivisione”è la parola d’ordine.


Tutto è italiano: la verdura viene da un produttore di Albano, il pesce da Fiumicino secondo il pescato locale, la carne è fornita da un selezionatore di sole carni nazionali. Come i vini e le birre artigianali. Solo le bibite provengono da un piccolo produttore tedesco.

L’arredamento è realizzato in gran parte con materiali di riutilizzo e sulle pareti porzioni di muro mostrano i mattoncini di cotto della struttura originale del XV secolo rendendo l’ambiente molto suggestivo.

Dulcis in fundo parliamo del menù: che dire? Ho avuto il privilegio di provare diverse pietanze, tutte preparate elaborando gli ingredienti con perizia e rispetto, secondo ricette tradizionali, spesso quasi familiari, in alcuni casi capaci di muovere emozioni e  ricordi “antichi”.  Le teste di polpo in pomodoro ristretto con pane croccante e lo spaghettone condito con la stessa salsa, esattamente come faceva mia nonna, sempre attenta a non sprecare. Oppure i rigatoni con crema di broccolo romanesco e acciuga come preparava  mamma quando rientrava a casa la sera. Da notare che qualunque pasta si scelga è prodotta e trafilata “in casa”.

Le altre portate non sono da meno. Che sia guancia brasata con salsa verde, pesce (secondo il pescato) in guazzetto, piuttosto che il fantastico e semplicissimo panino con frittata e cicoria o il veggie burger, non si rimane delusi. I dolci sono veramente buoni, equilibrati e non stucchevoli.

Retrobottega è aperto dalle 8 alle 22 con un’offerta adatta ad ogni ora della giornata, dalla colazione con torte e biscotti  accompagnati da tè e caffè, centrifughe e succhi biologici fino alla cena.  

  





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