Antica Osteria Stella d’Oro, un viaggio fuori dal tempo

di Francesco Annibali 21/11/17
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Antica Osteria Stella d’Oro, un viaggio fuori dal tempo

A Villa di Verzegnis (UD) sorge l'Antica Osteria Stella d'Oro, cucina povera ma ricercata, squisita.

L’isolamento può giocare brutti scherzi, se non molto di peggio. Senza scomodare il duo King-Kubrick, né Goya, basta ricordare la cronaca più rilevante. Come il caso di isteria collettiva delle indemoniate di Verzegnis del 1878, quando la neve a metri e la conseguente solitudine prolungata provocarono un furente disturbo a parecchie donne della zona, non compreso e dunque bollato come possessione demoniaca dalla cultura positivista del periodo. E da un ambiente sospettoso per la vicinanza dal confine austriaco.

Oggi Verzegnis non ha di queste problematiche – anzi – e da Tolmezzo si raggiunge comodamente in pochi minuti di auto. Dell’isolamento del passato è rimasto solo il lato migliore, con il silenzio e la malinconia della montagna friulana che sembrano addirittura sublimarsi. Qui, nella Carnia  che è una sorta di Friuli in versione concentrata, il dialetto è più conservativo che ad Udine, i boschi sono incontaminati e i piatti sono rimasti immobili, segni di un passato che è stato durissimo.

L’Antica Osteria Stella d’Oro  si trova a Villa di Verzegnis, e il sabato sera crederete di essere gli unici esseri viventi. Osteria di notevole importanza storica, nel 1944 fu requisita dai Cosacchi, agguerrita popolazione nomade dell’est Europa, come rifugio e avamposto militare. A questi soldati, ai tempi alleatisi con i tedeschi, la Carnia fu promessa come territorio in cui potersi stanziare, in caso di vittoria. Le cose, come noto, andarono diversamente e all’indomani della Seconda Guerra mondiale l’Osteria Stella d’Oro tornò nella disponibilità della gente del luogo, che mantenne il logo ben visibile sopra il cancello. Non c’è da sorprendersi dunque se i piatti recitano Storia e Carnia in maniera didascalica, con i Cjarson che riescono ad essere poveri ma ricercati, le cacciagioni didattiche, i Toĉ di Vore (‘intingolo del lavoro’, ovvero salsiccia cotta nel latte e nel formaggio liquido) squisiti. Il tutto accompagnato da una cantina non aggiornatissima, ma con una bella rappresentanza del Friuli che conta.

Ma la sorpresa è nella stanza buia oltre il bar dell’entrata: uno struggente focolare del Seicento , nel quale a fare da cappa è il soffitto stesso. Unico in regione, trasformerà il dialogo con i commensali in una esperienza indimenticabilmente empatica.

Servizio inizialmente trattenuto, ma professionale e gentile. 30 € per un imperdibile viaggio fuori dal tempo. Che è poi quello che si richiede alle Osterie degne di tal nome.

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