La mitica Giannola

di Daniele Cernilli 17/08/15
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La mitica Giannola

Il mondo del vino, ma anche quello della cultura, deve molto a Giannola Nonino. A quell’uragano di passione positiva che è sempre stata, alla sua curiosità, anche un po’ alla sua faccia tosta. Lei fa grappa, o meglio, suo marito Benito fa grappa. Giannola ha semplicemente sdoganato un prodotto povero come quello, rendendolo pari ai migliori distillati del mondo, almeno come immagine, ma anche sotto il profilo della qualità. La popolarissima “sgnapa furlana”, che molti si facevano illegalmente in casa (ma ora in piccole quantità si può), era un distillato di recupero, fatto per utilizzare in qualche modo i residui della vinificazione. Raramente si poteva definire organoletticamente “buona”, molto più spesso “tipica”, “rustica”, erano gli aggettivi che la definivano. Questo nell’era “pre-giannoliana”, perché poi le cose sono drasticamente cambiate, e non solo per quelle prodotte dai Nonino.

Molto ha voluto dire il suo incontro e la profonda amicizia che nacque con Gino Veronelli, che ne divenne mentore e consigliere. Nacquero così nel 1974 le grappe da monovitigno, un’invenzione rivoluzionaria. Nacque per loro un packaging essenziale ma molto innovativo, con le bottiglie che ricordavano i contenitori che si usano per gli esperimenti di chimica in laboratorio, o, più da lontano, degli alambicchi di vetro. Nel 1976 nacque il premio letterario Risit d’Aur (ora Premio Nonino Risit d’Aur), ispirato anche da Veronelli, che fece parte della giuria fin dall’inizio, insieme a personaggi del calibro di Gianni Brera, Mario Soldati, Ermanno Olmi, Giulio Nascimbeni, David Maria Turoldo, Morando Morandini. Il Gotha della cultura italiana dell’epoca. Il tutto pensato, voluto, organizzato da Giannola, giovanissima e bellissima, che ne divenne la vera musa ispiratrice. Furono premiati artisti e letterati di livello internazionale. Amado, Senghor, Levi-Strauss, poi Bocca, Nuto Revelli, Davide Lajolo, Edgar Morin, Renzo Piano. In qualche caso anticipando di qualche anno il Nobel per la letteratura. Il tutto iniziato per la valorizzazione della civiltà contadina e per il recupero dei vitigni autoctoni in via di estinzione. Il tutto realizzato da Giannola con una passione, una vivacità, una determinazione e una personalità da grande protagonista della scena della cultura materiale italiana.

Mossi i primi passi anch’io nel mondo dell’enogastronomia quando iniziò ad invitarmi al Risit d’Aur, nell’inverno del 1981. Conobbi Bruno Giacosa e Mario Schiopetto, Walter Filipputti e Marco Felluga. Conobbi meglio anche Giannola, che mi prese in simpatia e quasi mi adottò. E’ rimasto molto affetto fra noi, da parte mia anche un’ammirazione enorme per una persona che è riuscita a fare cose inimmaginabili, per la sua azienda, certo, ma anche per la sua terra e per i vini friulani, forse come nessun altro, politici compresi. Ora Giannola è affiancata dalle sue tre figlie

 

, Cristina, Antonella ed Elisabetta. Tre donne di valore, che ho avuto la fortuna di conoscere fin da quando erano ragazze, splendide e intelligenti come poche. Ricordo che Giannola mi affidò a loro quando nel 1988 andai in Friuli, ospite della loro foresteria, per realizzare la parte friulana della guida Vini d’Italia del Gambero Rosso e di Slow Food, e quando in quell’occasione ebbi la fortuna di conoscere personalmente Leonardo Sciascia, anch’egli ospite. Antonella ed Elisabetta, forse ventenni, mi portarono a cena al Boschetti di Tricesimo. Alla fine chiesi una grappa di Picolit, e dovetti insistere per farla assaggiare anche a loro. “Sai, non siamo ancora abituate a bere grappa” mi dissero candidamente, e forse con qualche ragione. “E’ meglio che non lo dica a vostra madre, sennò vi ammazza”, replicai. E così fu, tanto che Giannola lo saprà solo se leggerà queste righe.

Nel 2016 il Risit d’Aur compirà 40 anni, penso che i festeggiamenti per una cosa del genere possano partite fin d’ora. Sarebbe il modo giusto per sottolinearne l’importanza e la centralità per il mondo della cultura italiana e friulana in particolare. Un anno intero per prepararci a un evento imperdibile.
 





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