Il clan dei cormonesi

di Daniele Cernilli 22/09/16
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Il clan dei cormonesi

In primavera e spesso anche in estate e nelle belle giornate autunnali dopo la vendemmia, i tavolini di ferro dell’Enoteca di Cormons, nella splendida Piazza XXIV Maggio, dopo le sei di sera vengono lentamente occupati da alcuni personaggi ben noti da quelle parti. A fare gli onori di casa, servendo vini, formaggi, affettati, tutti della zona, c’è Elena Orzan, direttrice dell’Enoteca ma anche maitre, sommelier, confidente e profonda conoscitrice dei retroscena vinicoli di tutti.

 

Seduti, occupati in discussioni appassionate, un gruppo di produttori locali, chiamati un po’ ironicamente “il clan dei cormonesi”, parafrasando il titolo del film “il clan dei marsigliesi” che vide Belmondo e la Cardinale come protagonisti. In questo caso la Cardinale è Elena, sperando che il paragone le faccia piacere, mentre Belmondo, il capo della gang, è probabilmente Dario Raccaro, carismatico e bravissimo viticoltore di Brazzano, che fa un Tocai, pardon, un Friulano, da sballo, quello della Vigna del Rolat. Tutti intorno gli altri, che sono produttori della zona, del Collio e dell’Isonzo, visto che il comune di Cormons comprende nel suo territorio entrambe le denominazioni. Personaggi ormai famosi tra gli appassionati di vini friulani, che rispondono ai nomi di Edi Keber, di Franco Toròs, di Renzo Sgubin, di Sandro Princic, di Roberto Pichech, di Mario Drius, solo per citarne alcuni a memoria. Poi ci sono anche i grandi, come Maurizio Felluga e Loretto Pali con il suo splendido Castello di Spessa, che peròè a Capriva, il comune accanto, ed è stato cooptato fra i cormonesi solo perché possiede anche La Boatina che è nel territorio comunale. Ma loro frequentano meno il club dell’Enoteca e quei tavolini, ai quali ogni tanto è stato ammesso anche il sottoscritto in quanto supposto conoscitore dei vini della zona.

In quelle occasioni le discussioni sui massimi sistemi enologici sono fioccate. Sui vini bianchi “macerati” o “anforati”, sul giusto livello alcolico, con posizioni a volte molto diverse, sulle potenzialità d’invecchiamento di alcune varietà, sul progressivo abbandono del pinot bianco, visto, giustamente, come un pericolo, e sull’avanzata inesorabile del prosecco (l’uva glera) in pianura. Il tutto trattato spesso con fervore, soprattutto da Dario Raccaro, che in quanto a discorsi appassionati non è secondo a nessuno, ma anche con grande competenza e con profonda conoscenza di territori e viticoltura.

 

Una vera accademia di strada, partecipare alla quale è un autentico privilegio, e dove i pareri espressi dai presenti non sono mai banali né scontati. Poi si discute anche sui vari vini in concreto, assaggiandoli, esprimendo giudizi, con gli artefici delle varie etichette a spiegare a tutti le scelte tecniche adottate, il perché hanno deciso di non fare quel trattamento con quel determinato prodotto, o perché hanno cambiato la pressa, o perché si sono convertiti alla viticoltura biologica.

Non è l’unico caso in Italia nel quale si può assistere a incontri tra produttori e a discussioni su reali problemi, tecnici, viticoli o commerciali. È sicuramente però uno dei pochi esempi di dialogo vero, sincero, con un’autentica voglia di confrontarsi che va al di là di orgogli personali o di invidie fra vicini e concorrenti. Tutti insieme a far parte dei soci dell’Enoteca, luogo dove tutti i loro vini possono essere assaggiati, e tutti insieme a discutere.

Non dico che sempre le cose si svolgano in modo sereno e senza intoppi, ma l’atteggiamento positivo c’è e i discorsi, per quanto decisi possano essere, sono sempre molto interessanti. E poi c’è Elena, instancabile, immancabile, la vera madrina dei vini di Cormons, e anche il suo appassionato lavoro è qualcosa di veramente straordinario.





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