Viva la Fivi!

di Daniele Cernilli 10/12/12
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Viva la Fivi!

La Fivi, a scanso di equivoci, è la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, sezione italiana della Cevi, europea, che vede a tutt’oggi l’adesione di circa 700 viticoltori di tutta Italia. In Francia sono 6.000, tanto per intenderci, e rappresentano uno dei principali, se non il principale, interlocutore per il governo sulle questioni riguardanti la legislazione in campo vitivinicolo. Da noi sono in crescita esponenziale, il presidente è Costantino Charrere e tra i suoi dirigenti ci sono Ampelio Bucci, Walter Massa, Matilde Poggi de Le Fraghe, Saverio Petrilli, persone che non devono essere presentate a degli appassionati di vino. Il primo ed il 2 di dicembre, nei padiglioni della piccola Fiera di Piacenza, si sono riuniti, hanno fatto un convegno molto interessante, ma soprattutto hanno organizzato una manifestazione che, secondo me, rappresenta ciò che gli assaggi di vino dovranno essere in futuro. Banchetti, produttori dietro che spiegano personalmente i loro vini, e che li vendono a prezzi convenienti, tagliando la filiera commerciale. Dal produttore al consumatore, insomma.

La manifestazione si chiama Mercato del Vino ed è stato un grande successo di pubblico, ma non di stampa, visto che a parte il sottoscritto, di giornalisti, blogger e quant’altro ne ho visti davvero pochi. C’era Nereo Pederzolli, della Rai di Trento, c’era Fabio Giavedoni, di Slow Food, Chiara Giovoni, ambasciatrice italiana dello Champagne 2012 e blogger, l’Ais locale, e poco altro. Peccato. Per chi si è perso tutto questo, ovviamente. Assaggiare in anteprima o quasi i vini di oltre duecento espositori, veri viticoltori, è stata un’esperienza fantastica e i discorsi che ho sentito fare mi hanno riportato con i piedi sulla terra, in tutti i sensi. La Fivi non appare infatti come “un’altra associazione, per carità!”, ma come l’unica associazione di viticoltori davvero credibile, che si occupa solo del settore vitivinicolo e che ha idee chiare su legislazioni e regolamentazioni. Al di là di logiche troppo localistiche, dandosi una serie di regole che tutti devono e possono rispettare, testimoniando di appartenere al mondo dei vignaioli, non, con tutto il rispetto, a quello dei commercianti o industriali imbottigliatori o della cooperazione, che hanno altri interessi ad altre dinamiche. Legittime quanto si vuole, ma diverse. C’è da auspicare che il loro numero cresca, la vera spina dorsale del mondo del vino in Italia sono loro, se riusciranno ad unirsi potranno rappresentare una “forza tranquilla” propositiva, intelligente, non settaria, e con elementi etici accanto a quelli specificamente economici. Non si può dimenticare che sono loro i “guardiani del paesaggio”, sono loro, insieme agli ulivicoltori, in prima linea contro i dissesti idrogeologici, sono loro a produrre qualità e a rappresentare meglio di chiunque altro le peculiarità dei nostri diversi territori viticoli. Spero proprio che Charrere e gli altri siano capaci di ampliare il numero degli associati e di poter andare in giro per il mondo con l’orgoglio di essere i veri ambasciatori del nostro miglior vino, con le loro facce sorridenti e la loro passione sconfinata.





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