Viva Bio

di Daniele Cernilli 20/01/12
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Viva Bio

Mi fa molto piacere sapere che nell’ambito della 46° edizione del Vinitaly di Verona, che si terrà dal 25 al 28 marzo del 2012, ci sarà per la prima volta il Vivit, un salone dedicato ai produttori biologici e biodinamici. Servirà per dare visibilità a tanti piccoli viticoltori ed è un vero segno dei tempi. Personalmente ho sempre apprezzato quei produttori che vogliono manifestare il loro rispetto per il territorio attraverso pratiche viticole ed enologiche poco o per nulla invasive. Quando mi occupavo della guida Vini d’Italia del Gambero Rosso inventai letteralmente i “tre bicchieri verdi”, ed insieme a Gigi Piumati, all’epoca della conduzione con Slow Food, istituimmo il premio “per la viticoltura sostenibile”, che fu assegnato a famosi viticoltori e tecnici che adottavano pratiche agricole biologiche o biodinamiche. Questo in considerazione del fatto che chi sceglie di lavorare in modo rispettoso dell’ambiente lo fa per motivazioni etiche, che vanno al di là dell’immediata convenienza economica, dimostrando senso di responsabilità e maggior interesse per i processi produttivi sostenibili rispetto a quelli remunerativi.

Detto questo e chiariti i fondamentali, vorrei però anche dire che, come sosteneva peraltro Carlo Petrini nel suo libro più convincente, il “pulito” ed il “giusto”, cioè il sostenibile e l’etico, devono nel vino e negli alimenti in genere essere preceduti dal “buono”. Non basta adottare un processo sostenibile, occorre che quel processo porti poi ad un risultato organolettico apprezzabile, pari o migliore di quello che si otterrebbe utilizzando altri sistemi. Esempi di grandi, talvolta grandissimi vini, ottenuti con viticoltura biodinamica ce ne sono molti. A partire dal mitico Romanée Conti, continuando con i vini di Joly, di Selosse, di Chave, di Zind Humbrecht, per citare i mostri sacri. E da noi ricordo Alessandro Dettori, Moreno Petrini della Tenuta di Valgiano, Querciabella, i vini della Stoppa di Elena Pantaloni, quelli di Elisabetta Foradori in Trentino e di Ruggero Brunori ed Andrea Salvetto alla Cascina La Pertica sul Garda. ed alla Tenuta Manincor di Caldaro. Senza scomodare Francesco Valentini e Josko Gravner che non sono né biologici né biodinamici ma semplicemente oltre ogni definizione per il loro impegno nella vitienologia sostenibile. Tutte queste cantine confermano che è possibile produrre splendidi vini adottando sistemi di viticoltura biologica, biodinamica, o comunque rispettosa dell’ambiente. I vini che propongono sono perciò buoni, puliti e giusti, e non buoni perché puliti e giusti. Una differenza apparentemente sottile, ma assolutamente decisiva. Il mio augurio, sincero, nei confronti di chi s’impegna più di altri nel rispetto dell’ambiente in ambito vitivinicolo, è proprio che aumenti il numero dei vini organoletticamente validi, a fronte di quelli, che ancora esistono purtroppo, che ammantandosi un po’ ideologicamente di filosofie varie, propongono vini folkloristici spacciandoli per gli unici realmente “puliti” e “giusti”.





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