Vintage Tunina

di Daniele Cernilli 12/04/21
1899 |
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Silvio Jermann

Nel momento dell’accordo Jermann-Antinori, fa piacere ricordare la nascita di un’amicizia e di un grande vino.

Silvio Jermann e io abbiamo la stessa età. Ci siamo conosciuti nel 1980, da ragazzi, quando lui, e la sua prima moglie Anna, erano appena rientrati in Friuli dopo un periodo di vita in Canada e stavano ricominciando a lavorare nell’azienda di famiglia, con Angelo e Bruna, genitori di Silvio. Nel 1975, prima di partire, lui aveva iniziato a fare un vino rivoluzionario per l’epoca, vendemmiando le diverse varietà coltivate nella vigna di Monte Fortino, proprio dietro alla vecchia cantina, e vinificando tutto insieme. Un vero uvaggio, insomma. E in quel vigneto c’era del pinot bianco (poi si scoprì che era chardonnay), del sauvignon, e piccole quantità di ribolla gialla, malvasia istriana e persino qualche vite di picolit. Forse anche un po’ di friulano, che all’epoca si poteva ancora chiamare tocai. Fermentazione in acciaio, quasi un anno sui lieviti, malolattica fatta. Qualcosa che era abbastanza diverso da quello che facevano i produttori di punta del Collio, Mario Schiopetto in primis, che puntavano invece su vini da vitigni singoli, vinificati in modo molto moderno per l’epoca. 

Silvio e la sua azienda, con vigneti annessi, erano in un posto particolare, l’Isoletta Collio di Villanova di Farra, una sorta di enclave staccata dal resto della zona, vicino Gradisca, circondata dalla pianura isontina, ma dove i terreni tipici del Collio Goriziano riemergevano magicamente, tanto da essere stati compresi nella denominazione. E Silvio, che aveva studiato enologia a San Michele all’Adige dove era stato compagno di studi di Mario Pojer, voleva invece ritornare alla vecchia tradizione delle sue parti, per la quale i vini bianchi erano sempre stati prodotti con un blend di diverse varietà, tocai, ribolla e malvasia nella fattispecie. Il monovitigno era qualcosa di moderno. 

Ma per Silvio, allora poco più che ventenne, tornare alla tradizione significava provare a fare qualcosa in modo differente, una sorta di vino 2.0 diremmo oggi. Perciò non si avvalse della Doc Collio e chiamò quel vino col nome della Tunina, l’amante povera di Giacomo Casanova, utilizzando uve in parte diverse da quelle tradizionali, e provando a fare un vino diverso e originale. La versione del ’75 fu una sorta di esperimento, poi ci fu l’intermezzo canadese e le annate successive non le fece, ovviamente. 

Ritornò a Villanova nel ’78 e da allora il Vintage Tunina, come lo chiamò, venne prodotto con continuità. Ricordo benissimo le prime annate, i dubbi, le discussioni che facevamo, da ragazzi che volevano fare qualcosa di diverso e d’importante. Luigi Veronelli scrisse sulla sua rubrica di Panorama un pezzo intitolato “Il Mennea dei vini”, paragonando il Vintage Tunina al grande campione di Barletta. Massimo Rustichini, selezionatore e implacabile venditore di vini in Versilia, lo lanciò alla grande. Angelo Paracucchi, grande chef e ristoratore di Ameglia, vicino Sarzana, ne fece praticamente il vino della casa nel suo allora famosissimo ristorante La Locanda dell’Angelo. 

Io ero alle prime armi ma ho condiviso da giovane appassionato e scrittore di cose vinose tutto quel percorso iniziale e la nascita di una vera leggenda enologica. Perciò per me “la Tunina” è sempre stato uno dei vini dei ricordi e della vita. Ancora oggi lo ritengo uno dei grandi bianchi italiani ed è comunque il vino preferito da mio padre Alfredo, classe 1922, che lo considera il migliore che abbia mai assaggiato, e a quasi cent’anni di vita qualche esperienza ritengo che ce l’abbia, visto che beve solo vino bianco dal 1936 almeno. 

Nel momento nel quale Silvio ha ceduto le quote di maggioranza della sua azienda all’Antinori mi fa piacere ricordare quei momenti nei quali si è consolidata un’amicizia che dura fino ad oggi. Mi ha rassicurato sul fatto che “la nostra Tunina” resterà quello che è sempre stata, ma non ne avevo dubbi. Nel frattempo mi sono aperto l’ultima bottiglia di 2014 che ho ritrovato in cantina. Una meraviglia. 

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Antinori acquisisce la maggioranza della Jermann srl 04/03/2021 Redazione Wine world news




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