Vino e scienza

di Daniele Cernilli 24/11/14
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Vino e scienza

Durante la presentazione della guida Vini d'Italia del Gambero Rosso, Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, ha difeso con forza alcuni aspetti legati alla produzione vitivinicola. In particolare il succo del suo discorso era quello di rivendicare il ruolo della ricerca scientifica nell'evoluzione della tecnica viticola. Un argomento che, se legato ad altre tematiche, non avrebbe alcun problema ad essere condiviso dai più. Invece non è andata completamente così. Una parte di appassionati e di produttori, molto legata al mondo dei vini "eco-compatibili" ha reagito male, come se un appello alla razionalità, al progresso scientifico, anche teso ad ottenere una produzione vinicola sostenibile su più larga scala, fosse qualcosa che, se non proprio di solforosa, puzzi un po' di zolfo infernale.

E' un segno dei tempi? In un momento nel quale sorgono comitati che si oppongono a tutto, ideologie fideiste basata su principi irrazionali, su emotività e sul rifiuto della tecnologia moderna intesa più come sviluppo che come progresso, per citare Pasolini, anche il rapporto fra vino e scienza deve evidentemente essere messo in discussione, nel nostro piccolo. Così guai a parlare di vini senza solfiti ma prodotti con sistemi fondati su evidenze sperimentali, e non su fughe in avanti. Guai proporre un ragionamento su costi di produzione e sulla compatibilità economica dei vari vini, e di molti prodotti alimentari. Insomma, sembra proprio che il vino futuro che alcuni propongono sia magari eco-compatibile, ma non necessariamente valido dal punto di vista organolettico, costoso da produrre e in ogni caso da ottenersi in quantitativi non troppo ampi, pena lo scadimento in tecniche industriali e disgustosamente serializzabili, perciò in qualche modo globalizzate. Sarebbe come dire che le medicine non servono e che è meglio stare al freddo perché il riscaldamento inquina.

E se il concetto di eco-compatibilità fosse anche storico? Nel senso che deve essere applicato tenendo presente la situazione nella quale ci troviamo? Forse è proprio per questo che la ricerca scientifica ben indirizzata potrebbe aiutarci in modo decisivo. Sono convinto che non saranno i produttori di vino a salvare il Pianeta dall'inquinamento e dal riscaldamento globale, però, se potranno dare un piccolo contributo, sarà attraverso la ricerca applicata su larga scala, e non solo basandosi sulla buona volontà dei singoli.





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