Vino e alcol

di Daniele Cernilli 21/02/22
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the lancet

In questi giorni si è tanto parlato della decisione del Parlamento Europeo riguardo il consumo di vino, in relazione alla lotta al cancro. Leggete cosa c’era scritto sulla rivista The Lancet, dalla quale sarebbe partita la “minaccia”. Ce ne ha scritto il produttore marchigiano Antonio Terni.

Arrivano notizie abbastanza buone per il vino italiano, e non solo, da Bruxelles, dove il Parlamento Europeo ha sostanzialmente accettato le modifiche richieste dai parlamentari italiani sul testo che la Commissione BeCa (Beating Cancer) aveva proposto, come abbiamo ricordato in editoriali precedenti. I messaggi sulle bottiglie saranno inviti al consumo moderato che è stato sostanzialmente riconosciuto, e con esso la differenza fra uso e abuso, e questo è l’aspetto più importante. 

Nessuno del mondo del vino, ne sono certo, vuole sottovalutare il problema dell’alcolismo e delle malattie determinate da abuso di alcol, ma demonizzare il consumo moderato di vino sarebbe stato veramente grave e ingiusto. Anche in considerazione del fatto che in poco più di 40 anni il consumo pro capite di vino in Italia è passato da quasi cento litri a poco più di quaranta, un dato che pochi ricordano e che dimostra come le persone in questo campo si sono autoregolate senza che questo fosse imposto da leggi. Motivi legati alle diete, al maggiore consumo di bevande alternative, spesso analcoliche, anche al fatto che il livello di qualità e di prezzo dei vini consumati oggi è superiore a quello che esisteva tanti anni fa.

Ma per dare un ulteriore contributo vorrei pubblicare una lettera che mi è arrivata da Antonio Terni, bravissimo e famoso vitivinicoltore marchigiano, proprietario della Fattoria Le Terrazze, che lascio ai vostri commenti e che rappresenta, a mio avviso, un contributo molto interessante.
 

Caro Daniele,

viste le minacce della comunità europea sul pericolo di cancro causato dall’alcol, sono andato a leggere l’articolo pubblicato su The Lancet che avrebbe scatenato tali minacce. Non è di facile lettura perché infarcito di metodologie statistiche che sfuggono ai non addetti ai lavori, ma alcune conclusioni sono chiare:

“Globally, about 741.000, or 4,1%, of all new cases of cancer in 2020 were attributable to alcohol consumption.”
“Risky and heavy drinking contributed most to the burden of alcohol-attributable cancers; however, moderate drinking still contributed one in seven alcohol-attributable cases and more than 100.000 cancer cases worldwide.”

Semplici calcoli dimostrano che 741.000 è il 4.1% di 18.000.000 e quindi i 100.000 casi di cancro provocati da un consumo moderato (“moderate drinking”) rappresentano lo 0.56% del totale dei casi di cancro.

Rovesciando il ragionamento si può dire quindi che il 95.9% di casi di cancro non è causato dall’alcol e il 99.44% non è causato da un consumo moderato di alcol.

Sarebbe meglio che la comunità europea indagasse sulle cause di quel 99.44% di casi (diete sbagliate, inquinamento dell’aria e dell’acqua, amianto, genetica....) e lasciasse in pace i produttori di vino.

Cordiali saluti.

Antonio Terni





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